mercoledì 16 maggio 2012

Vento, che passione!


Un vento così a Milano non si era mai visto!
E sono convinta in qualche modo di avere in parte contribuito a questa condizione meteorologica (Fabiana sa a cosa mi riferisco :D).

A dire la verità il vento mi ha sempre portato un estremo nervosismo che in certi giorni particolari poteva raggiungere livelli tali di perdita di autocontrollo da dovermi inventare una strategia per ridurre i rischi dei danni da Nocciolata (che pure è ottima, sia chiaro).

Ma il termine più appropriato per descrivere questa condizione probabilmente non è nervosismo, bensì irrequietezza
E andando a vedere meglio di cosa si tratta ecco che finisco qui (il blog di Ivo Rosati) e, con estremo piacere + curiosità, leggo:
"L’irrequieto, da dizionario, è colui "che non trova quiete", agitato e smanioso ma anche "vivace, esuberante, che non sta mai fermo". L’accezione principale di "irrequietezza", dunque, è collegata all’impossibilità di rimanere fermi…. come metafora del desiderio di viaggio…"
Colpita e affondata! :) 
E' proprio il viaggio ciò che desidero in questo momento, e che sto pianificando (viaggetto, no viaggione... basta anche solo un weekend per staccare). E menomale che ne ho voglia perché se così non fosse stato mi sarei ritrovata ad aspettare nel deserto insieme alla mia "Kuska from Barcelona" (nella foto), con la sabbia che scotta sotto i piedi che sarebbe stata lì a ricordarmelo. Sì, a ricordarmi del viaggio: sono in viaggio e sto camminando (ancora la meta non è chiara ma intanto mi sto muovendo!).

Proseguendo nella lettura...
"Sembra potersi definire una condizione mutevole e transitoria ma che può durare a lungo, in cui aspiriamo o desideriamo sentirci meglio e quindi cerchiamo la pacificazione, la soddisfazione o l’appagamento"
Bello!

"Non è detto, però, che si stia parlando di piacere (e ti pareva :(), trattandosi più spesso di quiete, di tranquillità, di equilibrio, dunque una condizione ideale in cui non stiamo desiderando nulla (:O)

Dlin dlon, comunicazione interna.
Alle volte fiori di Bach, unitamente ad una serie di accorgimenti REO (e in questo caso REO sta per "Rilascio di Endorfine Oriented" - nel diritto penale invece identifica il soggetto attivo del reato), come ad esempio la corsa, il cioccolato (e se cioccolato crudo ancora più potente), così come la frequentazione di amicizie in arancione (non mi riferisco ai membri del movimento Hare Krishna ma alle persone ottimiste che sprizzano positività da tutti i pori - in realtà suppongo lo siano anche i seguaci di Krishna, non mi sembrano particolarmente "sprizzanti" ma certamente positivi e sereni, questo sì), il sesso, il blog , scrivere, dipingere, ecc. sono grandi alleati del viaggio (a proposito di "Sesso e Sport" potete leggere l'articolo su Phit di Gennaio - sì ma dove lo trovate? Siamo già a maggio...).

Dalla Spagna ho portato anche queste pillole magiche...
(da usare giusto in caso di emergenza - ad oggi sono ancora sigillate :))


Si è irrequieti prima di partire, quando smaniamo nell’attesa, aspettando che cominci qualcosa, di qualsiasi cosa si tratti. L’impazienza e la frenesia prendono il sopravvento al punto di rompere quella normale condizione di equilibrio.
Esattamente come mi sento oggi, ne più ne meno di così!
Ed è tangibile almeno quanto lo sono i pollini nell’aria (questo 2012 lo ricorderò anche per la "neve di maggio").

Conclude dicendo che:
"L’irrequieto è attivo, non si accontenta e si ritrova sempre alla ricerca di qualcosa. La sua attività, conseguenza dell’irrequietezza, lo conduce alla scoperta, all’esplorazione, alla conoscenza". 
E questa è sempre un'ottima cosa!

A no, non conclude ancora...
"L’irrequietezza, così, è forse una specie di voglia di mettere ordine: poichè nel caos scopriamo un tragitto e un itinerario, che sono il viaggio, mentre nell’ordine e nella sistemazione identifichiamo la meta, tranne poi, al termine del processo, ricominciare spostando in avanti l’obiettivo".
Mi manca ancora di mettere a fuoco l'obiettivo ma ci sto arrivando.
E per quanto riguarda il "mettere ordine"... bene, ho cominciato col lavare le fodere del divano: cambio da velluto-prugna-autunnale a lino-bianco-estivo - è scritto lino-bianco-estivo ma essendo bianco non si vede). Mentre la libreria invece ancora è lì che aspetta e spera dal post del 3 settembre... 
E sotto i cuscini pensate, ho trovato una cosa che però non vi voglio rivelare ora... 

"Da qui l’irrequietezza come una ricerca perenne o forse una perenne insoddisfazione".
Figuriamoci! :)

Ecco la conclusione:
"L’irrequietezza, dunque, è un sussulto, una fiammata, l’incontenibile appetito dell’esistenza, la brama della consistenza piacevole… Qui, proprio qui, sorge l’inquietudine, la speranza della diversità, il brusio suggestivo e luminoso del nuovo. Quella meravigliosa ed attraente scoperta che qualcosa è diverso e potrà ancora, sempre, essere diverso".

E ricordatevi sempre di questo: quando le cose cambiano anche noi dobbiamo essere pronti a cambiare.  
Così non vi ritroverete più a dire: "Chi ha spostato il mio muffin???"

lunedì 14 maggio 2012

"In the mood for blog": di ghiaccio(li) e deserti


E dopo un' assenza ingiustificata di quasi due mesi (l'ultimo post del muffin spostato risale al 17 marzo, un'esagerazione di tempo, che all'inizio dell'avventura bloggosa se passavano due giorni senza pubblicare andavo in crisi di astinenza!) ecco il mio ritorno dai ghiacci
E dai ghiacci sono passata direttamente al deserto dove un kuska cactus, recuperato durante il mio viaggio a Barcellona (una conseguenza dello spostamento del muffin), è lì a ricordarmi che da qualche parte bisogna ripartire: infatti questo piccolo oggetto morbidoso (il vaso no, è di terracotta) non ha spine ma è fatto di morbida stoffa a pois sulla quale una farfalla, rigorosamente arancione (se volete saperne di più sul significato del colore arancione potete andare a leggere il vecchio post sulla "cacofonia in arancione"), si è posata. 
Questo cactus è "para fotos, notas y recuerdos!" e così sarà fatto! Ma c'è anche un ombrellino vicino, infatti...

Il deserto.
Forse vi sarà di conforto sapere che "la donna alle volte sente di vivere in uno spazio vuoto in cui forse c’è soltanto un cactus con un bel fiore rosso (nel mio caso è arancione) e poi, in ogni direzione, ottocento chilometri di nulla. Ma per la donna che si spingerà a ottocento e un chilometro c’è qualcosa di più.Un bell’ombrellino per ripararsi dal sole (peccato non si apra!). Che nel nostro caso è anche un ottimo dissetante, ricco di vitamine e sali minerali: e per fare tutti quei chilometri nel deserto ne abbiamo proprio bisogno (per saperne di più su sale e sali minerali potete leggere Phit di questo mese). 

Questo ombrellino in realtà è un oggetto ben più prezioso di quel che può sembrare. Infatti...

Per fortuna la mia Kuska non ha bisogno di essere annaffiata...


L'inganno.
L'occhio alle volte vede solo la parte visibile lasciando l’essenza solo a chi avrà il coraggio di andare oltre la semplice apparenza. E solo in questo modo potrà, fortunato, assaporarne il gusto: il colore arancio è dato dalla carota (la carota è ottima non solo per la vista ma essendo ricca di carotenoidi -così come lo sono pomodori, peperoni, melone, albicocche, ciliege, fragole, pesche, mango - in questo momento è utilissima per garantirvi una tintarella degna di questo nome – e per sapere qualcosa di più sulle carote vi rimando qui). Ma il gusto è quello del finocchio. Trattasi infatti della versione che arriva direttamente dai ghiacci del mio centrifugato di carote e finocchio (questo un abbinamento forse ancor più riuscito del dattero fava). 
E sapete che sapore ha? Sa di liquirizia e anice. Le due cose infatti si somigliano, così come i semi di anice che utilizzo moltissimo in cucina (ma non solo) hanno praticamente lo stesso sapore dei semi di finocchio.

L'infanzia.
Più volte vi ho raccontato della mia passione da bambina per il ghiacciolo all’anice, azzurro come il colore della tappezzeria del blog che però, oltre che essere pieno di coloranti e zuccheri gratuiti, non era molto altro se non una bella sfida per la mamma che con una magia avrebbe dovuto fare sparire la macchia azzurra dal grembiulino bianco! 
Ma le donne sono maghe e spesso a volte nemmeno lo sanno.

Mamme/maghe.
E dato che ieri era la festa della mamma (avrei voluto pubblicare ieri ma non ero ancora "in the mood for blog"...), do un'idea a tutte le mamme per poter far mangiare frutta e verdura ai loro bambini, con l'inganno e in modo gustoso (un po' come fatto con la "Dolce bugia di cacao", vi ricordate?). Ma anche ai vostri mariti se fanno i capricci e non vogliono mangiare la frutta. E nemmeno vi occorrerà fare tutti i chilometri che ho fatto io nel deserto perché vi basta una centrifuga, un pò di frutta biologica e preferibilmente di stagione (ne abbiamo in arrivo tanta e buona in queste settimane - mi raccomando, comprate sempre biologico), uno stampo per ghiacciolo ed è fatta! Certo serve anche il freezer, anche qui abbastanza inutile replicare il mio stesso viaggio tra i ghiacci... :D

Concludo il post dicendo a tutte le donne, mamme o non mamme, che solo setacciando il deserto bene bene potrete trovare l’acqua. Non fatevi spaventare dalle enormi distanze: prima o poi troverete una bella casetta che vi aspetta!

sabato 17 marzo 2012

Chi ha spostato il mio muffin?

Chi ha spostato il mio formaggio muffin?
Ma come? E' sempre stato lì per tutto questo tempo, non è giusto!

Una frase del genere, seppure al momento vi sembrerà la cosa più ovvia da dire e pensare, in un secondo momento vi sembrerà una chiara tonteria (ma sì, usiamo un po' di spagnolo che porta sempre tranquillità e buon umore) e addirittura potreste anche riderci sopra (ora però non esageriamo) .

E cosa fare allora quando vi rendete conto che qualcuno vi ha spostato (o più probabile, mangiato :)) il vostro muffin? 
Non vi resta che darvi da fare, farne un altro o comunque andare a cercarlo (dubito comunque riuscirete a trovarlo perché i muffin non è che si perdono e poi si ritrovano, non spuntano come funghi anche se... ). Certo è che non dovrete restare fermi ad aspettare sperando che magicamente si concretizzi lo stesso muffin perché questo non accadrà.

Ma come è potuto succedere?
Probabile questo sia accaduto perché eravate così certi che il vostro muffin sarebbe rimasto lì per sempre -visto che ormai eravate abituate a vederlo- che non vi siete nemmeno accorti che qualcuno, un bocconcino alla volta, se lo era pappato tutto lasciandovi solo le briciole. Che amara scoperta! ;(

Quello dei muffin è solo un esempio per farvi sapere che sono tornata, ovviamente con una ricetta (dei muffin appunto) che però stavolta non è vegana visto che ci ho voluto mettere dello yogurt. 
Da oggi sarò più attenta ai miei muffin anche se a giudicare dal colore non si direbbe... 

muffin integrali di kamut noci e cannella
Un muffin è sparito e non mi sono accorta!

Per chi volesse approfondire la "questione muffin cambiamento" suggerisco la lettura del libro “Chi ha spostato il mio formaggio?” di Spencer Johnson (e se mi stai leggendo sai anche che sto ringraziando proprio te :)).

Dunque, come vedete sono viva ma non ho idea della frequenza con cui scriverò e per ora non me ne voglio preoccupare.
Però prima di scappare di nuovo vi la lascio la ricetta per 7 muffin.

L’idea (solo quella!) mi è venuta gustando dei muffin mela, cannella e noci pecan a dir poco divini (e per nulla troppo dolci) da California Bakery in via Larga, uno dei miei rifugi per gli stacchi pomeridiani che trovo squisito sia per i muffin, le tisane e i centrifugati che si possono gustare, ma anche per la simpatia/gentilezza di un gaio (snello, pronto e vivace) giovane che sprigiona buon umore (e certamente lo apprezzo anche per le chiacchiere con Fabiana, il posto, non il giovane). E di buon umore in certi giorni ne occorrono gran dosi...

In quell'occasione ne ho mangiati due
Ricordo che le mie parole alla vista del muffin sono state: "Ma no, è troppo grande, non lo finirò mai". Poi mi è stata tappata la bocca prima che potessi ordinare il terzo :).
Questi muffin deliziosi sono quasi certa non avessero burro bensì olio. Non so nemmeno se avevano le uova, potrebbero averle anche avute ma non ci giurerei. E per lo zucchero... se anche c’era non è stato per nulla invadente (ho ragione di supporre che potrebbe essere stato "malto di qualcosa" - peccato al telefono non mi rispondano e non abbia pensato di chiedere tutto subito!) .

Ma vi lascio ai miei, fatti ieri pomeriggio quando rincasata ho avuto freddo e voglia di accendere il forno.
Questi sono meno soffici, molto più adatti all'inzuppo, ma ugualmente buoni e alle noci.

Ingredienti:
  • 100 g di farina di riso biologica
  • 150 farina di kamut biologica
  • 200 g di malto di riso bio
  • 125 g di yogurt magro al naturale bio
  • quantitativo a piacere di arachidi da sgusciare (saranno state una quindicina)
  • 60 ml di olio di semi di girasole spremuto a freddo
  • un sacco di cannella biologica in polvere
  • un pizzico di bicarbonato di sodio

Mischiate tutto, prima le polveri e poi i liquidi. Girate per qualche minuto e sformate nei pirottini per muffin.
Infornate a 175° per 35/40 minuti.

Questa loro consistenza li rende ottimi per l’inzuppo nel latte, nel tè, nello yogurt e in ogni occasione che richieda una bocca aperta (e delle volte anche come deterrente, per evitare di parlare a sproposito :)). Io li ho mangiati per il mio brunch del sabato.

lunedì 5 marzo 2012

Lune di pioggia e kamut

Oggi a Milano piove.
Vi avevo promesso che con il brutto tempo (pioggia e freddo, che per alcuni potrebbero essere sinonimo di brutto tempo o di autunno mentre per altri di giornate piacevoli da godersi tra letture, pensieri e fornelli) sarebbero arrivate anche delle ricette da forno (appunto!), forse più tipiche della stagione autunnale/invernale. Di stagioni vi avevo parlato nel post estivo (quello di venerdì) "pitta, sole, fuochi e finocchi" . 
Dovete sapere che invece in India ci sono ben 6 stagioni...

Le stagioni ayurvediche.
In India le stagioni sono 6 e sono: inverno, primavera, estate, la stagione delle piogge, autunno e il periodo freddo che precede l'inverno.

Ed è proprio la stagione delle piogge che precede l'autunno la stagione più adatta a queste giornate e soprattutto ai mie dolcetti.
Infatti la giornata di ieri mi ha ben ispirata e così ho creato dei dolcetti che sia per il gusto che per la consistenza (nonché per il valore nutrizionale) sono il meglio tra i miei "cotti al forno".

Per realizzarli mi sono ispirata a certi biscottini delle stelle (questi per la precisione) di cui vi avevo parlato da qualche parte e che sono senza latte, senza zucchero (c'è il malto di riso a dolcificare) senza lievito (sapete, vi ho detto, sono intollerante al lievito) e senza uova, per cui leggeri e adorabili. Forse l'unico problema è che sono un po' troppo duri (e questo in termini di dieta potrebbe essere anche un vantaggio perché al terzo biscotto la bocca è così stanca di masticare che dice basta - eccetto la mia che va avanti ad oltranza). 

Bene, vi mostro i miei biscotti della luna ispirati a quelli sottolestelle.

Li chiamerei "morbidotti di kamut"  :)

Ingedienti.
  • 270 g di farina biologica di kamut
  • 200 g di prugne bio con nocciolo + 50 g di malto di riso (entrambi gli ingredienti dolcificano in assenza di zucchero)
  • 100 ml di latte di riso biologico (anche questo ingrediente, naturalmente dolce, dolcifica)
  • 50 ml di olio di girasole biologico spremuto a freddo
  • 1 cucchiaio di cannella biologica in polvere
  • un pizzico (il mio decisamente troppo abbondante) di bicarbonato di sodio
  • un pizzico di sale integrale

Di solito quando faccio la simil frolla (la mia senza uova e burro ovviamente!) aggiungo sempre un pizzico di bicarbonato e poi lascio riposare un’oretta.
Ieri ho abbondato con il bicarbonato (me ne è scivolato troppo) e non ho lasciato riposare in frigo.
E dato che la pasta era umida, la forma a spicchi (mezzaluna) è stata una conseguenza inevitabile: infatti con un bicchierino di vetro da caffè ho fatto le forme circolari (li volevo a forma di cerchio/sole) che però poi nel raccoglierle/staccarle dal piano di lavoro si sono contratte in una posa più lunare (comunque, per ottenere una consistenza meno umida vi basta dimezzare la quantità di latte).

Astri.
Dovete sapere che in India è normale consultare un astrologo veda per sapere se i pianeti sono responsabili di una certa malattia cronica. Infatti per l'Ayurveda ci sono prove inconfutabili dell'influenza dei pianeti sulle malattie.

Come si preparano.
Si mischiano farina, cannella, bicarbonato e sale. Ho poi aggiunto le prugne (senza nocciolo ovviamente), l’olio, il latte e per ultimo il malto perché non ero certa mi occorresse. Ho lavorato per qualche minuto, acceso il forno a 180°su ventilato, lasciato preriscaldare 10 minuti, dunque steso col mattarello sul piano da lavoro così da poterne ricavare le forme volute (si fa per dire) che ho poi infornato per 12 minuti (ho spento trascorsi 10 minuti, lasciato ancora 2 minuti a cuocere, tolto per verificare la cottura e infornato ancora a forno spento per altri 5/10 minuti).

Chi sa se con un buon riposo e solo un pizzico di bicarbonato sarebbero venuti più biscottati. Ora infatti sembrano più simili a dei muffin, proprio la consistenza che volevo!

Fatto sta che così ho risolto il problema della bocca stanca di masticare (mi suona come la "teoria della bocca occupata" di Dukan - potete leggere se vi va il mio vecchio post sulla Dieta Dukan) e così via uno dietro l’altro perché sono dolci al punto giusto e di una consistenza morbida che non affatica.
Vi consiglio di provarli perché davvero ne vale la pena.
La cannella non si sente molto (io non la sento quasi per nulla) ma il corpo ne apprezzerà certo le innumerevoli virtù nascoste (per sapere quali potete leggere la parte relativa alla medicina ayurvedica del post sugli afrodisiaci).

Questi dolcetti non sono HA ("Husband Approved") perché non sono stati nemmeno presi in considerazione (in ogni caso kamut e prugne non avrebbero reso possibile questa circostanza). 
Meglio così, me li mangio tutti io (pensavo di portarli oggi ad un'amica che tra pochi giorni partorirà ma ho appena appreso che forse la cannella è meglio evitarla in gravidanza...).

Ottimi al posto di una fetta di torta anche perché più pratici da mangiare e più gestibili nella quantità. Ideali da portare in ufficio, per l’inzuppo nel o nel latte (a casa o in ufficio) da mangiare a merenda ma anche a colazione... Altro non mi viene in mente (ah sì, forse indicati prima di andare in bagno per via delle prugne :)).

venerdì 2 marzo 2012

Pitta, sole, fuochi e finocchi

E’ già primavera, anzi no, per me è già quasi estate!
Tra poche ore il blog passerà dalla grafica invernale a quella primaverile. 

Le 4 stagioni.
Queste giornate così "devo ancora trovare la parola giusta", che per luce e colori mi riportano diritta dritta al periodo precedente la maturità (mi ricordo quando studiavo fuori sul balcone con il cinguettio degli uccellini) riescono a farmi vivere tutte e 4 le stagioni in un giorno: la mattina presto è inverno (diciamo una giornata non troppo fredda e magari anche di sole), poi intorno a mezzogiorno è estate (oggi ero a maniche corte sotto il sole cocente!), a pomeriggio inoltrato è primavera (infatti giravo in bici con il mio giubbino di jeans e il vento tra i capelli) e poi la sera autunno (che se esci ti ci vuole la giacca). E a notte inoltrata ecco che ritorna l'inverno (abbiamo ancora il piumone e i riscaldamenti accesi - chiaro, termo autonomo). 
Anche voi le vivete?

A proposito di riscaldamenti... 
Queste temperature sono il segnale chiaro che è ora di spegnere i riscaldamenti centralizzati che sono totalmente fuori controllo: vanno a mille indipendentemente che fuori ci siano 5 o 25 gradi!

Non solo soffro molto il "caldo artificioso" dei riscaldamenti (soprattutto quello dei negozi quando fuori ci sono zero gradi e tu giustamente indossi un piumino - per la cronaca, il piumino d'oca non è chiaramente vegan) e passi da 0 a 25 in un nanosecondo, ma avverto squilibri più o meno importanti anche a seguito di un improvviso aumento di temperatura che mi fa sentire le scarpe chiuse invernali assolutamente inadatte ad una giornata inaspettatamente calda e di sole (ho infatti già recuperato le mie infradito).
E comunque nulla sono i 43° gradi naturali ad agosto (naturali si fa per dire) contro i 24° artificiali di una casa con riscaldamento centralizzato. Credo finirei dritta al manicomio o anche in ospedale per disidratazione/altre cose più o meno gravi (vedi elenco finale ma solo dopo avere letto il post).

Vi spiego, se vi interessa, le mutazioni del mio corpo quando mi trovo in un ambiente interno con "temperatura artificiosamente elevata" (seppure indosso abbigliamento estivo adatto per l'occasione).

  • iniziano a gonfiarmisi le mani (ma anche gambe e piedi che però non si vedono ma gli stivali si accorgono, o meglio, io mi accorgo degli stivali che improvvisamente mi vanno stretti- se non l’avete capito ho una sensibilità accentuata ad ogni piccola variazione del mio corpo).
Nota:
fortunatamente ho mani e piedi snelli e abbastanza ossuti... Questo però a temperatura ambiente perché in cottura sono molto più simili a salsicciotti.

  • iniziano a pulsarmi le tempie e avverto un fastidioso mal di testa (notare che io non ho quasi mai mal di testa)
  • gli indumenti che indosso iniziano ad inumidirsi (in zona piedi, ascelle, altro - avete capito)
  •  appetito pressoché inesistente: mangiare in quelle condizioni sarebbe per me una tortura pari allo stare ad agosto con gli anfibi in spiaggia (e normalmente la circostanza del centralizzato si verifica esattamente a cena dalla suocera)

Tra gli effetti collaterali avvertibili anche dagli altri ritroviamo sproloqui e risa incontrollabili (che, come sapete, è anche uno degli effetti possibili di una eccessiva dose di zafferano).

Perché non seguiamo i benedetti ritmi della natura e impariamo ad ascoltarci di più???

Così oggi dopo un pranzo a base di carote, radicchio e formaggio fresco (sì, avete capito bene, formaggio vero… inizierà per me la stagione in cui il mio corpo trarrà beneficio anche dal consumo di formaggi freschi) con una veg cotoletta al miglio (il pesce miglio ma meno riuscito, e anche meno fritto rispetto alla prima volta).

Poi a metà pomeriggio mi sono fatta una bella centrifuga di carote e finocchio che mi ha raffreddata ripristinando la sensazione di benessere tipica del venerdì
Potreste voler sapere che il finocchio veniva utilizzato fin dai tempi più antichi per le sue proprietà aromatiche e digestive.  Questo ortaggio ha un sapore che richiama quello dell'anice e che io adoro!
Costituito dal 90% di acqua, tra i minerali presenti troviamo il potassio ma anche calcio, fosforo, sodio, magnesio, ferro, zinco, manganese e selenio, oltre alle vitamine A, C, e ad alcune vitamine appartenenti al gruppo B.

Oltre alle proprietà digestive è utile in caso di gonfiori addominali ed evita così la formazione di gas intestinali (se non ricordo male, è anche usato per le colichette dei neonati) e annovera anche proprietà depurative del sangue e del fegato (a  proposito di sangue, finalmente settimana scorsa sono andata a donare il sangue!). Ed è anche un buon antinfiammatorio soprattutto nei riguardi del colon.

Il finocchio aumenta la produzione di latte (non è il mio caso) e viene anche utilizzato dalle donne per alleviare i sintomi tipici della menopausa (anche questo non è il mio caso), così come anche per ridurre dolori e nausee legate al ciclo mestruale (questo invece potrebbe essere il mio caso).

Sulle carote invece vi avevo raccontato qualcosa qui...

Bevetevi pure questo mio centrifugato ma state attenti a non farvi "infinocchiare" se lo ordinate fuori (certo questo non potrà mai accadere al  Mudra).

centrifugato Ayurvedico Pitta carota-finocchio
Al "caro-finocchio" ho voluto aggiungere anche del pepe nero che stimola
l'apparato circolatorio, riduce i grassi ed elimina le tossine dal colon

Infatti...
Il finocchio crudo altera in qualche modo la funzionalità delle papille gustative
Si narra che una volta gli osti disonesti erano soliti offrire il finocchio crudo ai propri avventori appena prima di servire loro del vino di pessima qualità. Da questa usanza nasce il termine "infinocchiare".

E così vi stavo raccontando che ero sul balconcino a subire ed assorbire i raggi del sole e iniziavo ad avere caldo, tremendamente caldo… così la centrifuga ha fatto il suo dovere anche perché ora che l’ho preparata, fotografata e bevuta il sole aveva già girato l’angolo. E allora poi avevo freddo, quel freddo che dopo una giornata di sole in spiaggia avverti la sera. 

L'altalena.
Sin da piccola mi è sempre piaciuto andare in altalena e se mi capita di trovare un'altalena state pur certi che un giretto me lo faccio ancora. L'alternanza/intermittenza caldo-freddo fa sì che il piacere derivato da queste due sensazioni non diventi mai sopportazione e quindi sofferenza ma resti quindi sempre piacere. E per questo è importante non arrivare mai ad avere troppo caldo o troppo freddo.
Per farvi un'idea di come sono, provate ad osservarmi quando mi trovo sul balcone :)
(comunque maggiori dettagli su di me nelle prossime righe).

Non ditemi che non vi piace farvi scaldare/asciugare dal sole dopo una doccia fredda (e comunque dopo essere stati al sole anche la doccia calda sembra fredda!) per qualche minuto per poi avvertire di nuovo quel bisogno di rinfrescarsi? Questa è l'altalena di cui parlo.
Se così non fosse rimarremmo come delle lucertole per delle ore sotto il sole ad abbrustolire andando non solo a fare danni alla pelle (e pure alla testa!) ma causando uno stato di squilibrio.

E proprio di squilibrio vi volevo parlare...
Dovete sapere che c’è un dosha in particolare che teme temperature troppo calde soprattutto in estate e se è costretto a rimanervici allora si disequilibra.
Questo dosha è Pitta, e pitta è il mio dosha.

Ma cos’è il dosha?
Nell’Ayurveda i dosha sono le 3 energie corporee che influenzano tutta la materia vivente.
Alla base della filosofia ayurvedica vi è l’idea che siamo composti da tre energie vitali,  i dosha appunto, o tridosha.
Ognuno nasce con una particolare costituzione determinata dallo stato dei dosha dei nostri genitori al momento del concepimento, oltre che da altri fattori.
Alla nascita i tre dosha sono combinati nel modo più appropriato. Se i dosha perdono equilibrio per delle abitudini scorrette o per un eccesso di lavoro assistiamo all’insorgere della malattia.

La costituzione di ognuno di noi è regolata da tutti e tre i dosha anche se in grado diverso, molti di noi ne hanno uno, e talvolta due sono i dosha dominanti.

I dosha determinano la costituzione, i gusti, i tratti della personalità, il modo in cui dormiamo e anche il cibo che dovremmo mangiare.
Dieta sbagliata, stress e traumi provano uno stato di squilibrio che se eccessivo porta alla malattia.

I tridosha governano tutti i processi biologici  e le loro energie regolano la nostra struttura fisica e psicologica.
Ciò significa che la forza predominante, il dosha, in ciascun individuo determina:

·         aspetto fisico
·         funzionamento interno degli organi
·         capacità intellettuali
·         carattere

I tre dosha sono: vata, pitta e kapha.

Il dosha predominante determina anche la predisposizione a determinate malattie
(per sapere qual è il vostro "dosha" dominante potete provare a fare il test che vi metterò nel prossimo post).

L'Ayurveda è il sistema di cura tradizionale utilizzato in India e nello Sri Lanka
e mira a promuovere la salute fisica, emotiva, mentale e spirituale che concorrono a creare la salute di ogni individuo.

Nella filosofia ayurvedica la salute è data dall’equilibrio tra emozioni, intelletto, corpo, azioni, comportamento e ambiente. A livello fisico quando digestione, metabolismo e smaltimento delle scorie sono bilanciati possiamo considerarci in salute.
E’ cruciale nell’Ayurveda una dieta sana basata sugli alimenti appropriati per il proprio dosha (che ricordiamo essere il fattore costituzionale base).

E io che sono pitta devo mangiare cibi crudi e freschi soprattutto in estate (e direi che i datteri, così come anche le nocciole, ce li teniamo per l'autunno). Per questi giorni di caldo via ai centrifugati, agli smoothies, al latte di cocco (ho ancora la noce da spaccare) e al latte di mandorle (trovate la ricetta anche su Phit Magazine di questo mese alla fine dell'articolo sul "raw food" e Supercibi - e il latte di cocco è un Supercibo) e certamente al mio caro-finocchio (centrifugato di carota e finocchio): infatti sia le carote che i finocchi sono tra i cibi adatti a pitta (così come anche lo zafferano che viene utilizzato in generale nell'Ayurveda poiché reintegra l'energia).

I pitta devono bere molta acqua e, se possibile, dovrebbero vivere in un ambiente fresco e vicino all’acqua.

I pitta hanno corporatura e altezza media e sono piuttosto snelli. Hanno spesso la pelle rossastra o giallognola e occhi verdi, grigi  o marroni. Sono spesso chiari e lentigginosi, con il volto a forma di cuore (dite?), il naso piccolo (normale), gli occhi chiari (ok) e i denti giallastri (oddio, non sono bianco latte ma giallastri mi sembra eccessivo). Sono dei leader naturali ma tendono ad essere gelosi, rabbiosi e ipercritici (ma davveroì, leader naturali?).

I pitta sono collegati al fuoco e all’acqua.

Pitta in sanscrito significa “riscaldare”, “bruciare” ed indica un temperamento impetuoso.
I corrispettivo cosmico è il sole.
I pitta tendenzialmente hanno del fuoco in eccesso, e il fuoco in pitta provoca rabbia, attacchi improvvisi di malumore e ipercriticismo 
Il polso di pitta viene chiamato “rana” perché salta. I battiti a riposo sono circa 70-80 al minuto e sono piuttosto irregolari.
Ha spesso fame e un grande appetito.

I tipi Pitta hanno desideri ardenti che spesso si manifestano come ambizioni smisurate.

I pitta sono sani, forti, dotati di un buon sistema immunitario (nel mio caso lo sosteneva anche la dieta dei gruppi sanguigni - sono gruppo B).

I loro livelli di energia li tengono in continuo movimento mentre chi li circonda è esausto. :)

Visto che pitta è associato al fuoco, è probabile che di tanto in tanto emerga una personalità impetuosa che talvolta è soggetta a gelosia, competitività e ambizione sfrenata.
Pitta prova spesso emozioni violente ma rabbia gelosia e odio scompaiono con la stessa velocità con cui arrivano.

Le cause di squilibrio.
I pitta perdono equilibrio a causa dello stress e di uno stile di vita irregolare. 
Per questo per loro è fondamentale dormire a sufficienza, non saltare i pasti e prendersi il tempo necessario per esprimere le emozioni represse
Altre cause di squilibrio sono il caldo eccessivo, i cibi salati, grassi e speziati che creano difficoltà di digestione.
Ma sono proprio io!

Pitta si aggrava guardando la tv, usando il computer e mangiando mentre si cammina. Vi dico solo che io sono infastidita dal volume della tv accesa, amo il silenzio e non ascolto mai musica al computer e in generale preferisco suoni derivati dall'ambiente che mi circonda. In generale per tutti i dosha non bisognerebbe stare per più di 4 ore al computer (e preferibilmente il pomeriggio come invece la mattina presto è il momento ideale per praticare yoga e meditazione).

Vi lascio con i principali segnali di squilibrio di Pitta:

·         sudorazione abbondante e vampate di calore
·         alito cattivo
·         problemi di sonno
·         difficoltà digestive
·         fegato debole
·         deficienze ormonali
·         bruciore di stomaco
·         eczema
·         appetito eccessivo
·         pelle giallastra e piena di macchie
·         infiammazioni
·         colon irritabile


Se però questo elemento focoso è ben bilanciato si avranno dei livelli di energia alti accompagnati da sensazione di gioiapace interiorearmonia e benessere, l’appetito sarà robusto e la digestione buona.
Solo così il tipo pitta sperimenterà le proprie elevate capacità intellettuali la creatività e il successo.

Con questo post ha finalmente ed ufficialmente inizio la serie dei post dedicati all' Ayurveda che credo ci accompagneranno per un bel pezzo!

P.S.
In questi giorni, nella mia "fase freddo", ho fatto delle prelibatezze da forno che ho anche fotografato ma non avendole postate subito sono andate perse, anche se... pensavo di mostrarvele alla prima giornata fredda che prima o poi arriverà.

domenica 26 febbraio 2012

Le chiacchiere di Arlecchino

Si è chiuso ieri il Carnevale a Milano e in altri paesi della provincia di Como (come ad esempio Erba - ci sono passata ieri). E infatti venerdì, per l’occasione, ho pensato che un po' di chiacchiere sarebbero state gradite. Nulla di verbale, piuttosto qualcosa da mangiare e preferibilmente non fritto e anche senza zucchero (e chiaramente senza uova).

Perché senza uova.
Qual'è secondo voi il senso di usare le uova per preparare un dolce se non mettendole viene comunque buonissimo? Giusto per parlare di cose concrete e anche piuttosto fritte (e buone), vi ricordo le mie frittelle di domenica scorsa...
Capisco se state seguendo una dieta nella quale avete necessità di introdurre un tot di proteine o se avete voglia dell'uovo all'occhio di bue, strapazzato, in camicia, sodo, alla coque, o di una bella frittata d'avena Dukaniana, ma se non ne avete necessità perché allora metterci le uova? Ho notato che sono sempre in mezzo come il giovedì...

Ritornando al Carnevale (e mentre scrivo mi è venuto in mente che a Carnevale le uova si usano da lanciare :)), o meglio, alla nostra ricetta, ecco a voi le mie chiacchiere di Arlecchino.
Chiacchiere perché il sapore è molto simile a quello delle chiacchiere (se non fosse che qui ci ho voluto aggiungere della cannella e che sono più simili a dei biscotti e sono anche un po’ più spesse sarebbero state proprio un'altra cosa chiacchiere).
Di Arlecchino per via della forma (avete presente i rombi, triangoli, poligoni del costume?).

Ingredienti:
200 g di farina di grano tenero biologica tipo "00"
25 g di farina di Kamut biologica
25 g di farina riso biologica
40/50 g di olio di girasole biologico spremuto a freddo
70 g di malto di riso biologico (ma anche 100 g vanno bene)
latte di riso biologico  qb
cannella biologica in polvere qb
un pizzico di bicarbonato 

E se avessi anche usato l'olio di riso allora sarebbero state delle autentiche "risate" di Arlecchino (seppure demoniache), non vi pare?

le mie chiacchiere al forno senza lievito, senza zucchero e senza uova
Il retro del biscotto, più scuro e bruciato, evoca il ghigno nero del demonio...


Preparazione.
Si mischiano tutti gli ingredienti e si crea una frolla che ho lasciato in frigo a riposare per quasi un'oretta. L'ho poi stesa con un mattarello e tagliata all'Arlecchina.
Ho messo poi a cuocere in forno a 180° per 10-12 minuti (forno ventilato preriscaldato).
E se gli date una bella spruzzatina di zucchero a velo saranno ancora più dolci -di Carnevale!

Questi biscotti, che sono equiparabili per il sapore ai biscotti secchi, sono piaciuti moltissimo ieri a mamma e papà e questo prima di sapere che al posto dello zucchero ci avevo messo il malto di riso (che non provoca la "botta di calore" come avviene invece con lo zucchero che nel mio caso mi fa dare i numeri soprattutto nelle giornate calde fuori stagione come ieri - per chi fosse un po’ pratico di Ayurveda, io sono 100% “Pitta” e ho il fuoco dentro... il prossimo post sarà proprio dedicato a questo argomento) e che non avevano nemmeno le uova, così come quelle mie frittelle buonissime che se fossero state anche senza zucchero sarebbero state perfette. Ho anche rivelato loro della piccola percentuale di farina di kamut (mamma apprezza sempre queste composizioni) e della cannella. Un biscotto l'avevo anche fatto a forma di cestino (era un biscottone) e l'ho riempito con la marmellata Rigoni ai mirtilli neri che è senza zucchero aggiunto.
Inutile dire che ce li siamo pappati durante il viaggio in auto, prima della nostra passeggiata, insieme ad altre specialità all'uvetta che però ho pensato bene di non fotografare (!).
E prima di loro, il marito li aveva trovati assolutamente (per me inaspettatamente) adatti al suo tè della colazione. Sono anche questi "Husband Approved".

E comunque, salvo questa parentesi carnascialesca, che i dolci siano fritti o al forno in ogni caso non si scappa dall’acrilammide per cui, meglio sempre un dolce crudista anche se per la pizza, quella marinara della domenica (questa volta totalmente senza aglio per non rischiare di dover dormire sul terrazzo considerate le raffiche di vento), tra pochi minuti farò certamente un’eccezione...
;)

domenica 19 febbraio 2012

Frittelle all'anice (senza uova)

In occasione del Carnevale Ambrosiano (dal 21 al 25 febbraio Milano sarà invasa da maschere, coriandoli e stelle filanti) anche nella mia cucina, più precisamente da un pentolino di olio bollente, hanno preso forma (si fa per dire) degli ammassi irregolari morbidosi di farina, meglio noti come frittelle
Putroppo nessun trucco qui, i fritti sono fritti anche nella mia cucina e questa volta addirittura ho dovuto mettere (quasi sotto minaccia) lo zucchero, che però è quello di canna biologico... 

Ma cosa mi sta accadendo?
Nulla, semplicemente il marito ha reclamato delle frittelle "normali" e ho tentato il più possibile di avvicinarmi alla sua richiesta. Lo zucchero qui non potevo mica sostituirlo con agave o malto di "qualcosa" (ho appena comprato quello di riso) poiché questa volta non poteva essere un esperimento e non conosco bene il comportamento di questi ingredienti a contatto con l'olio bollente. Ma non pensate che abbia utilizzato l’uovo, che scherzate? Assolutamente no, senza uovo poiché a mio parere totalmente inutile!

Vegane? 
Quasi, nel senso che ci ho messo 50 g di yogurt magro biologico non potendo utilizzare quello di soia (non è purtroppo tollerato dal marito). Né mi è stato concesso di usare il kamut, anzi, mi è stato proprio vietato (non vi dico la difficoltà avuta nel dover mollare giù il sacchetto di farina di kamut, l’avrò preso in mano due tre volte) ma questa volta ho resistito e sono riuscita ad utilizzare solo della farina di grano tenero biologica "00". Incredibile ma vero. Ho però voluto lasciare un messaggio subliminale, come i Beatles a proposito della presunta morte/sostituzione del vero Paul McCartney... conoscete la storia? Quando la lessi 10 anni fa per la prima volta rimasi sconvolta (cercate, cercate su Google e fatevi la vostra opinione).

Vero come queste frittelle. Guardatele, non sembrano delle vere frittelle? 

frittelle senza lievito e senza uova
In questo caso l'arancia grattugiata/maculata che sta nel gruppo
è un chiaro riferimento alle maschere di Carnevale...

Non solo sembrano ma lo sono (e sembrerebbero anche buone).  
Pensate che sono addirittura state approvate anche dal marito che mi ha permesso di fregiarle (come pochissime altre mie ricette) dell'etichetta di Husband Approved”.

Ma vediamo cosa ci ho messo (ne sono venute circa una trentina con queste dosi).

Ingredienti.
  • 250 g di bio farina di grano tenero "00" (ideale sarebbe stato fare 1/3 di kamut o altra farina integrale)
  • 80 g di bio zucchero integrale di canna
  • (meno uno spicchio) mela stark bio grattugiata (lo spicchio mi è servito per non fare odore di fritto...)
  • 50 g di yogurt magro (se usate quello di soia la ricetta è vegana)
  • un pizzico di aroma di vaniglia chimico (non vi dico nemmeno il nome ma non era purtroppo il baccello di vaniglia, non erano previste...)
  • un altro pizzico di bicarbonato di sodio
  • uvette (macché, non le gradisce)
  • scorza d'arancia biologica
  • semi di anice (non ho resistito, ho voluto metterci il mio zampino :))
  • latte di riso qb per raggiungere la consistenza di una pastella
  • olio di girasole biologico spremuto a freddo - ideale per friggere (la quantità dipende dalla pentola, più è stretta meglio è - la dovete riempire per almeno 3,5 cm di altezza)


Per fare lo zucchero a velo.
zucchero bianco + macina caffè = zucchero a velo

Come si preparano le frittelle di Carnevale?
Ho riempito un un pentolino del diametro di 13 cm circa, con il fondo antiaderente, con 3,5 cm di olio e ho messo a scaldare a fiamma bassa/moderata.
Ho mischiato farina, zucchero (ho dovuto farmi forza
), semi di anice, bicarbonato, vanillina e scorza d’arancia. Ho frullato mezza mela con lo yogurt e l’ho aggiunta alla farina insieme all’altra metà di mela (meno una fetta che ho buttato nell’olio così da impedire all’odore di fritto di invadere la casa - è il metodo di mia mamma è serve abbastanza così come anche il caffè messo a bollire in un pentolino che pare riesca ad assorbire gli odori). Ho  tagliato a cubetti la restante mela, l'ho aggiunta all'impasto, ho mescolato il tutto aggiungendo a poco a poco il latte (sarà stato circa 100 ml) così da raggiungere la consistenza utile. Nel frattempo l'olio ha raggiunto la temperatura giusta (faceva le bollicine) e ad una cucchiaiata alla volta ho dato vita alle mie frittelline.
Man mano venivano pronte le mettevo su della carta assorbente che però non assorbiva un bel niente perché infatti non erano unteevviva (subito non ha assorbito ma dopo qualche ora un pochettino sì...)! E per l'occasione le ho spolverate con dello zucchero a velo...
Ecco fatto, pronte da mangiare (3 le ho mangiate anche io e poi ho bevuto 2 tè verdi per bilanciare :))
Ogni mano/sessione era da 5/6 frittelline così che avevo spazio nella pentola per girarle.

Attenzione!!! 
Prendono colore in men che non si dica (qualcuna infatti l’ho bruciata). 

Questa sera abbiamo ospiti a cena (cognata&boy) e se non altro posso esibire queste frittelle (il riso Venere crudo resterà invece in frigo).
Ovviamente ora la mia testa è già al lavoro per elaborare delle versioni non fritte e senza zucchero che però siano il più possibile simili a quelle tradizionali... (mi faccio gli auguri da sola).