Visualizzazione post con etichetta regali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta regali. Mostra tutti i post

mercoledì 21 dicembre 2011

Nespresso, what else?

What else
Direi una serie di altre cose...
Come ad esempio i Brownie (una specie direi) per mariti capricciosi.

Varianti interessanti di arancini.
Infatti dopo avere rifatto una seconda volta gli arancini alla frutta secca che il marito non gradisce (la frutta secca intendo e di conseguenza i dolcetti - e sarà dura in futuro andare d'accordo su questo punto poiché gli unici zuccheri che utilizzo sono quelli naturali della frutta), alla terza sono stata decisamente più comprensiva.

Già ho detto che a Natale mi sento più buona. Così ieri, alla mia terza esperienza con questo dolce, ho deciso di dar vita ad una porzione Brownie.

Le versioni.
Vi faccio giusto un riepilogo delle versioni.

1.
La prima, l'originale, è questa (che potete leggere, commenti inclusi, anche su Veganblog) ed è andata a ruba (per dirla tutta, io "l'ho fatta andare a ruba" come piccolo dono di Natale).

2.
La seconda è stata fatta utilizzando solo farina di ceci così da renderla "una botta di proteine" e sull'esperienza del veg-panettone, per smorzare i toni cecioni, ho aggiunto anche della scorzetta di limone che insieme al succo d'arancia e alla marmellata di arance amare l'hanno decisamente messa a tacere. 
Il risultato è stato un dolce assai amabile per gusto e consistenza finito in varie bocche tra cui quella di Sara, la mia ovviamente, e quella di Fabiana (più una serie di altre bocche le cui identità restano sconosciute al blog). Più "gnucco" del primo, che si presentava invece più secco simil-bisciola, ma ancora più gradevole da masticare a mio parere. Il trucco per mandarlo giù è accompagnarlo ad una tisana (io consiglio quella allo zenzero).

3.
La terza versione doveva essere ancora "una botta proteica" ma a 225 gr la farina di ceci è terminata così i restanti 25 g sono stati di riso (il cereale intendo). Ho scordato la scorza di limone e anche le pere (dopo lo scandalo giunto dalla Francia delle "protesi killer" in silicone -a pochi giorni di distanza dalla truffa del biologico- probabile senza volerlo abbia voluto restare alla larga dalle pere in generale), ma ho voluto metterci le arance per intero (infatti non solo il succo ma anche lo scarto -che non è mica robaccia- che resta nello spremiagrumi). 

Dispersioni.
Questa volta sono lievitati in modo pazzesco anche perché ho messo un po' più di bicarbonato e soprattutto non ho fatto disperdere il calore del forno: infatti nella seconda versione la teglia nera era rimasta a scaldarsi nel forno così che per collocare gli stampi su di essa ho impiegato almeno 30 secondi che a forno aperto sono valsi una fuoriuscita di calore (più bruciature varie alle mani e fuoriuscite di materia dagli stampi), con conseguente impasto gnucco, assai più godurioso per il mio palato.

Ho capito che sbagliando non solo si impara ma, alle volte, viene ancora meglio :D

3 - b(rownie)
E prima di mettere le prugne ho destinato una parte di impasto (avendo cura di non far capitare fichi!) al "piccolo brownie" dedicato al marito. Infatti qui ho dovuto mettere 3 cucchianini di una crema alle nocciole molto particolare, senza conservanti e biologica, che come primo ingrediente contiene ben il 38% di nocciole biologiche (nocciole della Tuscia per la precisione).

Ecco ciò che rimane nella foto (Infatti ne basta un assaggino per deliziarvi il palato).

Mi piacerebbe proprio una parete realizzata reciclando
le confezioni delle cialde...

Il dato sorprendente è che anche i 5 dolcetti senza crema al cacao (con prugne e fichi, i classici della tradizione) sono "brownie" nell'aspetto. 

Che li abbia corrotti troppo? Non mi pare, solo 35 minuti, il tempo giusto.

Questo brownie (anche se a dirla tutta non è un brownie vero visto che io ci ho messo una crema alle nocciole) è delizioso da gustare con una tazza di Nespresso "Variation Chocolat Noir".

Ricadute.
Ma come, non avevo smesso con le cialde Nespresso? 
Purtroppo sì (e ho anche portato già in box la mia "Krups" per far posto alla centrifuga) perché ero dipendente da cialde e quando poi inizio con una cosa non smetto più (penso vi sia piuttosto chiaro). E poi le cialde non si smaltiscono facilmente, si spende un capitale in abusi di caffè e poi il rumore della caffettiera ha sempre il suo fascino.

Così sono ritornata al veleno, versione tradizionaleMa questa mattina mi sono pentita.

In boutique.
Infatti questa mattina sono entrata nel negozio Nespresso, pardon, "boutique Nespresso"(in zona Corso Vercelli) per prendere una vagonata di cialde da regalare alla mamma per questo Natale (e probabile anche per il prossimo). 
Mi sono voluta lasciar offrire il caffè della "limited edition" natalizia al cioccolato... non lo avessi mai fatto, era proprio buono. Mi degustavo comodamente seduta, occhi semi chiusi, questa delizia, rigorosamente senza zucchero, pensando che invece adesso a casa avrei potuto bere solo un centrifugato alla carota: non che mi dispiaccia, anzi (tra parentesi, al Mudra sono già due volte che lo prendo con zenzero e mela, e ieri con Fabiana anche con aggiunta di aloe...)Ma quel caffè così cremoso... 
Me lo devo dimenticare!

Ma la giornata era già iniziata bene per un'altra ragione.

La Gardenia Profumerie.
Infatti ero entrata in profumeria per cercare "Eau Sauvage". Eau de toilette pour homme di Dior.
Ovviamente non è per me, non che non mi piacciano profumi maschili, anzi (il mio Dirty di Lush è da uomo). Solo non è eco-bio, come tutti questi profumi del resto.
Ma è per il mio papà. Da quando ero bambina lui utilizza questo profumo e in qualche modo mi ci sento legata.

Ma perché è iniziata bene?

HAPPY TIME.
Infatti dalle 11 alle 11:30 il negozio "la Gardenia Profumerie" (che si trova prima della Nespresso) applica uno sconto straordinario del 25% su tutti i prodotti.
E io casualmente ero entrata lì, ed erano appena scoccate le 11. Tempismo perfetto!
Che fortuna ho pensato (i 12 euro guadagnati li ho poi convertiti in cialde...).

Bene, i coniugi sono a posto, resta ora da occuparsi della cognatina e della suocera.

Prima di passare alle cose serie vi lascio con un aggiornamento sugli scrubbini (certo non sono regali che van bene per tutti).

Come varianti alla prima versione "neve sporca", per via della farina di grano saraceno, ne ho fatte altre due versioni "neve pulita" utilizzando solo la farina di riso (che comunque lava, tranquilli).

Maroc-lemon scrub.
Una versione con un cuore di cacao e caffè e un'altra con della scorza di limone nell'impasto per idratare e tonificare, nonché per darvi il colpo di grazia agrumato sotto la doccia.
Questa che ho provato ieri è molto più delicata del primo scrubbino e credo lo sia anche più di quella con il cuore marocchino che dovrebbe "scrubbare" un pochino di più per via del caffè (ancora non l' ho provata).

Il bello delle cose fatte a mano è che vengono sempre diverse. 
Come le creme di Fitocose che ogni volta hanno colore e profumazioni diversi (ecco perché attendo con tanta gioia l'arrivo del pacco, è sempre una sorpresa). Ma è anche un po' il brutto perché non sai mai come ti vengono chiamarle. E certo non puoi rischiare di portarle alla suocera come dolce alla cena della vigilia (quella mi tocca).

Bene, è ora di un tè/caffè con arancino/muffin/brownie, voi che fate?

domenica 18 dicembre 2011

Tiffany & Co(da)

Dopo il film di Natale di Pieraccioni "Finalmente la felicità"(che ho trovato molto carino e divertente che che se ne dica), una pizza che non era granché, una sosta dai miei e da mio fratello, e svariati tentativi di prendere sonno (alle 03:35 ancora commentavo il post di APPyLE ma questa volta era "Dietro alla Maschera della Realtà si nasconde la Fantasia"), erano le 4 passate quando ho preso sonno. E questa mattina col cavolo che alle 8 mi sono riuscita ad alzare!

Perché sveglia presto?
Perché ho avuto la geniale idea di offrirmi volontaria al macello come simil-babba di Natale (soprattutto babba) e fare le veci di mio fratello per acquistare il regalo della figlia che corrisponde alla mia nipote più grande di anni 16. Magari fosse stato alla "Città del Sole"...

Ma perché questa azione di altruismo?
Perché ieri camminando per le strade affollate di Milano (era via Torino e con Miss Raw camminavamo sui binari del tram per guadagnare metri), dopo il pranzetto al Mudra, giunge la telefonata di mio fratello che "voleva sapere dov'ero e se sapevo dove si trovava Tiffany in corso Vittorio Emanuele II"... Aaaaia!!! "No no, sto camminando in tutt'altra direzione per levarmi dal casino e ti sconsiglio proprio di tentare di venire a Milano oggi"... (conoscendolo avrebbe fatto dietro front prima dell'ingresso in città, un viaggio inutile).
E dato che a Natale si è tutti più buoni (funziona così no?) spinta da uno slancio di pietà bontà mi sono offerta volontaria per andare l'indomani in Via della Spiga 17 da Tiffany & Co pensando che "tanto sul presto non avrei certo trovato casino e comunque giù dovevo passare in libreria per il marito..." – quando si è più buoni si fanno commissioni per tutti tranne che per se stessi :)).

Sul presto però erano le 12. 
E in sella alla mia bicicletta viaggiavo più veloce del vento (che non c'era) ed erano le 12:20 quando mi parcheggiavo all'imbocco di Via della Spiga. Camminavo frettolosamente alla ricerca di quel numero 17 che sembrava non voler arrivare... cammina cammina e ad un certo punto trovo un primo intralcio con fotografi & Co ma non era il 17 (non ho nemmeno guardato cosa stesse succedendo) e poi un secondo intralcio. Ecco, questo era il 17 e la coda in strada era tutta per Tiffany me.

Premetto che io mi tengo ben alla larga da code, centri commerciali, saldi, tutte quelle occasioni in cui piuttosto preferirei andare a parenti.

Reazioni.
La prima reazione è stata quella di odio profondo verso "questa gran festa del consumismo". La seconda di rabbia verso me stessa (mi sarei schiaffeggiata!!) per essermi offerta volontaria in questa carneficina. La terza, inaspettata, una sorta di brivido masochista misto euforia che mi ha spinta ad immedesimarmi nel "cliente tipo".
Questa è stata la più gradita ovviamente, e infatti ho deciso che per un attimo mi sarei finta una di loro. Così ha preso forma una sorta di ghigno malefico sul mio volto.

Il regalo.
Dato che le buone azioni dovrebbero essere premiatequesto lo voglio considerare il mio regalo. L'essere andata a comprare il regalo (aggiungerò alla confezione il grattino al cocco che con il bianco del nastro ci sta una meraviglia) è il mio regalo di Natale :D

pendente piastrina a cuore di Tiffany - è dentro al sacchetto
Il ciondolo non lo vedete perché sta dentro alla borsetta
che il Babbo Natale controlla...

Come funziona la coda...
Funziona anche che ti metti in coda e una specie di Babbo Natale (non come quello della candela di cera che mi ha regalato Miss Raw insieme ai datteri, e che vedete qui sopra nella foto) "di nero vestito", che incontri dopo avere salito le scale, ti si rivolge con un sorriso chiedendoti "come può esserti utile". E così dal mio telefono ho fatto vedere questa bella schermata e sono stata smistata nella fila di destra (a sinistra ce n'era un'altra). 
Infatti il Babbo Natale era anche una sorta di vigile perché ti diceva dove andare e questo con sorriso e cortesia che quasi quasi vale la pena tornare da Tiffany e smazzarsi quei primi 11 minuti di attesa (che occorrono per raggiungere l'ingresso) per farsi pronunciare col sorriso tali gradevoli parole.

Piccola polemica magica
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire (anche) ma volevo dire che non c'è peggior cosa dei commessi con una faccia appesa che fanno sbuffando il loro noioso (sbuffano) lavoro!
Ma da Tiffany  questo non accade perché tutto è magico. Mentre sei in coda non dai i numeri come alle poste perché ti senti accolto, coccolato. E poi c'è anche una "tiffanyna" che va girando con un vassoio di spumantino e biscottini (con una  glassa color "azzurro Tiffany", 100% coloranti chimici) ad indorarti la pillola addolcirti l'attesa. La mia attesa non ho voluto farmela addolcire anche perché preferivo restare a temperatura ambiente (già era caldo e io il caldo lo soffro particolarmente e piumata com'ero nella mia giacca da alta quota non avrei certo rischiato un picco calorico). 

L'oggetto del desiderio.
La fila procedeva abbastanza velocemente (o a rilento - questo dipende dalla percezione che avete del tempo e anche dalle vostre aspettative) quando finalmente raggiungevo la sala dei gioielli dove in un percorso a ferro di cavallo si potevano ammirare le creazioni di Tiffany nell'attesa che arrivasse il proprio turno per poi dire:"pendente in argento misura extralarge su catena di 864 mmcosì almeno sai già cosa regalarmi per natale!" (questa era la seconda riga della mail di richiesta/suggerimento/imposizione della nipote al padre - a me).
Inganni.
Mi è stato mostrato il ciondolo (5 grammi?) con la catena (altri 5?) e mi è stato chiesto di lasciare il cognome: al mio turno (ancora??) sarei stata chiamata da un'altra signorina per recarmi alla cassa a pagare 305 euro. Per un attimo ho ricordato di quando da bambina aspettavo il mio turno dal dottore (non ho mai amato particolarmente il camice bianco) ma ho ingannato la spiacevole sensazione sfogliando il catalogo della collezione che stava appoggiato sul bancone (devo dire "bellissimo il lucchetto di diamanti" - ma tanto il marito il blog non lo legge :)). Giunto il mio turno ho pagato e mi sono portata via il mio acquisto e con quel sacchettino in mano mi sono sentita una di loro (erano le 13 in punto).

Ma "una di loro" chi?
Tiffany prende tutti i target. E per un ciondolino piuttosto non si fa manutenzione alla caldaia (tanto non si romperà mica), si rinuncia ad andare al cinema e a mangiare la pizza (si inizia l'anno prima ma considerato che ogni anno c'è qualcosa sono anni che non si va al cinema né a mangiare una pizza!). Magari si chiede anche un prestito e talvolta si rinuncia alla vacanza ma il ciondolino in argento di Tiffany  non si può non avere, soprattutto se si hanno 16 anni.

Comunque è stupendo l'azzurro di Tiffany e loro sono geniali (noi magari un pochino meno alle volte).
Se a qualcuno interessasse questo colore per lo smalto, segnalo che quello di Chanel è il 527 (e non è né eco-bio né eco-nomico ma è "azzurro Tiffany ").

sabato 17 dicembre 2011

SOS regali: ultima chiamata (con il sole)

Siamo agli sgoccioli e credo moti di voi dedicheranno questo weekend all'acquisto degli ultimi (o forse primi) regali. Rilassatevi, è tutto sotto controllo.

Se ancora vi manca qualcosina (o anche se vi manca tutto) potreste iniziare a leggere il mio post sulle idee regalo eco-bio. Intanto vi voglio aggiornare sui miei ultimi (primi e anche quasi unici) acquisti di Natale. Questa mattina per i regali dei bimbi sono passata alla Città del Sole.

A Carolina, quasi 5 anni, piacciono tanto le bambole e così le ho preso la bambolina ballerina tutta da inventare (infatti capigliatura, faccia e abito sono da creare).
Riccardo, 6 anni, ho pensato di tenerlo impegnato con gli strumenti per giovani geologi dei minerali da scavare.
Beatrice, 8 anni e mezzo, sempre impegnata a inventare con la carta e la stoffa ora potrà farlo con la carta colorata per origami (nella fretta ho chiesto alla commessa "gli origami" e mi è stata mostrata questa carta ma in realtà sul catalogo avevo selezionato quest'altra confezione con ben 35 progetti diversi - probabile andrò a cambiarla).
Sofia, 8 anni e mezzo, possiede già una sua (credo piccola) serra così ho pensato di regalarle il manuale "giardinieri in erba". 
Questo è l'unico regalo che ancora non ho incartato perché nelle prossime ore intendo leggermelo. 

Trattasi di un pratico manuale per saperne di più su semi e piante con una bustina di semi per iniziare subito. Per ascoltare il linguaggio delle piante, scoprire i loro trucchi per sopravvivere ed esplorare gli elementi fondamentali alla loro vita: aria, acqua, terra, sole.
Ma c'è ancora un quinto elemento essenziale: cura, osservazione, pazienza, attenzione, sguardo. E questo lo dovrà fare lei.

manuale Giardinieri in erba - Città del Sole


E perché allora non produrre da voi un manuale pratico per aspiranti utilizzatrici di cosmesi eco-bio? Qualcuno ha già pensato a fornirci le pagine e voi dovrete solo farle stampare e rilegare.
Sto parlando della "Classificazione nomenclature etichette di Rita Steins per decifrare l'Inci" che l'amica Khadi ha menzionato nel suo post di oggi (fantastica idea, già gliel'ho detto). Passate da lei per saperne di più e scaricare il pdf e preparatevi a stampare (magari avete una stampante con inchiostro a Bio-Lactite per ridurre l'impatto ambientale? Speriamo...).

Di altre letture già rilegate e pronte all'uso vi avevo già parlato ma se volete iniziare i vostri amici all'eco-bio potreste regalare uno dei libri suggeriti sempre da khadi "Saponi e detersivi naturali". Questo vale per tutte quelle amiche con "spiccate tendenze spignatte" altrimenti sarebbe come regalare una borsa di Louis Vuitton a chi non apprezza particolarmente il monogramma (io?). Sibilla ad esempio non ama particolarmente cucinare (per nulla direi) e non mi pare interessata allo spignatto: per lei il mio grattino al cocco auto-prodotto va benissimo, così come anche quello verde di Lush che ai tempi le era piaciuto un sacco.

Parlando di cose autoprodotte vi propongo il prodotto top dei miei esperimenti culinari: l'arancino di Natale.
Potreste portarlo alle amiche quando siete invitati a cena (e non dire certo che è un dolce vegano, non subito almeno) e farlo assaggiare. Ma non solo alle amiche, anche ad una cena con degli sconosciuti: non vi preoccupate, vi faranno tutti i complimenti. Infatti il rischio che avevamo con il veg-panettone, realizzato con la farina di ceci che alcuni palati reputano un po' troppo forte (seppure su Veganblog abbia trovato un pubblico caloroso) con questi arancini non lo correrete. 
Me la sento di garantire per voi e di dirvi che "se, e solo se", rispetterete le dosi e le indicazioni il vostro dolce farà cadere in visibilio anche il più prevenuto tra gli anti-vegani che avrete a tavola.

Ora avete tutto quel che vi occorre per fare dei super regali che vi costeranno solo un po' di farina in giro per la cucina e un salto per negozi per recuperare gli ingredienti (il portafogli potrà stare tranquillo). 

Il cesto di Babbo Natale.
Se volete fare un regalo più tradizionale, magari il classico cesto natalizio, allora scegliete dei prodotti del commercio equosolidale (Altromercato per esempio) o prodotti indispensabili per il vostro piacere che magari avete scoperto solo di recente e che volete far provare anche ai vostri cari. 
Io nel cesto metterei le seguenti farine bio-cose: farina di kamut, farina di grano saraceno, farina di riso, olio di riso, fiocchi d'avena, cacao, datteri, fichi secchi, semi di sesamo, semi di anice, tisana allo zenzero, zenzero candito, zenzero in polvere, cannella (magari anche il libro di Isabel Allende), dentifricio all'anice e limone, shampoo solido alla cannella di Lush, qualche grattino al cocco auto-prodotto,  "Pan della massaia lombarda", arancini di Natale (se non fosse chiaro a qualcuno, sono "arancini" per via della forte presenza di arancia)... stop stop stop, il resto lo dovrete mettere voi.

Ma non occorre andare chissà dove. Certo al Centro Botanico e da Naturasì troverete tante ispirazioni ma se passate all'Esselunga c'è un bell'angolino dedicato alle erbe biologiche e uno scaffale pieno di cereali e legumi (e già che siete lì una bella nocciolata Rigoni potreste volerla aggiungere :)). 

Ma quante cose vi sto dicendo?
Non so perché non vi avevo proposto di regalare l'olio di jojoba da utilizzare come struccante (il mio è di Fitocose, arrivato 10 gg fa - vedo però che sul sito è sparito...): ce lo dice l'amica Vanilla Bourbon nel suo post che ci si può struccare con gli oli.  Uno struccante finalmente 100% naturale ed eco-bio.

Chiudiamo con questo prodotto anche perché data la tarda ora se ancora non lo avete fatto è il caso di levarvi il trucco e mandare a nanna anche la pesantezza della giornata per ritrovarci, tra poche ore, nel nostro weekend di shopping pre-natalizio (il mio sarà sorprendente: tra poche ore infatti conoscerò Miss Raw e insieme pranzeremo veg al Mudra Cafè).

martedì 13 dicembre 2011

Scrubbami di cocco(le)

Ancora non ha nevicato ma questa sera la sensazione era quella di trovarmi sulle piste da sci, sulla seggiovia, sprovvista di guanti "perché tanto mica mi serviranno"... col cavolo che non mi servivano stasera in bici rientrando alle sette di sera, tra nebbia e gelo... no col cavolo, col cocco!

Infatti mi ci sarebbe voluta una bella coccola di neve.
Ma cosa dico, non mi è bastato tutto quel freddo?
Non mi riferisco alla neve vera, ma a quella ricostruita in laboratorio, ovvero, qui sul mio tavolo da lavoro/da pranzo/scrivania/simil asse da stiro (io personalmente non stiro, ma qualcuno lo fa.)

L'ho prodotto ieri, prendendo spunto dalla ricettina proposta da Carlitadolce (ispirata al grattino al cocco di Lush) che ho stravolto, reinterpretandola con farine del mio sacco, secondo i miei gusti, sulla base delle nozioni acquisite durante questo mio ultimo periodo eco-bio (hippie direbbe Luca, "inutile" credo direbbe qualcun altro).

Semplici ingredienti.
Come avete avuto modo di vedere, io tendo a semplificare, a ridurre all'essenziale (se una cosa si può fare con 4 ingredienti perché metterne 8? La mia filosofia è quella dello Yomo: la lista ingredienti più corta che c'è).
E quali ingredienti se non quelli che in cucina useremmo per preparare un dolce? Un personaggio goloso mi si aggirava intorno e quando ha visto che stavo scaricando la foto della palla di neve ha chiesto se era rimasto: "sì che c'è..." e anche se poteva mangiarlo "certo amore, se vuoi farti venire un bel mal di pancia puoi!!" – non so quanto bene/male possa fare la farina di grano saraceno mangiata cruda...).

Non servono.
In questa ricetta non ho usato né burro di karité, né oleoliti, né tantomeno miele (lo scrubbino è vegano e lo strappo sveg l'ho già fatto con la "Pitta" di Luca). Ma nemmeno l'amido di riso ho messo perché pare che le mamme non lo usino più per fare il bagnetto ai loro piccoli (all'Esselunga non l'ho trovato e nemmeno alla Coop - ma non avendo chiesto non ne sono sicura).

Il cocco di mamma.
Vi presento Raffaello, il mio cocco bello.

grattini scrubbosi al cocco
Sembra proprio una palla di neve mista a fango (fin troppo realistico...)
Per una "versione più pulita al limone" guardate qui.

Vediamo allora cosa dovete andare a prendere nella dispensa (dosi per 6 scrubbini grandi come un "Raffaello al cocco" - il mio qui è più grande e ne vengono infatti 3 o 4).

Per l'esterno.
  • 5 cucchiai di olio di riso (l'avevo acquistato qualche settimana fa da utilizzare come struccante ma poi non essendo eco-bio psicologicamente mi aveva turbata, e poi non mi piaceva l'odore così è stato sostituito da quello di Jojoba acquistato su Fitocose, eco-bio al 100%)
  • 4 cucchiai di farina di cocco (acquistata all'Esselunga prevedendo l'occasione già alcune settimane fa)
  • 1 cucchiaio di farina semi-polverizzata di riso - la Fatina dei "veggieexperiments" direbbe "simil" :)- (ne avevo conservata un po' sotto forma di polvere)
  • 3 cucchiai di farina di grano saraceno, la stessa utilizzata per il "Pan della massaia lombarda" (grazie di cuore a quei pochi che mi hanno votato)

Per la sorpresa interna.
  • olio di riso qb
  • cacao amaro qb

Come si fa?
Si mischiano le farine con l'olio e si fa una pallina. Ci vuole un po' di manualità perché il composto è come (simil) zucchero bagnato/sabbia (un po' come l'impasto della mia biscotta di Kamut - che ho saputo essere arrivata a destinazione indenne) e sfugge al controllo. Inoltre bisogna "azzeccargli" nel mezzo il cuore di cacao (ringrazio la scuola per avermi fatto lavorare con i materiali più diversi).
Una volta plasmata la simil "palla di neve" la si mette nella carta da forno e si chiude a mo' di caramella.

Idratati per Natale.
Il grattino ti lava e ti scrubba... e scrubba scrubba scrubba alla fine arrivi al cuore di cacao che si scioglie e ti idrata la pelle. E' un regalo perfetto per Natale, ne potete fare in abbondanza da regalare alle vostre amiche.

Co-ca-ca.
Io l'ho usato questa mattina insieme allo shampoo solido alla cannella di Lush (era da settembre che non lo usavo). Cocco, cannella e cacao mi sembravano perfetti per iniziare la giornata che infatti è iniziata con un buonumore così buono che quando poi il pomeriggio ho incontrato Fabiana in centro mi è stata diagnosticata:  cretinaggine euforia.

Mi son vista con lei per un anticipo di Natale: nel mio sacchettino con gli alberelli le avevo messo un grattino al cocco e un pezzo del mio veg-panettone auto-prodotto.

Siamo rimaste senza parole.
Siamo infatti state a vedere "The artist" e vi dico solo che avrei voluto fosse durato altri 100 minuti (tutt'altro che noioso - mi ero anche messa comoda in poltrona senza gli stivali...).

venerdì 9 dicembre 2011

C'era una volta la "Pitta 'mpigliata"...

Oggi celebriamo il Gusto del Cattivo Gusto con un dolce della tradizione calabrese.

Trattasi di "Pitta 'mpigliata", un dolce rotondo composto da strisce di una pasta molto friabile a base di moscato, disposte in maniera concentrica a formare un dolce secco. Le strisce sono incollate tra di loro da un composto di miele di castagno, frutta candita e noci. Una volta cotta in forno mooooolto lentamente si tira fuori, si fa raffreddare e poi si cosparge di miele caldo per 3 o 4 volte per far impregnare/aromatizzare la pasta e rendere omogenea la pitta.
Così mi scrisse Luca facendomi venire l'acquolina in bocca.

Dalla Calabria con "Poste celere".
Pochi giorni dopo ecco che una busta raggiunge la mia abitazione: "C'è posta per te". 
Questa mattina mi han citofonato e sono scesa a prendere una busta. Non era di Maria ma di Luca.
Così la mia giornata è volta verso l'ingordigia più sfrenata. 

Ecco ciò che resta della pitta (sono a casa sola):

la Pitta 'mpigliata
E' il dolce che mi ha mandato Luca in risposta ai miei biscottini di kamut
(ma lo ha fatto sua mamma, mica lui, figuriamoci!!)

Vorrei precisare che non sono assolutamente golosa di dolci, ve lo giuro, ma ci son giorni e giorni, e dolci e dolci. 
E oggi sia il giorno che il dolce era quello giusto (ora però mi sono legata le mani in modo che non riesca ad impugnare il coltello e la pitta se ne resti un po' tranquilla almeno fino all'arrivo del marito - per Miss Raw ne taglio subito un pezzo così che lo possa preservare da attacchi improvvisi di golosaggine).

Il bigliettino.
Questa meraviglia di dolce mi è giunta accompagnata da un bigliettino, o forse dovrei dire "bigliettone" (è un A4 con tanto di stampa sul retro), che nella "foga post-visione circolare miele e noci", ho ignorato.

Vi riporto una parte significativa dello scritto:
"Ciao Emma, ciao marito/compagno/convivente di Emma, anche se non ci conosciamo mi fa piacere che possiate assaggiare una piccola prelibatezza della mia terra. E' un dolce così dannatamente bio, che se passi davanti ad un negozio Bio, oppure equosolidale, tenendola in mano, il negozio chiude per manifesta inferiorità".
Leggere cose così mi riempie di buon umore :)

Ci dice anche che non va mai messo in frigo ma solo riposto in una credenza (il forno spento va bene come credenza? Non ho spazio...), avvolto dalla carta trasparente (la foto è stata fatta con l'originale perché mi sono scordata di comprare al supermercato alcune delle cose per cui ero andata al supermercato).

Bio.
Questo dolce è così bio perché il miele è quello dell'apicoltore vicino casa (lo so, il miele non è vegano, ma chi ha detto che sarebbe dovuto esserlo? I doni poi possono essere quello che vogliono...) e le noci arrivano dall'albero del suo giardino.

(parentesi revival)
Io invece avevo l'albero dei pinoli che mangiavo di continuo fino a che il mio prof di plastica alle superiori un giorno mi disse: "Eeemma, i pinoli contengono milioni di calorie!" - fu così che i pinoli restarono per sempre sulla ghiaia del mio giardino...
(chiusa)

Il dono.
Con questo magnifico dono celebriamo le feste e lo scambio di passioni culinarie tra nord e sud Italia. Il cibo unisce gli animi in questi giorni di festa (mamma mia come scrivo, sarà tutto sto miele della pitta...).
Il fatto è che i miei biscottini di kamut non sono tipicità regionali ma solo di casa mia. Ma dopotutto, ciò che conta è il pensiero.

Con questo post volevo farvi sapere quanto mi ha resa felice questo scambio culinario, e suggerirvelo come idea per un regalo di Natale (non per forza la pitta, qualcosa fatto da voi che vi rappresenti - comunque se siete a corto di idee potete sempre dare un occhio al mio post sui regali).
Unico problema, dovete muovervi perché tra pochi giorni le poste saranno in tilt.

Concludo ricambiando l'abbraccio di Luca con un abbraccio a Luca, rivolgendo un abbraccio a tutti quelli che mi leggono. Più abbracci e meno soldi spesi per regali inutili, e forse tutti più felici e in armonia?
Ora però sto decisamente delirando, probabile per via del moscato...