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domenica 9 dicembre 2012

Ma-zu-ca-ka di stagione


Contro ogni previsione eccomi di nuovo qui a sfornare!
Vi voglio infatti parlare dell' esperimento al forno prodotto ieri, al calar del sole, con la frutta di stagione. Peccato siamo già a domenica, e il weekend è praticamente finito... :( 
Infatti succede che non appena la testa ha un momento libero per svagarsi  si sperimentano cose interessanti. Il bello è che non avevo nulla in previsione ma è accaduto. Del resto, e mi confermerete anche voi, le cose migliori accadono sempre quando non ce le aspettiamo... non è così? Ora mi sembra un tantino fuori luogo per la circostanza dato che si tratta di una banalissima torta-budino. Dunque, dunque, però, non dimentichiamoci che ancora devo stabilire il numero di battute/caratteri per i prossimi post (per sapere di cosa sto parlando potete leggere, se ancora "qualcuno" non lo avesse fatto, il post di venerdì così vedete anche il mio alberello di Natale :)). Ma tornando al nostro esperimento al forno...

Come nasce l'idea?
Vi piacerebbe saperlo vero? A me raccontarvelo, anche di più! :) 
Sapete no che mi piace un sacco prenderla alla larga. E allora sentite cosa ho da dirvi.
A quel tempo... In questi giorni ho avuto qualche avvisaglia del fatto che il mio dosha fosse totalmente disequilibrato (e qui qualcuno potrebbe anche ridere o sorridere, ma non importa). Il mio dosha è pitta, e chi ne sa un po’ di Ayurveda intenderà più facilmente. Gli altri si accontentino di sapere che molto semplicemente, uno squilibrio alimentare ed emotivo (cibi sbagliati, qualche emozione repressa?) mi ha leggermente alterata a livello sia fisico che psichico, diciamo pure così  (chi volesse saperne di più può provare a vedere se ci capisce qualcosa in questo sconclusionato post – e comunque tenetevi pronti a leggere su Phit Magazine di febbraio un articolo interamente dedicato all’Ayurveda).

In pratica è accaduto che in questi giorni non stavo più mangiando frutta e verdura regolarmente. E di nuovo avevo perso la testa per il riso Venere (quando una cosa mi piace non ne posso fare a meno, impossibile!). Di nuovo stavo perdendo il lume della ragione.

Così è subito scattato il piano di rientro e via a fare il pienone di frutta e verdura di stagione (qui vedete la lista):


  • cavolletti di Bruxelles

  • cachi (li ho già - versione caco-mela che vedete qui

  • mele e pere (sono sempre un gran bel vedere)
  • banane (impossibile farne a meno: la banana è fondamentale per l’attività fisica)
  • kiwi (mi ero proprio scordata della loro esistenza!)
  • zucca biologica (del tutto similare a quella illuminata dello scorso anno, da ridurre in sorrisi e da gustare come snack ad un cenno dello stomaco)


Come al solito ho esagerato con le dosi, perché tutta questa frutta chi se la mangia????


Considerate che la foto è di  questa mattina dopo il frullato della colazione...
ieri era un'esagerazione!!

Così per liberarmi dell'eccesso di frutta ho pensato di nasconderla in un dolce
Complice il freddo e qualche ora passata in bicicletta a cristallizzare per le vie del centro, una volta rientrata in casa sotto forma di statua di ghiaccio (a parte l'odore di "quei cavolacci di Bruxelles", che fanno tanto bene peraltro, che avevo cucinato a pranzo che mi ha obbligata a spalancare le finestre per 7 minuti buoni, con conseguente abbassamento di quasi 2 gradi della temperatura  e contestuale accensione del riscaldamento), una volta ritornata in carne e ossa, ho assecondato la richiesta del forno che voleva essere acceso. E non appena rientrata in possesso delle mie facoltà mentali, ho acceso anche la zucca (non quella comprata al supermercato che ho invece cotto nel forno). E una volta accesa il responso è stato: "la mia non è proprio fame ma più voglia di qualcosa di cioccolatoso, dalla consistenza morbida/non secca/umida, da poter eventualmente accompagnare alla tisana Ayurvedica del Love&Story post, qualcosa di simile a quella mia torta paesana (mannaggiammè che ho scordato di comprare l'uvetta!!)...". Avevo anche già 2 cachi-mela da smaltire al più presto (erano diventati cachi "senza mela") e sarebbero stati perfetti come sostituti delle uova e dello zucchero (infatti questo dolce non contiene né uova né zuccherooooo!!!). E la zucca avrebbe aumentato il potere dolcificante. Sempre la zucca mi ha fatto venire in mente un altro esperimento che avevo praticato con carote e zucchine...

E così, facendo un bel merge/copia+incolla tra la torta paesana, quest'altra simil Sacher (sarebbe quella dell'esperimento zucchine e carote) + reminiscenze varie di stagione sono giunta alla "ma-zu-ca-ka" che vedete qui sotto...


Si presentava così al momento dello scatto, ora...


Dove "ma" sta per mandorle, "zu" sta per zucca, e i due "ca"castanno per cacao e kaki (o caco, ma anche cachi).

Siccome c'è anche la farina di riso avremmo anche potuto chiamarla "ri-ma-zu-ca-ka", ma dato che già così mi pareva na minchiata ho optato per Mazukaka, che mi suonava meglio.


Ecco gli ingredienti completi:

160 gr farina di riso bio "Vital Nature"
30 gr farina integrale "Molino Chiavazza" (dovevo finirla)
45 gr cacao amaro bio
2 cucchaini di bicarbonato di sodio
30 gr di mandorle sgusciate bio "Noberasco"

145 gr kaki (se anche erano kaki-mela è irrilevante dato l'altissimo grado di maturità)
60 gr olio di semi di girasole spremuto a freddo "Viviverde coop"
250 gr di latticello fatto in casa (yogurt magro bio Esselunga + latte scremato in parti uguali - io avevo quello scremato parzialmente, Accadì, ma fa lo stesso)
170 gr di zucca biologica precedentemente cotta nel forno

Avrei dovuto aggiungere anche l'uvetta ma come vi ho già detto, quella zuccaccia si è scordata di comprarla!!


Come si prepara?
Non ve la sto a fare più lunga del necessario. 

1.
Accendete il forno a 180°, funzione ventilata, preriscaldatelo 10 minuti e mettete dentro la zucca tagliata a spicchi più o meno regolari (prima andrà lavata) lasciandola cuocere per circa 20 minuti. 

2.
Poi dovete preparare il latticello che consiste in una combinazione di yogurt e latte in parti uguali che dovrete lasciare riposare per 15 minuti. 

3.
Mischiate bene gli ingredienti secchi tra di loro in un contenitore (aggiungete anche le mandorle spezzate). In un altro contenitore riducete in soluzione liquida i cachi aiutandovi con una frusta da cucina e aggiungete l'olio e il latticello. Unite il secco al liquido.

4.
Come ultima cosa aggiungete la zucca che avrete tolto dal forno e lasciata raffreddare e che, privata della buccia, avrete ridotto in purea aiutandovi con una forchetta.  

5.
Mischiate bene il composto e fatelo scivolare in uno stampo per dolci del diametro di circa 20 cm (io l'ho messo nel mio solito color ghiacciolo all'anice che mangiavo da bambina, acquistato all'Ikea, al quale si deve il nome della mia Socherkaka, il famoso dolce di amore e cachi che vedete qui) e mettete a cuocere per 45 minuti circa.

Avendoci messo anche il latte e lo yogurt questo dolce non è chiaramente vegano ma potreste utilizzare il latte di riso e vedere come si comporta.
Però le uova, quelle non ci sono, poiché a mio parere non sono fondamentali per certi dolci (e se le mie ricette non vi convincono guardate pure su Veganblog, sicuramente ne troverete di belle e buone). Se state seguendo una dieta ricca in proteine l'uovo meglio che ve lo tenete da mangiare solo soletto magari sotto forma di frittata (come ad esempio questa mia della colazione da Dukan). Chiaramente è anche senza zucchero aggiunto per dolcificare preferisco utilizzare la frutta, fresca o secca, così da regalare una dolcezza tutta al naturale (per gli amanti della chirurgia estetica: se volete potete anche aggiungere dello zucchero e a quel punto fate voi  le dosi, una terza o anche una quarta parte di un etto, come preferite). Se vi atterrete alla ricetta sono certa non vi stancherà. Il sapore è simile a quello del cioccolato amaro, con l'unico inconveniente che, data anche la consistenza al cucchiaio "mangiami", potreste facilmente eccedere eccederete sicuramente nelle dosi con possibili effetti collaterali: infatti sia le mandorle che il cacao sono altamente afrodisiaci...


sabato 1 dicembre 2012

Cachi, tannini e veg-panettoni... son tornata!!


Caro il mio blogghino, eccomi qui, non mi sono scordata di te, affatto!! Solo sono sparita, ho smesso di prendermi cura di te, ti ho abbandonato a te stesso stata molto poco presente nella mia vita in queste settimane e dato che tu fai parte della mia vita ti ho un pò trascurato. Ma ti prego, non mi tenere il broncio, ci ha già pensato Google a punirmi: a causa dei miei mancati post infatti, ha fatto precipitare (capirai il precipizio) il mio PageRank da 2 a 1, una tristezza... E pensare che solo nei primi 3 mesi ero arrivata a quel piccolo traguardo. All’inizio di questa nostra avventura infatti, scrivevo un post al giorno, ricordi? E più scrivevo più idee mi venivano in mente, e più idee mi venivano in mente più scrivevo e così all'infinito. E poteva accadere che per una improvvisa "illuminazione" dovessi arrestare la mia folle corsa in bici così da potermi annotare tutto quel flusso. Non mi spegnevo mai (e pure un tasto on-off servirebbe certe volte!). Un po’ come l'effetto dell'attività sportiva che, come sapete, è una "activating activity", ovvero, ha un benefico effetto dopante e infatti chi si muove molto è portato a muoversi ancora di più e diventa maggiormente ricettivo a tutti gli stimoli (ma proprio tutti, garantito!).
Per arrivare al tema del post di oggi...  
A proposito, non vi ho detto che ora stabilirò un limite di parole? Già già, proprio così, a partire dai prossimi post. In realtà dovrò stare in quel numero esatto di parole, un’idea di una certa persona che dovrebbe iniziare a scriverne uno suo di blog visto che di cose da dire ne avrebbe eccome (allora, quando iniziii??? :))

Entriamo nel vivo. Oggi, sabato 1 dicembre, è passato più di un mese dall’ultimo post della Milano Golosa (mettiamo pure il dito nella piaga). Ricordo che quel sabato faceva ancora caldo, mentre oggi siamo in pieno inverno... stop stop stop!!! Ma no, era solo per dirvi che c’è bisogno di qualche dolce per scaldarci il cuore (maronna mia, sto cuore lo continuo a tirare in ballo, ma basta!!). Considerando che in magazzino ho ancora qualcosa dall'anno scorso e che il caos regna qui da me (dentro e fuori, non c'è differenza), è meglio se provvedo io alla ricerca e vi metto un bell’elenco riciclato, per cui assolutamente green, delle mie vecchie e care ricette del 2011 di questo periodo, ok? L'accendiamo?
Dai sì, accendete pure il forno e preparatevi a spignattare in cucina, si parteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!

Ecco la mia cake list (oltretutto è anche vegana).


  • Questi arancini hanno accompagnato le mie merende nelle fredde giornate di dicembre e sono realizzati con farina di ceci, marmellata di arance e prugne secche.

  • Abbiamo poi un tipico dolce della tradizione milanese del periodoecco il mio veg-panettone, lo metto tra i dolci più riusciti di sempre!

  • Poi c'era questo dolce strepitoso, simbolo dell'unione tra nord e sud, dell'amicizia, che però non ho fatto io: trattasi della pitta 'mpigliata, recapitatami dall'amico di blog Luca nientepopodimeno che dalla Calabria con Poste celere!! Avrei potuto ricambiare il pensiero con il mio veg-panettone ma non ricordo perché poi preferii ricambiare con la biscotta di kamut, che in origine era un unico grosso biscottone ma che dopo il celere viaggio si presentava sotto forma di  frammenti/meteore...  I famosi "brutti ma buoni" (in realtà ho anticipato gli eventi e l'ho ridotta in biscotti ancor prima di spedirla :)).

  • Concludiamo con altri due "pezzi" forti che sono la tradizionale torta paesana, volgarmente detta, "Papina(qui in una sorprendente versione quasi crudista) e la Sockerkaka... curioso vero il nome? E sì, una eredità svervegese... Con questo ultimo dolce mi riallaccio all'immagine del post di oggi che vedete qui. Trattasi di cachi (ovvero "caco x due volte") ma anche di "cachi da solo", nel senso che il frutto che chiamiamo caco si può scrivere anche cachi (sempre al singolare) o kaki e parliamo sempre dello stesso prodotto.


caco + mela= cacomela , mela + banana=???

E dovete sapere che la mia sockerkaka è realizzata con una farcitura di cachi.

Se settembre era tempo di vendemmia (potete leggere qualche curiosità sui benefici del vino, così come di quelli dell'uva, su Phit Magazine di settembre - non vi scomodate, ve l'ho messo anche qui :)), ottobre/novembre è tempo di cachi.
Che il vostro sia un caco nella norma o un cacomela (dipende se vi piacciono le cose dolci, molli e cremose, o quelle più dure e sode), dovete sapere che il caco è chiamato anche il "cibo degli dei". E sapete che cosa ha in comune il caco con il "nettare", sempre degli dei, così come anche con il "riso proibito", quello nero della dea Venere, presente nella mia alimentazione dal pranzo alla cena (il riso, non la dea) ormai da mesi -qui lo vedete nella versione crudista-? 
Ebbene, cosa hanno in comune questi tre alimenti (certo, anche il vino è un alimento)? Ma i tanniniE i tannini parrebbero aumentare il "colesterolo buono" (così come l’avena, ve lo ricordo) e sono noti anche per le loro proprietà antiossidanti e per la loro capacità di proteggere i tessuti dall’azione dei radicali liberi. E sì cari miei, si invecchia, per questo è importante mangiare tanto riso nero, fare tanta buona attività fisica (decisamente meglio se in compagnia), e perché no, bere del buon vino e imparare già da subito ad abbinare i vostri piatti con il vino, ma quello giusto.
Sfatiamo un mito. Vino rosso ideale con formaggi?  Parrebbe di no... Potreste rimanere sorpresi nel constatare che i tannini in questa condizione (con il formaggio, quindi con i latticini in pratica) si rompono ("precipitano" si dovrebbe poter dire, un po' come accade con il PageRank :)) e il vino perderebbe il suo equilibrio. Provate a berlo prima di avere mangiato il formaggio e bevete lo stesso vino dopo: non sarà più lo stesso! Delusi? Anche queste sono cose che accadono...


Ritornando al cachi (anche il betacarotene che contengono è un eccellente antiossidante). Oltre ad avere proprietà lassative (e va beh era facile immaginarlo :)), grazie all'alto contenuto di zuccheri semplici e di potassio, è in grado di fornire energia immediata e risultano quindi utili in caso di attività sportive o in situazioni in cui si ha un grande dispendio di energie, così come anche la banana che vi ricordo, è utilissima allo scopo: correvo correvo, era il 6 giugno 2012...
Pensando invece al futuro. Nel prossimo post vi vorrei parlare di qualche scoperta in ambito cosmetico, di un eccellente prodotto di Fitocose che sto utilizzando da qualche mese con grandi risultati ma il blog ancora non sa della sua esistenza (lui non sente), e che di questo successo ne ha beneficiato l’umanità intera. Ora però non esageriamo, diciamo pure che considerato che ogni nostra azione ha un impatto sull’ambiente e sugli altri, che siamo tutti collegati, se ne beneficio io ne beneficia chiaramente anche il mio vicino (in questo caso specifico soprattutto se è molto vicino), ma anche il mio più lontano... ma questa è un'altra storia, magari ve la racconterò in un altro post!

lunedì 8 ottobre 2012

Muffin d'autunno, Muffin da "CB"


Quale miglior stagione dell’autunno per iniziare a sfornare muffin d’aut(unn)ore?
Già il forno era stato acceso in occasione di quell’ultimo mio post che aveva originato un dolce che del muffin aveva solo lo stampo in silicone ma che in realtà era della consistenza di una torta... (poco male).
L' autunno è anche il mese della vendemmia, più precisamente, settembre è il mese della vendemmia per chi produce vino. Io che non produco vino ho però prodotto questo articolo che vi racconta un po' di cose su questo "nettare degli dei" così come sull'uva. E così tra un bicchiere e un acino si finisce per parlare di ampeloterapia, solfiti, resveratrolo, vino biologico, ecc. Se vi interessa l'argomento potete leggere l'articolo su Phit di settembre che trovate, oltre che in edicola, nei club Virgin Active (io però ve l'ho messo anche qui).
Ma tutto "passa" e siamo già ad ottobre. E anche l'"uva passa" . Infatti prima di pubblicare il post ho dovuto attendere che si essiccasse al sole di settembre così che la potessi poi utilizzare per i miei muffin (in realtà io non ho raccolto nessuna uva ma questa della Noberasco l’ho acquistata al supermercato però mi piaceva di più l'altra versione della storia così ve l'ho raccontata :) - per dirla tutta era funzionale a giustificare il mio ritardo nella pubblicazione del post!).
Nel mio muffin l'"uvetta", nota anche con i nomi di "uva sultanina" o "uva passa", sostituisce lo zucchero. Come i più affezionati lettori sapranno, lo zucchero non è quasi mai presente nelle mie ricette poichè per me è totalmente abbastanza inutile, vi spiego perché:  poiché lo zucchero fornisce "calorie vuote" è preferibile utilizzare l’uvetta che è invece ricca di potassio, fibre, calcio e ferro ed è ottima per chi pratica sport. 
Mentre le calorie dello zucchero sono vuote quelle dell'uvetta sono piene di sostanze
.
Ora capite perché io preferisco utilizzare
marmellate, frutta secca, frutta fresca per addolcire i miei muffin?

Come potete vedere questa volta i muffin hanno una somiglianza con quelli di California Bakery che vedete qui sotto…

i muffin ai mirtilli di CB (era già il secondo giro :))

Anche i miei muffin sono "Muffin CB", ma in questo caso CB non sta per California Bakery ma piuttosto pensavo ad un “Che buoni!" o anche "Che Bontà!". Infatti questa volta devo riconoscere che sono venuti proprio bene ed è un gran peccato che l’unica bocca ad averli assaggiati sia stata la mia: erano così buoni che in due giorni me li sono fatta fuori tutti! Diciamo che, più o meno, è andata così...

Dello zucchero vi ho già detto e allora passiamo agli altri "senza".
Vi dico che non ci sono uova perché dovete sapere che le uova non indispensabili per la riuscita di una torta o di un muffin contrariamente a quello che si possa pensare - utili invece se volete aumentare l'apporto di proteine. Questi muffin non contengono nemmeno grassi non graditi: mi riferisco al burro che il mio palato/stomaco non gradisce. Al posto del burro olio di semi di girasole biologico spremuto a freddo, un eccellente ingrediente che utilizzo sempre nelle mie preparazioni dolci così come anche per quelle salate, a crudo nelle insalate o anche con il riso nero Venere spesso in alternanza/unione a quello di semi di lino o a quello evo. Il sapore discreto dell' olio di girasole lo rende adatto per moltissimi utilizzi, diciamo pure che è un "olio da tutto pasto" prendendo a prestito una terminologia del settore enologico. Questi muffin sono anche senza lievito ma riescono a lievitare grazie al bicarbonato di sodio, eccellente agente lievitante, per cui chi è intollerante al lievito può mangiarli. Ma anche chi è intollerante al latte può mangiarli perché qui ho utilizzato un goccio di latte Accadì ad alta digeribilità che è senza lattosio.

Ecco tutto quel che vi occorre (dosi per 10-12 muffin):

250 g di farina integrale (per i prossimi utilizzerò la farina di grano saraceno che è senza glutine)
cannella qb (2/3 cucchiaini )
un cucchiaino di bicarbonato di sodio
un pizzico di sale rosa dell'Himalaya
150 g di uvetta Noberasco
2 grandi mele fuji bio
2 vasetti da 125 g di yogurt Yomo agli agrumi di Sicilia (è da sempre il miglior yogurt che io abbia mai provato!)
50 ml di olio di semi di girasole biologico Viviverde Coop (potete anche aumentare)
latte Accadì qb per ammorbidire

Come li ho preparati?
Ho affogato l’uvetta nello yogurt senza averla prima fatta ammorbidire in acqua (quando si ha poco tempo e le cose si decidono all'ultimo -e si vogliono subito!!- ci si deve accontentare e comunque in questo caso non ci sono state conseguenze). Ho aggiunto l’olio e mescolato con il cucchiaio di legno. In un altro contenitore ho mischiato la farina con il bicarbonato, mezzo cucchiaino di sale rosa dell’Himalaya (sui benefici del sale rosa potete leggere "Sapore di sale", l'articolo uscito su Phit di maggio che trovatre qui) e la cannella in polvere. Ho unito la miscela secca pian piano a quella liquida, continuando a mescolare in modo energico (quasi come se avessi dovuto montare l'uovo ma in assenza di uovo, ciò che conta qui e in generale nella vita è l'atteggiamento) e ho aggiunto circa il corrispettivo di una tazzina da caffè di latte per ammorbidire. Ho messo a cuocere in forno, funzione ventilato, per 35 minuti circa a 165° e atteso davanti al forno...


... questi invece sono i miei "muffin CB", con uvetta e cannella... 

Eccoli in posa per lo scatto: "cheeeeese" (in realtà il foraggio è stato utilizzato negli altri, poi vi dico).


Nota.
Questa composizione è un'ottima base da adattare a tutte le varianti che vi possono venire in mente: se al posto della mela ci mettete la banana e aggiungere il cioccolato possono diventare i "muffin banana e cioccolato" di CB. Se invece ci aggiungete le noci pecan saranno i "muffin mela, noci e cannella" sempre di CB. Se invece utilizzate la marmellata ai mirtilli neri al posto dell’uvetta saranno i "muffin ai mirtilli" di CB. Non so dire se i muffin di CB contengano o no burro, io credo roprio di no ma in ogni caso sono molto leggeri e soprattutto non troppo dolci (i miei preferiti, a pari merito, sono i mela e cannella e quelli ai mirtilli ma quasi sempre quando arrivo sono già finiti...).

Per quanto riguarda il "cheese", dovete sapere che di recente ho realizzato una variante salata con formaggio, erbette bio e pomodoro... ma questo è un altro post, magari il prossimo. Per ora accontentatevi di questi per iniziare bene questa settimana!

mercoledì 5 settembre 2012

Poppea... lo accendiamo sto forno??

Come al solito, quasi fuori tempo massimo! 
Sta per arrivare Bacco e il caldo che porterà nelle prossime ore certo non ci sarà di stimolo ad accendere il forno. Abbiamo tempo ancora 24h per sfornare prima che pioggia e freddo ci abbandonino, e l'estate faccia il suo ritorno, "forse per l'ultima volta" (mi sembra alquanto melodrammatico questo ultimo passaggio ma del resto, vuoi il tempaccio là fuori, oggi sono piuttosto piacevolmente incline al melodramma). 
Dicevamo... in questi giorni decisamente autunnali alla fine il forno l’ho acceso anche prima del previsto. Così, non ieri, non lunedì, non domenica e nemmeno sabato, ma addirittura venerdì, reduce di una sfida contro il "tempo" (mi riferisco a quello meteorologico) che mi ha costretta ad abbandonare la bici, ombrello alla mano (servito a poco) e sandali ai piedi (serviti a niente!!), una volta salita sul tram e giunta al riparo tra le mura domestiche il mio primo desiderio è stato quello di accendere il forno per dare consistenza (molto compatta, simile alla torta alle carote di California Bakery, avete presente?) ad un pensiero che sul 14 (questo il numero del tram) aveva preso queste sembianze:




Con questi ingredienti:

·  130 g di farina manitoba 
·  70 g di farina di kamut biologica
·  50 g di farina di riso biologica
Nota: ho usato queste dosi particolari perché avevo da terminare sia la manitoba che la farina di kamut e queste erano le loro disponibilità.
·  200 g di marmellata di arance amare RdA
·  125 g di yogurt al limone Mila
·  50 g di yogurt magro al naturale bio Esselunga (me ne era avanzato un po’ da una precedente sperimentazione, ecco perché l'ho aggiunto)
·  18 arachidi da sgusciare
·  40 ml di olio di semi di girasole bio spremuto a freddo (Viviverde Coop) - la prossima volta ne provo a mettere la metà dato che ci sono già parecchie arachidi...
·  cannella biologica in polvere a piacere
·  un pizzico di bicarbonato di sodio

E una volta tagliata mi sarebbe apparsa così: 



Ed è accaduto proprio così, guardate come...
Ho mischiato le farine con la cannella ed il bicarbonato. Ho aggiunto lo yogurt, la marmellata e per ultime le arachidi (sgusciate ovviamente!). Ho voluto utilizzare gli stampi per muffin ma non sono dei muffin, sia chiaro. Sono solo delle mini tortine della consistenza di una torta.
Ho messo a cuocere a 175°, forno ventilato, per 45 minuti e poi mi sono dovuta trattenere dal mangiarle, ancora calde (cosa poi avvenuta due dieci minuti più tardi).

Il dolce. 
A mio parere non occorre altro dolcificante ma Qualcuno suggerisce di aggiungerlo: io personalmente credo così siano perfetti in quanto a dolcezza (poi "la consistenza" è discutibile, d'accordo - vedi sotto). Piuttosto allora inzuppiamoli nel latte o cospargiamoli di yogurt (con quello Yomo agli agrumi di Sicilia credo possano raggiungere il massimo della loro espressione - non lo avevo in quel momento ma l'ho comprato subito dopo). Tutt'al più possiamo dare una spolverata di zucchero a velo (ribadisco che con il sapore delle arance amare, per il mio palato lo zucchero stona un pò).

La consistenza.
Con l’utilizzo del bicarbonato, e forse anche per via delle farine, sono rimasti molto "compatti", non soffici. Non è questo un dato negativo ma solo un dato. Magari potreste anche utilizzare il lievito: io non lo utilizzo poiché sono intollerante e me li prendo così.
Con queste dosi sono venute fuori 5 tortine (e una tortina, badate bene, è più che sufficiente per una persona).
Non contenta la sera stessa ho mangiato uno dei buonissimi muffin ai mirtilli da CB (CB sta per "California Bakery"): non me lo avevano scaldato e non era il massimo ma mi rifarò al prossimo! :)

sabato 17 marzo 2012

Chi ha spostato il mio muffin?

Chi ha spostato il mio formaggio muffin?
Ma come? E' sempre stato lì per tutto questo tempo, non è giusto!

Una frase del genere, seppure al momento vi sembrerà la cosa più ovvia da dire e pensare, in un secondo momento vi sembrerà una chiara tonteria (ma sì, usiamo un po' di spagnolo che porta sempre tranquillità e buon umore) e addirittura potreste anche riderci sopra (ora però non esageriamo) .

E cosa fare allora quando vi rendete conto che qualcuno vi ha spostato (o più probabile, mangiato :)) il vostro muffin? 
Non vi resta che darvi da fare, farne un altro o comunque andare a cercarlo (dubito comunque riuscirete a trovarlo perché i muffin non è che si perdono e poi si ritrovano, non spuntano come funghi anche se... ). Certo è che non dovrete restare fermi ad aspettare sperando che magicamente si concretizzi lo stesso muffin perché questo non accadrà.

Ma come è potuto succedere?
Probabile questo sia accaduto perché eravate così certi che il vostro muffin sarebbe rimasto lì per sempre -visto che ormai eravate abituate a vederlo- che non vi siete nemmeno accorti che qualcuno, un bocconcino alla volta, se lo era pappato tutto lasciandovi solo le briciole. Che amara scoperta! ;(

Quello dei muffin è solo un esempio per farvi sapere che sono tornata, ovviamente con una ricetta (dei muffin appunto) che però stavolta non è vegana visto che ci ho voluto mettere dello yogurt. 
Da oggi sarò più attenta ai miei muffin anche se a giudicare dal colore non si direbbe... 

muffin integrali di kamut noci e cannella
Un muffin è sparito e non mi sono accorta!

Per chi volesse approfondire la "questione muffin cambiamento" suggerisco la lettura del libro “Chi ha spostato il mio formaggio?” di Spencer Johnson (e se mi stai leggendo sai anche che sto ringraziando proprio te :)).

Dunque, come vedete sono viva ma non ho idea della frequenza con cui scriverò e per ora non me ne voglio preoccupare.
Però prima di scappare di nuovo vi la lascio la ricetta per 7 muffin.

L’idea (solo quella!) mi è venuta gustando dei muffin mela, cannella e noci pecan a dir poco divini (e per nulla troppo dolci) da California Bakery in via Larga, uno dei miei rifugi per gli stacchi pomeridiani che trovo squisito sia per i muffin, le tisane e i centrifugati che si possono gustare, ma anche per la simpatia/gentilezza di un gaio (snello, pronto e vivace) giovane che sprigiona buon umore (e certamente lo apprezzo anche per le chiacchiere con Fabiana, il posto, non il giovane). E di buon umore in certi giorni ne occorrono gran dosi...

In quell'occasione ne ho mangiati due
Ricordo che le mie parole alla vista del muffin sono state: "Ma no, è troppo grande, non lo finirò mai". Poi mi è stata tappata la bocca prima che potessi ordinare il terzo :).
Questi muffin deliziosi sono quasi certa non avessero burro bensì olio. Non so nemmeno se avevano le uova, potrebbero averle anche avute ma non ci giurerei. E per lo zucchero... se anche c’era non è stato per nulla invadente (ho ragione di supporre che potrebbe essere stato "malto di qualcosa" - peccato al telefono non mi rispondano e non abbia pensato di chiedere tutto subito!) .

Ma vi lascio ai miei, fatti ieri pomeriggio quando rincasata ho avuto freddo e voglia di accendere il forno.
Questi sono meno soffici, molto più adatti all'inzuppo, ma ugualmente buoni e alle noci.

Ingredienti:
  • 100 g di farina di riso biologica
  • 150 farina di kamut biologica
  • 200 g di malto di riso bio
  • 125 g di yogurt magro al naturale bio
  • quantitativo a piacere di arachidi da sgusciare (saranno state una quindicina)
  • 60 ml di olio di semi di girasole spremuto a freddo
  • un sacco di cannella biologica in polvere
  • un pizzico di bicarbonato di sodio

Mischiate tutto, prima le polveri e poi i liquidi. Girate per qualche minuto e sformate nei pirottini per muffin.
Infornate a 175° per 35/40 minuti.

Questa loro consistenza li rende ottimi per l’inzuppo nel latte, nel tè, nello yogurt e in ogni occasione che richieda una bocca aperta (e delle volte anche come deterrente, per evitare di parlare a sproposito :)). Io li ho mangiati per il mio brunch del sabato.

lunedì 5 marzo 2012

Lune di pioggia e kamut

Oggi a Milano piove.
Vi avevo promesso che con il brutto tempo (pioggia e freddo, che per alcuni potrebbero essere sinonimo di brutto tempo o di autunno mentre per altri di giornate piacevoli da godersi tra letture, pensieri e fornelli) sarebbero arrivate anche delle ricette da forno (appunto!), forse più tipiche della stagione autunnale/invernale. Di stagioni vi avevo parlato nel post estivo (quello di venerdì) "pitta, sole, fuochi e finocchi" . 
Dovete sapere che invece in India ci sono ben 6 stagioni...

Le stagioni ayurvediche.
In India le stagioni sono 6 e sono: inverno, primavera, estate, la stagione delle piogge, autunno e il periodo freddo che precede l'inverno.

Ed è proprio la stagione delle piogge che precede l'autunno la stagione più adatta a queste giornate e soprattutto ai mie dolcetti.
Infatti la giornata di ieri mi ha ben ispirata e così ho creato dei dolcetti che sia per il gusto che per la consistenza (nonché per il valore nutrizionale) sono il meglio tra i miei "cotti al forno".

Per realizzarli mi sono ispirata a certi biscottini delle stelle (questi per la precisione) di cui vi avevo parlato da qualche parte e che sono senza latte, senza zucchero (c'è il malto di riso a dolcificare) senza lievito (sapete, vi ho detto, sono intollerante al lievito) e senza uova, per cui leggeri e adorabili. Forse l'unico problema è che sono un po' troppo duri (e questo in termini di dieta potrebbe essere anche un vantaggio perché al terzo biscotto la bocca è così stanca di masticare che dice basta - eccetto la mia che va avanti ad oltranza). 

Bene, vi mostro i miei biscotti della luna ispirati a quelli sottolestelle.

Li chiamerei "morbidotti di kamut"  :)

Ingedienti.
  • 270 g di farina biologica di kamut
  • 200 g di prugne bio con nocciolo + 50 g di malto di riso (entrambi gli ingredienti dolcificano in assenza di zucchero)
  • 100 ml di latte di riso biologico (anche questo ingrediente, naturalmente dolce, dolcifica)
  • 50 ml di olio di girasole biologico spremuto a freddo
  • 1 cucchiaio di cannella biologica in polvere
  • un pizzico (il mio decisamente troppo abbondante) di bicarbonato di sodio
  • un pizzico di sale integrale

Di solito quando faccio la simil frolla (la mia senza uova e burro ovviamente!) aggiungo sempre un pizzico di bicarbonato e poi lascio riposare un’oretta.
Ieri ho abbondato con il bicarbonato (me ne è scivolato troppo) e non ho lasciato riposare in frigo.
E dato che la pasta era umida, la forma a spicchi (mezzaluna) è stata una conseguenza inevitabile: infatti con un bicchierino di vetro da caffè ho fatto le forme circolari (li volevo a forma di cerchio/sole) che però poi nel raccoglierle/staccarle dal piano di lavoro si sono contratte in una posa più lunare (comunque, per ottenere una consistenza meno umida vi basta dimezzare la quantità di latte).

Astri.
Dovete sapere che in India è normale consultare un astrologo veda per sapere se i pianeti sono responsabili di una certa malattia cronica. Infatti per l'Ayurveda ci sono prove inconfutabili dell'influenza dei pianeti sulle malattie.

Come si preparano.
Si mischiano farina, cannella, bicarbonato e sale. Ho poi aggiunto le prugne (senza nocciolo ovviamente), l’olio, il latte e per ultimo il malto perché non ero certa mi occorresse. Ho lavorato per qualche minuto, acceso il forno a 180°su ventilato, lasciato preriscaldare 10 minuti, dunque steso col mattarello sul piano da lavoro così da poterne ricavare le forme volute (si fa per dire) che ho poi infornato per 12 minuti (ho spento trascorsi 10 minuti, lasciato ancora 2 minuti a cuocere, tolto per verificare la cottura e infornato ancora a forno spento per altri 5/10 minuti).

Chi sa se con un buon riposo e solo un pizzico di bicarbonato sarebbero venuti più biscottati. Ora infatti sembrano più simili a dei muffin, proprio la consistenza che volevo!

Fatto sta che così ho risolto il problema della bocca stanca di masticare (mi suona come la "teoria della bocca occupata" di Dukan - potete leggere se vi va il mio vecchio post sulla Dieta Dukan) e così via uno dietro l’altro perché sono dolci al punto giusto e di una consistenza morbida che non affatica.
Vi consiglio di provarli perché davvero ne vale la pena.
La cannella non si sente molto (io non la sento quasi per nulla) ma il corpo ne apprezzerà certo le innumerevoli virtù nascoste (per sapere quali potete leggere la parte relativa alla medicina ayurvedica del post sugli afrodisiaci).

Questi dolcetti non sono HA ("Husband Approved") perché non sono stati nemmeno presi in considerazione (in ogni caso kamut e prugne non avrebbero reso possibile questa circostanza). 
Meglio così, me li mangio tutti io (pensavo di portarli oggi ad un'amica che tra pochi giorni partorirà ma ho appena appreso che forse la cannella è meglio evitarla in gravidanza...).

Ottimi al posto di una fetta di torta anche perché più pratici da mangiare e più gestibili nella quantità. Ideali da portare in ufficio, per l’inzuppo nel o nel latte (a casa o in ufficio) da mangiare a merenda ma anche a colazione... Altro non mi viene in mente (ah sì, forse indicati prima di andare in bagno per via delle prugne :)).

domenica 26 febbraio 2012

Le chiacchiere di Arlecchino

Si è chiuso ieri il Carnevale a Milano e in altri paesi della provincia di Como (come ad esempio Erba - ci sono passata ieri). E infatti venerdì, per l’occasione, ho pensato che un po' di chiacchiere sarebbero state gradite. Nulla di verbale, piuttosto qualcosa da mangiare e preferibilmente non fritto e anche senza zucchero (e chiaramente senza uova).

Perché senza uova.
Qual'è secondo voi il senso di usare le uova per preparare un dolce se non mettendole viene comunque buonissimo? Giusto per parlare di cose concrete e anche piuttosto fritte (e buone), vi ricordo le mie frittelle di domenica scorsa...
Capisco se state seguendo una dieta nella quale avete necessità di introdurre un tot di proteine o se avete voglia dell'uovo all'occhio di bue, strapazzato, in camicia, sodo, alla coque, o di una bella frittata d'avena Dukaniana, ma se non ne avete necessità perché allora metterci le uova? Ho notato che sono sempre in mezzo come il giovedì...

Ritornando al Carnevale (e mentre scrivo mi è venuto in mente che a Carnevale le uova si usano da lanciare :)), o meglio, alla nostra ricetta, ecco a voi le mie chiacchiere di Arlecchino.
Chiacchiere perché il sapore è molto simile a quello delle chiacchiere (se non fosse che qui ci ho voluto aggiungere della cannella e che sono più simili a dei biscotti e sono anche un po’ più spesse sarebbero state proprio un'altra cosa chiacchiere).
Di Arlecchino per via della forma (avete presente i rombi, triangoli, poligoni del costume?).

Ingredienti:
200 g di farina di grano tenero biologica tipo "00"
25 g di farina di Kamut biologica
25 g di farina riso biologica
40/50 g di olio di girasole biologico spremuto a freddo
70 g di malto di riso biologico (ma anche 100 g vanno bene)
latte di riso biologico  qb
cannella biologica in polvere qb
un pizzico di bicarbonato 

E se avessi anche usato l'olio di riso allora sarebbero state delle autentiche "risate" di Arlecchino (seppure demoniache), non vi pare?

le mie chiacchiere al forno senza lievito, senza zucchero e senza uova
Il retro del biscotto, più scuro e bruciato, evoca il ghigno nero del demonio...


Preparazione.
Si mischiano tutti gli ingredienti e si crea una frolla che ho lasciato in frigo a riposare per quasi un'oretta. L'ho poi stesa con un mattarello e tagliata all'Arlecchina.
Ho messo poi a cuocere in forno a 180° per 10-12 minuti (forno ventilato preriscaldato).
E se gli date una bella spruzzatina di zucchero a velo saranno ancora più dolci -di Carnevale!

Questi biscotti, che sono equiparabili per il sapore ai biscotti secchi, sono piaciuti moltissimo ieri a mamma e papà e questo prima di sapere che al posto dello zucchero ci avevo messo il malto di riso (che non provoca la "botta di calore" come avviene invece con lo zucchero che nel mio caso mi fa dare i numeri soprattutto nelle giornate calde fuori stagione come ieri - per chi fosse un po’ pratico di Ayurveda, io sono 100% “Pitta” e ho il fuoco dentro... il prossimo post sarà proprio dedicato a questo argomento) e che non avevano nemmeno le uova, così come quelle mie frittelle buonissime che se fossero state anche senza zucchero sarebbero state perfette. Ho anche rivelato loro della piccola percentuale di farina di kamut (mamma apprezza sempre queste composizioni) e della cannella. Un biscotto l'avevo anche fatto a forma di cestino (era un biscottone) e l'ho riempito con la marmellata Rigoni ai mirtilli neri che è senza zucchero aggiunto.
Inutile dire che ce li siamo pappati durante il viaggio in auto, prima della nostra passeggiata, insieme ad altre specialità all'uvetta che però ho pensato bene di non fotografare (!).
E prima di loro, il marito li aveva trovati assolutamente (per me inaspettatamente) adatti al suo tè della colazione. Sono anche questi "Husband Approved".

E comunque, salvo questa parentesi carnascialesca, che i dolci siano fritti o al forno in ogni caso non si scappa dall’acrilammide per cui, meglio sempre un dolce crudista anche se per la pizza, quella marinara della domenica (questa volta totalmente senza aglio per non rischiare di dover dormire sul terrazzo considerate le raffiche di vento), tra pochi minuti farò certamente un’eccezione...
;)