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venerdì 3 febbraio 2012

Dattero&fava (love) story

Ci sono patate e batate, datteri e dbatteri.

Ieri batate e oggi patate
Sarebbe stato più logico il contrario visto che ieri ancora non avevo il raffreddore (ma come? Io che non mi ammalo mai!? – ho anche la tosse e ho dormito malissimo stanotte...).

E invece ieri le patate erano proprio batate.

La batata (anche nota come patata dolce o patata americana) è una pianta erbacea perenne originaria dell'America centrale. 
Di questo vegetale si consuma il tubero, che è simile alla normale patata, ma ha un sapore più dolce. La batata viene anche utilizzata per la produzione di fecola (amido) e di alcol. Rispetto alla patata, la batata ha un contenuto in carboidrati simile e un apporto minerale vitaminico e calorico superiore.

Queste "batate" a quanto pare possono essere consumate crude perché infatti ieri...

A BPranzo.
Ieri sono stata pranzo al Centro Botanico di via Cesare Correnti con Fabiana. 
Era la mia prima volta a pranzo e, come tutte le prime volte, è stata memorabile.
Per non farvela tanto lunga, dato che il post vorrei parlasse di datteri (e i datteri ieri non li abbiamo proprio visti), abbiamo degustato un antipasto composto da tre assaggini crudisti e un piatto vegano io e vegetariano lei (ma poteva essere anche il contrario) sempre composto da tre creazioni. Tutti e due avevano un tortino di quinoa e spinaci (ma erano spinaci?) e il mio piatto si distingueva dal suo per via dei due pesci che in realtà erano sedano rapa con una leggera panatura (tipo l’inganno del mio pesce miglio,vi ricordate?).

Il problema di quando mangio al Mudra o in posti dalla cucina "non so come definirla perché tutto risulterebbe sminuente" come anche qui al Centro Botanico è che non riesco a pensare al cibo, nel senso che non visualizzo una singola portata che vorrei perché l'unica cosa che vorrei una volta seduta a tavola è concedermi di non pensare. Cosa impossibile in un bar/ristorante tradizionale dato che tra burro, sale e glutammato a tradimento passi la metà del pasto sul chi va là. Quando invece gli ingredienti sono scelti con cura, quasi sempre nel rispetto della stagionalità così che ogni verdura faccia il suo dovere per quel periodo particolare (anche se nel mio caso ha vinto il raffreddore - ma questo è un dettaglio), non accade e così ti puoi abbandonare ad un abbraccio ad occhi chiusi con il piatto.
Poi però non sapendo cosa hai mangiato non sei in grado né di raccontare né tantomeno di replicare (e perché mai dovresti farlo? Su Veganblog ci sono centinaia di ricette da poter replicare...). 

A conferma di quanto detto alla fine non sapevo cosa avevo mangiato!
Così questa mattina ho telefonato al bar del Centro Botanico per farmi dire giusto due cose e così si è scoperto che il carpaccio di mela, arancio e qualcosa era carpaccio di mela, arancio e sedano rapa bagnato con dell’aceto e non so cos’altro (questo non gliel'ho chiesto). 
E gli spaghetti che immagino fossero conditi con della barbabietola, a giudicare dal colore (anche questo non gliel'ho chiesto), erano batate.

Oggi invece il mio raffreddore mi ha costretta alle bpatate che insieme alle carote erano la sola cosa che sono riuscita a mangiare, indorate com'erano con del sale marino dell'Atlantico - non trattato (comprato ieri al Centro Botanico)-e un misto di olii, evo e di girasole, entrambi spremuti a freddo e biologici.

Tutta questa premessa per dirvi che ieri ho comprato anche un’altra cosa: il famoso e prezioso cacao crudo. Trattasi di "fave di cacao biologiche".

E considerati i ritmi a cui viaggio ultimamente con i post (ferma in sosta sul passo carraio, quattro frecce) meglio giocare di anticipo. Così ho pensato di farvi assaggiare qualcosa per San Valentino...

fave di cacao crudo
Nel dattero sta nascosta la fava di cacao, la riuscite a vedere?


Dattero-fava.
Ho fatto un innesto di dattero e fava. 
Ho tolto il nocciolo del dattero e l’ho sostituito con la fava. Così ora il dattero abbraccia la fava: insieme stanno benissimo!

Del dattero vi dirò solo che è dolce, molto dolce (tutte le altre virtù le potete leggere nel post "The Date Day").  E della fava, oltre a dirvi che è piuttosto amara, vi dirò molto di più.

Questo innesto è ottimo da degustare in situazioni che richiedono velocità (non si ha tempo per la merenda ma si è vittime di un improvviso calo di energie). Oppure non si riesce bene a deglutire e magari con il naso intasato non si sentono troppo bene i sapori e non si ha voglia di nulla in particolare (cavolo, non riesci a capire di cosa avresti voglia!). Come anche prima di una qualsiasi pratica sportiva...
E rieccoci al solito argomento ricorrente di questo ultimo periodo.

Il cibo afrodisiaco.
Sui datteri ne abbiamo già dette di cotte e di crude (in realtà più crude che cotte dato che ben si prestano a sostituire lo zucchero per i dolci crudisti, tipo appunto le barrette afrodisiache, ovviamente). Sul cacao ancora poco. Oltre ad essere un afrodisiaco dovete sapere che...

Le fave di cacao.
Nella cultura azteca il cacao era spesso menzionato come medicina locale, come lassativo e come ricostituente.

Felici.
Dovete sapere che il cacao crudo contiene venti volte più antiossidanti del vino rosso e trenta volte più del tè verde. Il cacao crudo parrebbe avere il 367 per cento degli antiossidanti in più rispetto al migliore cacao tostato (che è quello biologico).
E' un'ottima fonte di magnesio, dopamina e serotonina e aiuta a combattere i radicali liberi, prevenire problemi cardiaci, regolare la pressione, rafforzare il sistema immunitario e regolare lo zucchero nel sangue. 
Contiene inoltre il triptofanoun aminoacido essenziale che va assunto con l'alimentazione dato che l'organismo non è in grado di sintetizzarlo, che è un precursore della serotonina e della melatonina. E' un antidepressivo, un ansiolitico e induce il sonno.
E poiché viene disperso con il calore (a causa dell tostatura) è presente solo nel cacao crudo.

Beati.
Ultimamente è stato ritrovato nel cacao raw un altro elemento interessante: l'anandamide.
Deriva dal sanscrito ananda, ovvero "beatitudine interiore".
L'anandamide infatti è un neurotrasmettitore che simula gli effetti dei composti psicoattivi presenti nella cannabis e quindi diminuisce l'ansia, la depressione, aiuta il buonumore e tiene sotto controllo l'appetito.

Tutto questo ce lo dice Susanna Eduini, nel capitolo dedicato ai "Supercibi" di quel libro galeotto "Il crudo è servito" che originò quel mio post de "La zucca illuminata"...

Prima di cadere vittima dei fumi delle fave vi dico giusto tre cose

La prima. 
Nella rubrica "Vitamina Phi" su Phit Magazine di marzo troverete un bell'approfondimento sul raw food e sui Supercibi (il cacao è solo uno dei tanti).

La seconda.
Da non perdere il piacere di questa tisana ayurvedica della Yogi Tea "Choco" Aztec Spice
che si ispira allo "Xocoatl", la venerata bevanda degli antichi Aztechi...

Scorza di cacao 65%, liquirizia, cannella, carruba, malto d'orzo, cardamomo, zenzero, chiodi di garofano, estratto di cannella, estratto di vaniglia, pepe nero, olio di zenzero, bacello di vaniglia. 
Serve altro?
Ah sì, sono tutti di agricoltura biologica.

La terza.
Vi aggiorno sul discorso intolleranze.
Seduta di test intolleranze + riflessologia plantare spostata al 17 febbraio che è un venerdì (prima data libera). E guarda caso era libero proprio l’orario che avevo richiesto. Quando si dice la fortuna!

Bene, con il "Dattero-fava" do ufficialmente inizio alla serie di post dedicati a San Valentino!

giovedì 17 novembre 2011

In viaggio con il kamut

Sono in partenza. E non si parte senza prima avere fatto rifornimento di carburante.
Certo, si va in macchina e il pieno andrà fatto. Ma io intendevo un altro carburante.
Sto parlando del cibo.

Benvenuti al sud.
Prima di venir fraintesa, non sto dicendo assolutamente che dove andrò non c'è cibo per me commestibile. Solo vorrei invalidare tutte quelle cose che si dicono prima di partire anche per una breve vacanza. Tipo "non pensare al cibo e divertiti" oppure "sei vacanza e chettifrega...".

Energie in viaggio.
Ma scusate, qualcosa in contrario se per il viaggio (più eventuali spuntini che potrebbero eventualmente includere merende e colazioni) mi porto qualche banana, i miei datteri e anche Rapunzel - lo zenzero candito (ultimamente devo dire che l'ho tralasciato parecchio)? 
Non credo...

Task force.
Quando l'obiettivo è star bene e godersi la vacanza io sono per l'indipendenza culinaria soprattutto quando si è in compagnia e spesso i gusti tempi in fatto di cibo non coincidono.
Nel senso che se siamo in giro e ho voglia del mio super frullato al potassio (quello con banana, datteri, cacao, avena e latte veg) mi ridimensiono e sgranocchio qualche dattero o magari mi mangio una banana (magari non lo faccio se siamo seduti in un bar, chiaro).

Attrezzatura.
Visto che ho tutte le intenzioni di godermi questo viaggetto ho deciso di attrezzarmi con un bel bagaglio dal contenuto stupefacente.
E per ottimizzare e non perdere tempo sul luogo (girando per supermercati alla ricerca di banane e datteri) ho fatto un "parzialmente inutile" salto alla Coop.

Soffi.
In effetti la temperatura si è abbassata di parecchio e per fortuna avevo il mio cappellino di lana comprato giusto ieri (ma sarebbe andato bene anche uno comprato prima di ieri, purché coprente le orecchie).
Soffi sul viso li avvertivo ma erano comunque sopportabili.

Datteri, datteri, datteri... NOOOOOOOOO!!! Non  ci sono!
Infatti della Noberasco bio avevano ben altre 11 tipologie di frutta ma non i datteri!
E la mezza confezione che c'era mentre scrivevo il post ora che sto per pubblicare è terminata (sto per andare all'Esselunga.... - andata e tornata). 
Faccio per prendere l'avena, mi abbasso ed ecco che mi guarda.

Kamut soffiato biologico.
Non ci potevo credere, mi gaurdava negli occhi.
Così l'ho preso in mano è ho controllato gli ingredienti: 100% Grano Khorasan (KAMUT).
"Fonte di proteine e fibre, ha un dolce sapore naturale".
Costo 1,39 euro... preso!

Lo vedete qui nella foto insieme a Phit.

kamut soffiato biologico al naturale
Il sapore è come quello del riso soffiato ma non è riso bensì kamut,
 con tutte le sue proprietà che ci piacciono...

Infatti lo porterò con me in viaggio (sia la rivista che il kamut soffiato).
Ieri mentre ero sul tram leggevo un articolo sul Rolfing, questa terapia basata sulla forza di gravità che promette di rimetterci a nuovo agendo sulle fibre muscolari... Mooolto interessante. Devo però ancora finire di leggerlo e credo ne vorrò approfittare in viaggio (certo non in macchina, va bene che avrò con me lo zenzero ma preferirei gustarmelo senza la nausea).
Su questo stesso numero c'è anche l'articolo sulla Dieta dei Gruppi Sanguigni (e potrei addirittura leggermelo...).

Naturalmente.
Se anche si deve pensare solo a godersela accade che comunque i capelli si sporcano, lo smalto si sfalda, il cibo s'attacca ai denti e le ascelle gridano "Teodorooo". E allora dobbiamo pensare ad un kit pratico da viaggio.
Ecco la lista:

Cose e Fitocose.
- BeSave!: manco a pensarci, è mezzo chilo di liquido, direi poco pratico per l'occasione (confermo la validità del prodotto, capelli mai avuti più lucidi "effetto parrucca" da quando ho i capelli - e sono 30 anni che li ho)
- shampoo solido di Lush: ideale anche per chi viaggia in aereo solo con il bagaglio a mano
- dentifricio anice e limone: lo lascio a casa perché il tubetto ha perdite ed essendo liquido vorrei evitare di impiastricciare di rosa "big bubble all'uva" tutto quanto (essendo che i prodotti di Fitocose sono artigianali ogni volta sono diversi... a sto giro il colore è yogurt ai frutti di bosco)
- dentifricio naturale dell' Esselunga (benissimo)
- balsamo ayurvedico (tanto è piccino e non pesa...NO!)
- detergente al tea tree oil di Fitocose: ideale sia per il viso che per il corpo, un jolly formidabile (un po' come le zucchine saltate di ieri)
- angeli a fior di pelle: lo lascio sul lavandino per questione di praticità
- crema corpo asciugatura ultra rapida al miele di Fitocose
- Teodoro l'amico delle nostre ascelle ci terrà buona compagnia
- fondotinta compatto Lepo +  polvere farina di riso annessa: ne ho introdotta illegalmente qualche grammo nella confezione così è pronta all'uso
- struccante mio solito Fitocose: in questi giorni ho provato ad usare l'olio di riso da tavola per struccarmi e in effetti toglie bene il fondotinta però non mi fido, non è nemmeno bio e ha un odore spregevole e certamente non è praticissima in valigia la bottiglia di vetro (!) - sto attendendo quello biologico di Jojoba da Fitocose, questione di giorni...
- tonico mio solito Fitocose
- crema viso idratante all'olio di argan di Fitocose: nutre senza ungere, perfetta sotto il fondotinta in questo periodo (ma pure da sola)
- crema contorno occhi alla rosa rubiginosa: la lasciamo a casa (dovete sapere che l'ho utilizzata spesso su tutto il viso in questi giorni di freddo polare essendo più nutriente dell'altra e per nulla unta)
- base sebo normalizzante: fondamentale prima della crema dato che le massime previste al sud sono di 16°

Troverete tutti i dettagli su creme e detergenti nel post "pelli miste e cappotto" dedicato al kit cosmetico d'autunno.

Anche ombretto e smalto (+ acetone) ovviamente saranno presenti in valigia (per vedere quali puoi leggere il post sul make-up).

La sera prima.
Prima di partire suggerisco di ammorbidire i talloni con l'apposito ammorbidente così siamo a posto e in vacanza non ci si pensa. E per il viso un leggero scrub con l' Angeli a fior di pelle renderà la pelle perfetta a ricevere la stupefacente crema abbronzante senza sole (che resterà insieme a casa). Fondamentale anche partire con i capelli appena lavati pur sapendo che domenica si dovranno rilavare (in viaggio durano sempre mezza giornata in meno del necessario).

Pronti, bagaglio e via.
Dimenticavo... in borsetta insieme allo zenzero teniamoci la crema mani al limone di Fitocose (in caso di nausea anche spalmarla sulle mani potrebbe dare giovamento così come Teodoro, un'annusatina rimette in sesto).

Nessun libro di carta (molto più pratico l'iPad in questi casi).

martedì 8 novembre 2011

Variazioni paesane dell'amore (senza zucchero)

Come promesso ieri sera ho spignattato ai fornelli.
In questo periodo a casa mia (quella di prima che mi trasferissi a vivere a Milano da sola, cioè con il compagno che attualmente è anche marito) le stanze erano pervase dal profumo di amaretto e cacao. E in cucina il pentolone di latte con il cucchiaio di legno era la conferma che si stava preparando la "papina", una torta di pane e amaretti (con cioccolato e uvetta) tipica della cucina lombarda.

Bye-bye.
Bene, dimenticate amaretti, pane, cioccolato e uvetta e il pentolone lasciatelo brontolare piuttosto con i fagioli (senza latte e ma magari in un altro momento).

Adesso infatti prepareremo una variazione di questa torta che vi stupirà (credo) in quanto a bontà e leggerezza soprattutto.

Tenete il cacao e il mestolo e andate a prendere gli altri ingredienti.

Il latte lo teniamo? 
Ovviamente sì, ma quello di riso vegetale.

Ma il pane? Come facciamo senza? 
Facciamo. Infatti lo sostituiamo con i fiocchi di avena (quelli della crepe di Dukan? Esatto, quelli).

Ma perché gli amaretti non li mettiamo? 
Perché sono fatti con lo zucchero e pure con le uova. E qui da me non si faranno più dolci con zucchero aggiunto (inutile), e vorrei fossero anche vegani (e le uova non sono certo vegane).

Sul perché no alle uova già vi ho detto già: non approvo gli allevamenti di galline ma non ho voglia di dilungarmi oltre per cui prendetela per buona e procediamo.

Se siete preoccupati (e dovreste esserlo non solo per le galline ma anche per i pulcini) per gli amaretti non siatelo: infatti li sostituiamo subito con i datteri.

Che, avevate qualche dubbio?
Questi che ho usato io sono quelli della Noberasco (che sono certificati biologici) sono secchi e una volta sminuzzati ci faranno dimenticare gli amaretti (se volete potete metterci l'Amaretto di Saronno ma io lo avevo solo vuoto :)).

Metteremo poi un pezzo di banana per far agglomerare bene il tutto in assenza di uova (la banana oltre a rendere super questo dolce lo zucchererà naturalmente insieme all'amica pera che pure metteremo).

Le uvette verranno sostituite dalle prugne secche super morbide (questo perché a me le uvette non piacciono ma voi potete fare come preferite).

I pinoli?
Ah già, i pinoli... io non li avevo e poi di solito li toglievo per cui l'ho fatta così (se li avete allora metteteli).

Abbiamo finito, non serve altro se non una casseruola.
Ecco le dosi.

Cristina Papina d'avena.
Le dosi sono per 6/8 persone moderate (che abbiano già pranzato). Io ho utilizzato una piccola teglia di 20x15 cm in ceramica (molto bella tra l'altro, acquistata con Fabiana da CoImport in piazza Diaz).

  • 450 gr di latte vegetale di riso (il mio era quello di Gerry, che è biologico)
  • 120 gr di datteri secchi naturali e biologici Noberasco (sono certificati bio)
  • 100 gr di fiocchi di avena biologici CerealVit
  • a occhio cacao magro bio Esselunga Altromercato 
  • 4 prugne secche morbide denocciolate biologiche Kì
  • 1/3 di banana grande
  • 1/2 pera 

Mettete in una casseruola (o in una pentola antiaderente con il bordo alto) il latte con l'avena, il cacao e i datteri sminuzzati e fate andare per 15 minuti circa affinché si amalgami tutto bene (potete aiutarvi con l'aggiunta del latte o dell'avena giocando con le dosi per rendere più o meno liquido l'impasto). 
Verso la fine aggiungete prima la pera, poi le prugne e per ultima la banana. 

Mettete in una teglia e infornate a 180° per 40 min circa, forno ventilato.
Tirate fuori dal forno e lasciatela una notte a riposo prima di mangiarla (ovviamente io l'ho assaggiata ieri subito dopo averla tolta dal forno).

Disponetela su un piatto e servitela (eccola, è quella a sinistra...).


squisitezze vegane ai datteri - senza zucchero
Papina d'avena & Sockerkaka 


Ma dato che avevo già il forno acceso ed ero presa bene (e queste cose capitano sempre più di rado) ho deciso di utilizzare anche lo stampo di silicone color ghiacciolo all'anice acquistato all'ikea insieme alle verdure svervegesi
Lo stampo si chiama sockerkaka (che in italiano significa spugna). 

E con questo piccolo stampo ho fatto il mio dolcetto dell'amore che è al kaki (è quello di destra nella foto).

Sockerkaka d'amor.
Questo dolce è un dolce biporzione, da mangiare insieme alla vostra dolce metà. 
La mia ama molto il kaki (non altrettanto il kamut) e ho pensato di dedicarlo a lui.

E quale miglior farina di quella di kamut per fare la base simil pasta frolla?
Come già vi ho raccontato nella mia mappa del blog, la farina di kamut è ideale per fare i biscotti (certo, ammesso che il sapore non vi disturbi come molto spesso accade). 

E così mi sono ispirata ai miei biscottini di kamut ma qui non ho utilizzato le uova (se ancora non lo avete capito siamo nella fase vegana della mia cucina) e o utilizzato il latte di riso che ho sostituito a quello di soia. Ci ho messo un po' di cacao (ne vado ghiotta) e al posto dello zucchero... indovinate un po' cosa ho messo?

Datteri ovviamente (più una prugna secca per dare maggior dolcezza).
Questa è la base sulla quale ho messo una specie di marmellata di cachi (in pratica ho fatto andare per 10 minuti il cachi, senza buccia, nella casseruola... niente a che vedere con quello nella foto del post sulla cacofonia, non resta liquido per fortuna).

Riassumendo le dosi e gli ingredienti dell'amore.
  • 40 gr di farina integrale di kamut
  • 10 gr di olio di semi di girasole
  • 25 gr di latte di riso
  • cacao q.b.
  • 2 datteri
  • 1 prugna
  • 1 cachi senza buccia

Tutto tranne il cachi è biologico.

L'ispirazione mi è venuta da Romina, veg-chef di veganblog, con il suo dolce cachi e carruba.
Come potete vedere la mia versione è diversa ma io da questa sono stata ispirata e ve lo voglio dire.

Preparazione.
Semplicissima e velocissima (anche per non perdere l'occasione del forno caldo). 
Mettete farina, cacao e datteri sminuzzati in un contenitore e mischiate bene. 
Aggiungete poi l'olio e il latte e infine la prugna (che essendo morbidissima si lascerà spappolare). Impastate con le mani e lasciate riposare per almeno 20 minuti (se non avete tempo come me non fatelo, non verrete puniti per così poco).

Nel frattempo il cachi lo avrete fatto andare per 10 min in una casseruola (avrei dovuto aggiungere dell'agar-agar ma non lo avevo - è comunque venuta bene).
Prendete la frolla, fate una base con dei bordi sullo stampo e mettete la marmellata di cachi sopra.
Infornate per 20-30 minuti a 180°.

Il risultato è stato stupefacente per entrambi i dolci (ecco invece altri effetti stupefacenti).

I datteri.
Come vedete i datteri non dovrebbero mancare mai e non solo in cucina (state a vedere i prossimi post). Nelle preparazioni dei dolci sono degli ottimi sostituiti dello zucchero (lo zucchero vi suggerisco quindi di spostarlo direttamente in bagno per i vari scrub al cacao ecc.). 
Potreste voler apprezzare anche il mio super gazpacho di datteri.

Il marito ancora non li ha assaggiati però quando stasera lo farà immagino mi vorrà concedere l'etichetta "Husband Approved" (son praticamente sicura).
Per le mie ricette "Husband Approved" potete vedere qui.

Oltre che light (non mi piace questa parola, già ve lo dissi, ma qui ci serve) questi dolci sono super veloci da preparare, super energetici e super buoni!

Raw.
Non sono crudisti di preparazione ma lo sono di ispirazione per l'utilizzo di materie prime biologiche (tutto tranne il cachi è biologico), l'assenza di zucchero che è sostituito da altri ingredienti.

Vegan.
La ricetta ovviamente è anche vegana (per vedere le altre ricette vegane che ho fatto potete andare qui - ma anche su veganblog mi trovate).
Per altri dolci vegani da gustare fuori casa il Mudra certo non vi deluderà.

martedì 1 novembre 2011

The Date Day (al potassio)

Tutto scorre e proseguono le coincidenze.
E oggi ho anche avuto "il mio primo incontro con un certo Amor"...(ma come??? Cosa sto dicendo???). 
Lo scoprirete solo leggendo.

Mercato (l'Altro).
Ieri Ylina nel commentare il mio post sulla zucca illuminata mi ha nominato i datteri.
Questo frutto dal potere altamente appagante (come i fichi secchi me ne bastano due o tre per darmi la giusta carica a merenda - mentre poi i fichi li senti in pancia il dattero è silenzioso), torna soprattutto in questo periodo prenatalizio. 

Per Natale ai miei genitori solitamente regalo un bel cesto di prelibatezze equo solidali (vado in via Mercato da Altro Mercato) così poi la roba che non consumano me la prendo io.
E i datteri ovviamente non mancano (anche perché mio papà ne va matto).

Marmellata (l'altra).
E il dattero torna anche nella marmellata crudista di albicocche che Laura Cuccato propone nel suo libro (e che ho intenzione di provare a fare in questi giorni).
Ho in mente anche un detergente per il viso alla frutta secca (e questo ve lo Cuccate nel prossimo post che spero potrà essere domani).

Per realizzare questa marmellata crudista che già adoro perché "grazie alla frutta" NON contiene zucchero extra, occorrono anche dei mandarini, dei fiocchi di agar agar (l'agar è una mia conoscenza dello scorso anno ma questa è un'altra storia - e ve la racconterò) e i semi di psillio (anche questi li conosco  bene dato che sono presenti nelle mie fette biscottate "Fibra Activia" Panmonviso, le uniche fette biscottate che riesco a mangiare perché sono molto poco zuccherate e sono integrali – purtroppo però non sono biologiche).

Volevo farla ma occorre lasciare in ammollo le albicocche secche almeno per una notte e dato che ancora non le ho comprate (e fremevo dalla voglia di provare qualcosa di nuovo) ho deciso di iniziare coi datteri.

La sensitiva in bici.
Oggi ero (e sono) a casa sola. Con una giornata parzialmente soleggiata com'è oggi, dopo una sveglia alle 10 e una colazione super con un frullato di banane (2 per l'esattezza),  cacao e latte di soia, verso le 12:30 mi sono avviata alla ricerca dei datteri. Destinazione Lanza anche perché sia la Coop che l'Esselunga erano chiuse (e NaturaSì era dall'altra parte e mi sentivo che era chiuso).

In realtà volevo attraversare il parco in bicicletta.  
Così arrivata in via Mercato, una volta appurato che l'Altro (Mercato) era chiuso ho percorso Corso Garibaldi quasi senza auto in giro fino a Largo La Foppa (Moscova). 
Qui l' illuminazione.
Sarà mica aperto il negozio biologico (quello coi prezzi alti da paura)...

Super (al quadrato).
Sììììì, aperto!!!
Ho parcheggiato la bici e sono entrata da Superpolo, un negozio di prodotti biologici super super (doppiamente super). Prezzi super e fornitissimo.
Questo è proprio un supermarket, il Centro Botanico è un'altra atmosfera ma dato che oggi era chiuso che ben venga il Superpolo.
Che meraviglia, non ricordavo così tanto assortimento.

Gira, guarda, cerca, chiedi (tra l'altro gentilissima la ragazza che stava in cassa che mi ha aiutato a trovare le cose che cercavo... il problema era che non sapevo cosa stavo cercando!). Alla fine trova. 

Ed eccomi alla cassa:
  • mandorle sgusciate Ki  - 2,95 euro
  • prugne secche denocciolate Ki  - 4,30 euro
  • semi di sesamo demeter-rapunzel (stessa marca del mio zenzero candito) – 2,45 euro
  • farina di grano saraceno integrale ki – 3,25 euro

Pago, esco, prendo la bici e mi fermo.

Ma i datteri?
Appunto. Nel frattempo la mia testa aveva deciso di occuparsi prima del detergente e solo in un secondo momento della marmellata (gli ingredienti acquistati infatti servono tutti per il detergente). E visto che i datteri erano tra gli ingredienti della marmellata ecco spiegato il corto-circuito.

Non le avevo detto però che volevo fare un super pranzo, super veloce (senza sporcare troppo dato che non avrei avuto tempo di lavare i piatti).

Allora mi sono figurata la cosa che vedete qui...

super Gazpacho banana e datteri


E sono rientrata (senza legare la bici questa volta) e ho preso i datteri morbidi prodotti in francia a marchio "la finestra sul cielo" (li vedete nell'angolino a sinistra della foto).

  • datteri morbidi Amor (c'è scritto così sullo scontrino)...Bip - euro 4,75.
Ed eccovi spiegato l'Amor :)

Sono praticamente certa che la ragazza del negozio mi avrà presa per pazza (del resto mica potevo spiegarle la discussione con la testa che aveva già predisposto la scaletta...).

Mercato (Fauché).
Felicissima della mia spesa bio (tutti i prodotti sono biologici) pedalavo allegra verso casa passando addirittura per via Fauchè dove oggi c'erano delle bancarelle (e io non amo particolarmente quel mercato!) per verificare che l'Esselunga fosse chiusa (e infatti lo era). Andrò domani a comprare banane, cacao e peperoni per il gazpacho.

Gazpacho (l'altro).
Arrivata a casa mi sono preparata il mio bel pasto nudo e crudo.
Ecco gli ingredienti:
  •  2 banane bio equosolidal (e oggi siamo a quota 4 ma va bene così) - Raw
  •  cacao q.b (e a me non basta) bio equosolidal (quello crudo non si trova, nemmeno al Centro Botanico... ho chiamato ieri) - no Raw ma bio sì
  • latte di soia bio q.b. - non è Raw Food ma per ora va bene così...
  • fiocchi d'avena bio "a occhio" (forse questi sono considerati Raw, devo verificare) - probabilmente Raw 
  • 3 datteri (2 da frullare + 1 di decorazione che comunque poi si mangia) - Raw

Si mette tutto nel frullatore e si frulla. Poi si serve in una scodellina/ciotolina e si mangia col cucchiaio come fosse un gazpacho.

Brunch.
Questo pasto è l'ideale per un "brunch domenicale" (e ai milanesi piace molto questo termine) in cui magari si ha voglia di sapori dolci ma non troppo e di una consistenza morbida.
La cosa interessante è che i fiocchi d'avena una volta frullati (non lo avevo mai fatto, è stata una scoperta di oggi) ricordano il sapore delle mandorle.
Buonissimo!
Per la pronuncia di "brunch" sentite qui.

%.
Certo, l'ho fatto perché ero a casa sola se no figuriamoci se il marito si mangiava questa pappetta semi cruda!
Infatti questa zuppa è al 70-80% Raw. Ottimo come inizio, non vi pare?

Se avessi mangiato la banana nuda e cruda così come anche i datteri sarebbe stato 100% Raw.
Facilissimo vero?
E io adoro le percentuali.

The Date.
Come la banana i datteri sono ricchissimi di potassio e per questo motivo aiutano ad equilibrare il livello di liquidi nell'organismo, ma non solo. Magnesio, fosforo, selenio, calcio, sodio sono presenti in buona dose così come le vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6, K e J.

Se consumati freschi costituiscono un alimento molto energizzante e reintegrante dei sali minerali. Sono quindi consigliati a chi pratica sport, ai bambini e per chi ha una vita molto attiva in generale.
Tra le altre proprietà dei datteri troviamo anche benefici nei confronti del'acne tipica dell'età giovanile e dell'intestino.

Serve altro? 
A me sì. Devo assolutamente comprare il macinacaffè per preparare il detergente del prossimo post (ne ho individuato uno pratico e bello della Bosh, eccolo qui... lo troverò?  Mi piace un frego!).  Comunque tra poco dovrei andare anche all'IKea... evvai, non vedevo l'ora, me la sogno da settimane  (mentre gli altri sognano bistecche al sangue o tiramisù pieni di mascarpone io mi accontento dei tovaglioli viola svervegesi).