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mercoledì 29 agosto 2012

"Un autunno da leccarsi i baffi"

Finalmente il blog ritorna a sfornare ricette!
Contenti?
Per ogni Anonimo che non gradisce immagino (e spero) ci sarà Qualcuno che vedrà invece di buon occhio questo ritorno.

Ho detto sfornare volutamente perché volevo proprio tirare in ballo il forno che è, ovviamente, ancora spento. Sono più di 5 mesi che non lo accendo: l’ultima volta è stato in occasione di quel mio "muffin spostato" e credo resterà a risposo ancora per qualche settimana/mese, almeno fino a quando la temperatura non scenderà ancora un po'.
Oggi si sta decisamente bene ma qualche giorno fa, sabato per esempio -il giorno del mio esperimento- avevo in casa la bellezza di 31 gradi!

Alla domanda, "ma accendere l’aria condizionata?" la risposta è "No, non ho l'aria condizionata", né quella con lo split e nemmeno il condizionatore che mi segue da una stanza all'altra (il Pinguino o simil per intenderci) che ho gentilmente dato via... una follia di questi tempi!? Sì, va beh, ma chi
 si aspettava tutto sto caldo? (in realtà si sapeva benissimo).
Vi spiego subito il mio ragionamento: se
sono impegnata a combattere con il caldo non ho altro con cui combattere :), che ve ne pare? Vero è che utilizzo prodotti ad effetto rinfrescante che vaporizzo sul corpo, e sotto la doccia mi lavo/idrato con il mio doccia schiuma di Fitocose alla menta. Mangio piuttosto leggero e se non ho appetito non mi forzo. Tutto qui.
C’è comunque da dire anche che il corpo si adattata al cambiamento, e il mio in questo periodo più di altri. Chi lo avrebbe mai detto? Io che per due gradi in più della mia temperatura ideale mi sentivo morire fino a qualche mese fa...
Questa cosa è magnifica, vuol dire non solo che ci si adatta ma che si evolve (forse :)).

Addirittura bevo tazze di tè verde così che l’"effetto bagno turco" sia potenziato e in questo modo mi preparo per il detox di settembre.
Infatti settembre è tempo di vendemmia, dunque, cosa c’è di meglio di una cura a base di uva per disintossicarci? Qualcuno penserà che di meglio c'è la cura a base di vino, per disintossicare da pensieri indesiderati e restare per un po' "allegri". Ma l'effetto dura poco per cui meglio puntare su altro, tipo i Fiori di Bach (che comunque si trovano in soluzione alcolica a base di brandy :)). In ogni caso, tra pochi giorni su Phit di Settembre potrete leggere da voi dei benefici dell'uva...


Mentre invece leggerete qui di seguito, se vi va, la ricetta che ho pensato per partecipare al contest della Rigoni di Asiago “Un autunno da leccarsi i baffi”. 


Dovete sapere che il blog era nato da pochi giorni, era il 14 agosto del 2011 e per la prima volta la marmellata ai mirtilli neri della Rigoni di Asiago (che abbrevierò con "RdA") faceva la sua comparsa.

Perché proprio la marmellata della Rigoni?

Rigoni Love-Story.
La comprai per la prima volta perché non aveva inutili zuccheri aggiunti e così scoprii che era addirittura biologica. Non solo. La si poteva trovare al supermercato e non costava nemmeno il doppio delle altre marmellate. In pratica una di quelle piccole e inaspettate piacevoli cose che, se accadono in "giorni in cui si è particolarmente arancioni", ci fanno brillare gli occhi e dilatare le pupille.
Quando poi scoprii la Nocciolata… ecco, quella fu davvero la fine! Anzi no, l’inizio di tutto. Infatti Ri-
conobbi il logo della RdA anche sul miele. E me ne accorsi perché stavo cercando un miele in formato famiglia (avevo infatti ripreso l'abuso di miele dopo una breve, sperimentale ed intensa parentesi vegana - come potete intuire, il miele non è vegano). Non avevo la pretesa che fosse biologico e quando mi accorsi che la ricerca del rapporto qualità prezzo mi aveva indirizzata su quello della RdA, "Il Millefiori", ho fatto i salti di gioia (lo dico per dire, non mi sono mica messa a saltare - infatti ero alla Coop, per ora lo trovo solo qui :|).

Dopo tutto questo raccontare a proposito della mia storia con i prodotti della Rigoni (ci tengo a precisare che il contest non lo richiedeva ma come sapete, se un prodotto merita io non risparmio certo parole) veniamo all’oggetto del post, ovvero, alla ricetta con la quale parteciperò al contest "Un autunno da leccarsi i baffi"... Eccola!


L'ho chiamata "Dolce tentazione di Venere".


E neanche a farlo apposta i baffi ce li dovremo quasi sicuramente leccare!
Vedete? La crema interna fuoriesce e nell’atto in cui tenterete di portare il dolce alla bocca inevitabilmente dovrete usare la lingua perché un po' di crema vi resterà nei paraggi.

Ve la racconto un po' se vi va (se non vi va passate direttamente alla ricetta, non mi offendo per così poco :)).

Come è nata l'idea + come risparmiare energia.
Dato che deve/dovrebbe essere una ricetta autunnale ma, come vi ho detto, il forno qui da me non si accenderà fino a Natale (mese più, mese meno), ho dovuto trovare un’alternativa. E le intuizioni/soluzioni migliori si hanno proprio quando bisogna ingegnarsi (capirai che intuizione!).
Qualche settimana fa, per merenda, avendo terminato inaspettatamente le banane, ho aggiunto del miele RdA ad una ricottina che avevo in frigo. Inutile derivi quale delizia per il palato! Il miele oltretutto ha proprietà disintossicanti ed è un depurativo del fegato, perfetto per un detox settembrino. Se poi ci aggiungiamo dei mirtilli freschi di stagione, le cui "miracolose proprietà" potete leggere nel post dedicato, magari raccolti durante qualche bella passeggiata in montagna di fine estate (io invece li raccolgo all'Esselunga a 1,68 euro, la vaschetta da 125 g: arrivano dal Trentino e sono ottimi davvero), ecco fatta la crema interna del dolce!
Per quanto riguarda invece la "crosta" esterna...
La sera precedente avevo cucinato il riso nero venere. L'ho cucinato nel vero senso della parola (ho usato i fornelli a gas) perché in questo modo il chicco resta più duro rispetto alla mia usuale versione con la "cottura a freddo" (la vedete qui) che lo rende invece più simile all'orzo.
Chiaramente utilizzo il metodo di cottura "save money, save the planet" (una metodo appreso dall'amica Franca) che consiste nel mettere a bollire l'acqua in una pentola e, una volta giunta ad ebollizione, spegnere la fiamma e lasciare cuocere il riso (o la pasta che sia) coperto, solo per qualche minuto in più rispetto al tempo di cottura indicato. Et voilà, pronto senza ulteriore 
dispendio di gas (un Estraneo mi aveva chiesto di spiegare meglio questo procedimento: "Eccoti accontentato! Ora però che lo sai la devi mettere in pratica!!" ;)).

Il riso nero Venere è molto versatile e si presta per realizzare addirittura un dentifricio (!!!). Io mi sono limitata al gelato che, devo dire, è stato un esperimento che mi ha dato parecchia soddisfazione. Sta di fatto che ho preso il riso cucinato la sera prima che si trovava in frigo, l'ho passato nel macina caffè e al composto risultante ho aggiunto il miele e una spolverata di cannella. Ed ecco fatto il rivestimento! 

Il risultato prima di tagliarlo a fette più o meno cubiche/regolari sembrava un "Rigoni fetta al latte" gigante :D.


La ricetta.
Ingredienti (dosi per 4/6 persone):

Esterno.
320 g riso nero Venere ("Gallo") precedentemente cotto e lasciato qualche ora in frigo
40 g di miele Millefiori ("RdA")
una spolverata di cannella in polvere bio ("Sonnentor")

Interno.
250 g ricotta ("Viviverde Coop") 
25 g di miele Millefiori ("RdA")
125 g mirtilli neri del Trentino (non ho più la confezione per cui non so dirvi la marca - comunque si comprano all'Esselunga)






Procedimento.
Passate il riso ancora freddo di frigo nel macina caffè e lavoratelo a mano aggiungendo il miele e la cannella. Disponete il composto sul fondo di un contenitore in modo da formare una base dell'altezza che volete e che dovrete dividere per ottenere le due parti (base inferiore e superiore).

Lavorate la ricotta con il miele e alla fine aggiungete i mirtilli. Posizionate la crema tra i due "strati di Venere" avendo cura di non mangiarla tutta prima: l'altezza del dolce infatti sarà direttamente proporzionale alla vostra golosaggine :). Aiutatevi con un coltello per livellare l'esubero che, solo in questo caso, potrete mangiare.

Terminata l'operazione mettete in frigorifero e conservate per i vostri ospiti.

Nota.
Ideale è servire il dolce dopo averlo lasciato nel freezer per un'oretta per rendere più compatta la cremosità interna. Ricordate però che non è bene fare frigo-freezer-frigo e di nuovo freezer per cui una volta passata per il freezer poi dovrà esclusivamente passare per il frigo e poi per la bocca (!).

Ora sì che siamo pronti per leccarci i baffi!
In realtà io me li sono leccata sabato insieme a Monica, la mia ospite a cena. Ora però devo pensare al nome per poter pubblicare la ricetta sul sito del contest della Rigoni...
Suggerimenti?

venerdì 2 marzo 2012

Pitta, sole, fuochi e finocchi

E’ già primavera, anzi no, per me è già quasi estate!
Tra poche ore il blog passerà dalla grafica invernale a quella primaverile. 

Le 4 stagioni.
Queste giornate così "devo ancora trovare la parola giusta", che per luce e colori mi riportano diritta dritta al periodo precedente la maturità (mi ricordo quando studiavo fuori sul balcone con il cinguettio degli uccellini) riescono a farmi vivere tutte e 4 le stagioni in un giorno: la mattina presto è inverno (diciamo una giornata non troppo fredda e magari anche di sole), poi intorno a mezzogiorno è estate (oggi ero a maniche corte sotto il sole cocente!), a pomeriggio inoltrato è primavera (infatti giravo in bici con il mio giubbino di jeans e il vento tra i capelli) e poi la sera autunno (che se esci ti ci vuole la giacca). E a notte inoltrata ecco che ritorna l'inverno (abbiamo ancora il piumone e i riscaldamenti accesi - chiaro, termo autonomo). 
Anche voi le vivete?

A proposito di riscaldamenti... 
Queste temperature sono il segnale chiaro che è ora di spegnere i riscaldamenti centralizzati che sono totalmente fuori controllo: vanno a mille indipendentemente che fuori ci siano 5 o 25 gradi!

Non solo soffro molto il "caldo artificioso" dei riscaldamenti (soprattutto quello dei negozi quando fuori ci sono zero gradi e tu giustamente indossi un piumino - per la cronaca, il piumino d'oca non è chiaramente vegan) e passi da 0 a 25 in un nanosecondo, ma avverto squilibri più o meno importanti anche a seguito di un improvviso aumento di temperatura che mi fa sentire le scarpe chiuse invernali assolutamente inadatte ad una giornata inaspettatamente calda e di sole (ho infatti già recuperato le mie infradito).
E comunque nulla sono i 43° gradi naturali ad agosto (naturali si fa per dire) contro i 24° artificiali di una casa con riscaldamento centralizzato. Credo finirei dritta al manicomio o anche in ospedale per disidratazione/altre cose più o meno gravi (vedi elenco finale ma solo dopo avere letto il post).

Vi spiego, se vi interessa, le mutazioni del mio corpo quando mi trovo in un ambiente interno con "temperatura artificiosamente elevata" (seppure indosso abbigliamento estivo adatto per l'occasione).

  • iniziano a gonfiarmisi le mani (ma anche gambe e piedi che però non si vedono ma gli stivali si accorgono, o meglio, io mi accorgo degli stivali che improvvisamente mi vanno stretti- se non l’avete capito ho una sensibilità accentuata ad ogni piccola variazione del mio corpo).
Nota:
fortunatamente ho mani e piedi snelli e abbastanza ossuti... Questo però a temperatura ambiente perché in cottura sono molto più simili a salsicciotti.

  • iniziano a pulsarmi le tempie e avverto un fastidioso mal di testa (notare che io non ho quasi mai mal di testa)
  • gli indumenti che indosso iniziano ad inumidirsi (in zona piedi, ascelle, altro - avete capito)
  •  appetito pressoché inesistente: mangiare in quelle condizioni sarebbe per me una tortura pari allo stare ad agosto con gli anfibi in spiaggia (e normalmente la circostanza del centralizzato si verifica esattamente a cena dalla suocera)

Tra gli effetti collaterali avvertibili anche dagli altri ritroviamo sproloqui e risa incontrollabili (che, come sapete, è anche uno degli effetti possibili di una eccessiva dose di zafferano).

Perché non seguiamo i benedetti ritmi della natura e impariamo ad ascoltarci di più???

Così oggi dopo un pranzo a base di carote, radicchio e formaggio fresco (sì, avete capito bene, formaggio vero… inizierà per me la stagione in cui il mio corpo trarrà beneficio anche dal consumo di formaggi freschi) con una veg cotoletta al miglio (il pesce miglio ma meno riuscito, e anche meno fritto rispetto alla prima volta).

Poi a metà pomeriggio mi sono fatta una bella centrifuga di carote e finocchio che mi ha raffreddata ripristinando la sensazione di benessere tipica del venerdì. 
Potreste voler sapere che il finocchio veniva utilizzato fin dai tempi più antichi per le sue proprietà aromatiche e digestive.  Questo ortaggio ha un sapore che richiama quello dell'anice e che io adoro!
Costituito dal 90% di acqua, tra i minerali presenti troviamo il potassio ma anche calcio, fosforo, sodio, magnesio, ferro, zinco, manganese e selenio, oltre alle vitamine A, C, e ad alcune vitamine appartenenti al gruppo B.

Oltre alle proprietà digestive è utile in caso di gonfiori addominali ed evita così la formazione di gas intestinali (se non ricordo male, è anche usato per le colichette dei neonati) e annovera anche proprietà depurative del sangue e del fegato (a  proposito di sangue, finalmente settimana scorsa sono andata a donare il sangue!). Ed è anche un buon antinfiammatorio soprattutto nei riguardi del colon.

Il finocchio aumenta la produzione di latte (non è il mio caso) e viene anche utilizzato dalle donne per alleviare i sintomi tipici della menopausa (anche questo non è il mio caso), così come anche per ridurre dolori e nausee legate al ciclo mestruale (questo invece potrebbe essere il mio caso).

Sulle carote invece vi avevo raccontato qualcosa qui...

Bevetevi pure questo mio centrifugato ma state attenti a non farvi "infinocchiare" se lo ordinate fuori (certo questo non potrà mai accadere al  Mudra).

centrifugato Ayurvedico Pitta carota-finocchio
Al "caro-finocchio" ho voluto aggiungere anche del pepe nero che stimola
l'apparato circolatorio, riduce i grassi ed elimina le tossine dal colon

Infatti...
Il finocchio crudo altera in qualche modo la funzionalità delle papille gustative. 
Si narra che una volta gli osti disonesti erano soliti offrire il finocchio crudo ai propri avventori appena prima di servire loro del vino di pessima qualità. Da questa usanza nasce il termine "infinocchiare".

E così vi stavo raccontando che ero sul balconcino a subire ed assorbire i raggi del sole e iniziavo ad avere caldo, tremendamente caldo… così la centrifuga ha fatto il suo dovere anche perché ora che l’ho preparata, fotografata e bevuta il sole aveva già girato l’angolo. E allora poi avevo freddo, quel freddo che dopo una giornata di sole in spiaggia avverti la sera. 

L'altalena.
Sin da piccola mi è sempre piaciuto andare in altalena e se mi capita di trovare un'altalena state pur certi che un giretto me lo faccio ancora. L'alternanza/intermittenza caldo-freddo fa sì che il piacere derivato da queste due sensazioni non diventi mai sopportazione e quindi sofferenza ma resti quindi sempre piacere. E per questo è importante non arrivare mai ad avere troppo caldo o troppo freddo.
Per farvi un'idea di come sono, provate ad osservarmi quando mi trovo sul balcone :)
(comunque maggiori dettagli su di me nelle prossime righe).

Non ditemi che non vi piace farvi scaldare/asciugare dal sole dopo una doccia fredda (e comunque dopo essere stati al sole anche la doccia calda sembra fredda!) per qualche minuto per poi avvertire di nuovo quel bisogno di rinfrescarsi? Questa è l'altalena di cui parlo.
Se così non fosse rimarremmo come delle lucertole per delle ore sotto il sole ad abbrustolire andando non solo a fare danni alla pelle (e pure alla testa!) ma causando uno stato di squilibrio.

E proprio di squilibrio vi volevo parlare...
Dovete sapere che c’è un dosha in particolare che teme temperature troppo calde soprattutto in estate e se è costretto a rimanervici allora si disequilibra.
Questo dosha è Pitta, e pitta è il mio dosha.

Ma cos’è il dosha?
Nell’Ayurveda i dosha sono le 3 energie corporee che influenzano tutta la materia vivente.
Alla base della filosofia ayurvedica vi è l’idea che siamo composti da tre energie vitali,  i dosha appunto, o tridosha.
Ognuno nasce con una particolare costituzione determinata dallo stato dei dosha dei nostri genitori al momento del concepimento, oltre che da altri fattori.
Alla nascita i tre dosha sono combinati nel modo più appropriato. Se i dosha perdono equilibrio per delle abitudini scorrette o per un eccesso di lavoro assistiamo all’insorgere della malattia.

La costituzione di ognuno di noi è regolata da tutti e tre i dosha anche se in grado diverso, molti di noi ne hanno uno, e talvolta due sono i dosha dominanti.

I dosha determinano la costituzione, i gusti, i tratti della personalità, il modo in cui dormiamo e anche il cibo che dovremmo mangiare.
Dieta sbagliata, stress e traumi provano uno stato di squilibrio che se eccessivo porta alla malattia.

I tridosha governano tutti i processi biologici  e le loro energie regolano la nostra struttura fisica e psicologica.
Ciò significa che la forza predominante, il dosha, in ciascun individuo determina:

·         aspetto fisico
·         funzionamento interno degli organi
·         capacità intellettuali
·         carattere

I tre dosha sono: vata, pitta e kapha.

Il dosha predominante determina anche la predisposizione a determinate malattie
(per sapere qual è il vostro "dosha" dominante potete provare a fare il test che vi metterò nel prossimo post).

L'Ayurveda è il sistema di cura tradizionale utilizzato in India e nello Sri Lanka
e mira a promuovere la salute fisica, emotiva, mentale e spirituale che concorrono a creare la salute di ogni individuo.

Nella filosofia ayurvedica la salute è data dall’equilibrio tra emozioni, intelletto, corpo, azioni, comportamento e ambiente. A livello fisico quando digestione, metabolismo e smaltimento delle scorie sono bilanciati possiamo considerarci in salute.
E’ cruciale nell’Ayurveda una dieta sana basata sugli alimenti appropriati per il proprio dosha (che ricordiamo essere il fattore costituzionale base).

E io che sono pitta devo mangiare cibi crudi e freschi soprattutto in estate (e direi che i datteri, così come anche le nocciole, ce li teniamo per l'autunno). Per questi giorni di caldo via ai centrifugati, agli smoothies, al latte di cocco (ho ancora la noce da spaccare) e al latte di mandorle (trovate la ricetta anche su Phit Magazine di questo mese alla fine dell'articolo sul "raw food" e Supercibi - e il latte di cocco è un Supercibo) e certamente al mio caro-finocchio (centrifugato di carota e finocchio): infatti sia le carote che i finocchi sono tra i cibi adatti a pitta (così come anche lo zafferano che viene utilizzato in generale nell'Ayurveda poiché reintegra l'energia).

I pitta devono bere molta acqua e, se possibile, dovrebbero vivere in un ambiente fresco e vicino all’acqua.

I pitta hanno corporatura e altezza media e sono piuttosto snelli. Hanno spesso la pelle rossastra o giallognola e occhi verdi, grigi  o marroni. Sono spesso chiari e lentigginosi, con il volto a forma di cuore (dite?), il naso piccolo (normale), gli occhi chiari (ok) e i denti giallastri (oddio, non sono bianco latte ma giallastri mi sembra eccessivo). Sono dei leader naturali ma tendono ad essere gelosi, rabbiosi e ipercritici (ma davveroì, leader naturali?).

I pitta sono collegati al fuoco e all’acqua.

Pitta in sanscrito significa “riscaldare”, “bruciare” ed indica un temperamento impetuoso.
I corrispettivo cosmico è il sole.
I pitta tendenzialmente hanno del fuoco in eccesso, e il fuoco in pitta provoca rabbia, attacchi improvvisi di malumore e ipercriticismo.  
Il polso di pitta viene chiamato “rana” perché salta. I battiti a riposo sono circa 70-80 al minuto e sono piuttosto irregolari.
Ha spesso fame e un grande appetito.

I tipi Pitta hanno desideri ardenti che spesso si manifestano come ambizioni smisurate.

I pitta sono sani, forti, dotati di un buon sistema immunitario (nel mio caso lo sosteneva anche la dieta dei gruppi sanguigni - sono gruppo B).

I loro livelli di energia li tengono in continuo movimento mentre chi li circonda è esausto. :)

Visto che pitta è associato al fuoco, è probabile che di tanto in tanto emerga una personalità impetuosa che talvolta è soggetta a gelosia, competitività e ambizione sfrenata.
Pitta prova spesso emozioni violente ma rabbia gelosia e odio scompaiono con la stessa velocità con cui arrivano.

Le cause di squilibrio.
I pitta perdono equilibrio a causa dello stress e di uno stile di vita irregolare. 
Per questo per loro è fondamentale dormire a sufficienza, non saltare i pasti e prendersi il tempo necessario per esprimere le emozioni represse. 
Altre cause di squilibrio sono il caldo eccessivo, i cibi salati, grassi e speziati che creano difficoltà di digestione.
Ma sono proprio io!

Pitta si aggrava guardando la tv, usando il computer e mangiando mentre si cammina. Vi dico solo che io sono infastidita dal volume della tv accesa, amo il silenzio e non ascolto mai musica al computer e in generale preferisco suoni derivati dall'ambiente che mi circonda. In generale per tutti i dosha non bisognerebbe stare per più di 4 ore al computer (e preferibilmente il pomeriggio come invece la mattina presto è il momento ideale per praticare yoga e meditazione).

Vi lascio con i principali segnali di squilibrio di Pitta:

·         sudorazione abbondante e vampate di calore
·         alito cattivo
·         problemi di sonno
·         difficoltà digestive
·         fegato debole
·         deficienze ormonali
·         bruciore di stomaco
·         eczema
·         appetito eccessivo
·         pelle giallastra e piena di macchie
·         infiammazioni
·         colon irritabile


Se però questo elemento focoso è ben bilanciato si avranno dei livelli di energia alti accompagnati da sensazione di gioia, pace interiore, armonia e benessere, l’appetito sarà robusto e la digestione buona.
Solo così il tipo pitta sperimenterà le proprie elevate capacità intellettuali la creatività e il successo.

Con questo post ha finalmente ed ufficialmente inizio la serie dei post dedicati all' Ayurveda che credo ci accompagneranno per un bel pezzo!

P.S.
In questi giorni, nella mia "fase freddo", ho fatto delle prelibatezze da forno che ho anche fotografato ma non avendole postate subito sono andate perse, anche se... pensavo di mostrarvele alla prima giornata fredda che prima o poi arriverà.

sabato 28 gennaio 2012

La mela del risveglio

Ieri mattina mi sono risvegliata con la mela. 
Non era proprio quella rossa e seducente dalla strega di Biancaneve ma una fuji, quella che va dal rosso chiaro allo scuro su fondo giallo.

Nel Paradiso Terrestre la mela è il frutto proibito, simbolo della caduta dell'uomo e allo stesso tempo frutto della conoscenza.

E’ l'identificazione della bellezza femminile e della seduzione.
E per sedurre una bella pelle fa sempre comodo così come un bel sorriso (infatti la mela aiuta a tenere i denti puliti per via della polpa granulosa e dei suoi antiossidanti) e perché no, una mente lucida e reattiva (questo è ciò che avviene consumando "cibo crudo" e non manipolato).

Il risveglio.
Ieri mattina per me la mela è stata il simbolo del risveglio.
Seppure afrodisiaca, il risveglio di cui parlo non è esattamente quel risveglio (da quando ho lavorato all’articolo per Phit - la rubrica su "sesso e sport" del numero uscito questo mese- ogni cosa sembra avere una valenza sessuale e ogni cibo che uso sembra essere afrodisiaco!).

Il risveglio di cui parlo è quello di quando la mattina suona la sveglia (la prima, poi la ripunti almeno altre 7 volte a distanza di 5 minuti), provi ad alzarti, ci riesci, ti alzi, ti lavi, fai colazione e attendi il caffè tossico e stimola-libido per le donne (ancora, vedete? E' una persecuzione!!) del buon giorno.
Così ieri mi sono alzata, sono andata in cucina per la mia spremuta di limone a digiuno (sto rifacendo qualche giorno di detox mattutino) e sono andata in bagno. Qui ho incontrato l'altra me, nello specchio e il riflesso era qualcosa di inaspettato. Una pelle secca e spenta. 

Infatti da qualche giorno ho terminato (in realtà l’ho buttato perché era da quasi un mese in frigo!!!) il mio "Angeli a fior di pelle" fai da me (oggi lo devo rifare, absolutely! - fatto, ecco il link) che alternavo a quello al Tea Tree Oil di Fitocose. L'angeli avendo l'olio di jojoba e le mandorle tra gli ingredienti era molto nutriente per la mia pelle. Mettici poi che non ho mangiato molta frutta in questi ultimi giorni, gli sbalzi di caldo e di freddo e alla fine avevo la pelle screpolata e a macchie! 

Così dal bagno sono passata subito alla cucina per prepararmi questo veg-frullato del risveglio:


detergente viso mela mandorle e cannella fatto in casa


Ingredienti.
1 mela rossa fuji biologica (è fondamentale che sia biologica)
3 mandorle biologiche con la pelle
farina di mandorle qb (questa che ho usato non è biologica)
latte di avena biologico qb
cannella biologica - qb per perdere i sensi

Vi serve anche il frullatore (il mio lo avevo rotto ma l'ho ricomprato subito il giorno dopo).

Inutile dirvi che tutti questi ingredienti sono afrodisiaci, è imbarazzante ma ogni ingrediente che mi capita sotto mano ultimamente è afrodisiaco (e questo mi spinge ad una riflessione che riserverò però alle ultime righe, se no mi perdo).

Come si fa il frullato.
Si lava bene la mela con uno spazzolino da cucina e si sbuccia (in realtà avreste potuto frullarla con la buccia ma io ho preferito mangiarmela così). 

La buccia della mela è un’alleata del tono muscolare ed è quindi particolarmente adatta agli sportivi. Inoltre è ricca di vitamina C. Per cui diventa di fondamentale importanza comprare biologico. 

La mela è in generale ricca di sali minerali, fibre, vitamine e antiossidanti. Utile a contrastare la ritenzione idrica, tenere sotto controllo il colesterolo e contrastare malattie renali e cardiache. Insomma, "una mela al giorno toglierebbe il medico di torno".

Tenete da parte le tre mandorle e frullate il resto.
Prelevate la dose corrispondente a 2 cucchiai abbondanti e mettetela in un bicchierino o contenitore che vi porterete poi in bagno: quello sarà il vostro detergente (potrete renderlo meno liquido aggiustandolo con la farina di mandorle). 
Il resto tenetelo lì, lo berrete dopo esservi lavate la faccia, aggiungendo al composto le 3 mandorle crude così da dare un maggior apporto di cibo vivo al frullato (per capire meglio di cosa sto parlando leggetevi l’ultima parte del post sulla "crema alle nocciole artigianale" che ho oltretutto mangiato questa mattina in assenza di banana – devo andare a fare la spesa oggi, ed è sabato... mai ridursi al sabato con il mercato di mezzo e la pioggia!!).

Detto ciò, potete ora andare in bagno a lavarvi la faccia (se non siete di corsa potete tenere su il composto per circa 15 minuti).

La mela, così come altri frutti, può essere utilizzata come detergente così come le farine che catturano lo sporco e se lo portano via. Tutto cio, in modo assolutamente delicato (ricordo per chi ancora non lo sapesse che ormai da mesi per il corpo utilizzo i miei scrubbini al cocco e ho una pelle liscia liscia liscia - per vedere come realizzarli potete seguirmi su Youtube). La mela inoltre svolge un’azione rassodante ed è ricca di vitamine.
La farina di mandorle ci regala un leggero scrub rivitalizzante e ci idrata allo stesso tempo. Il latte d’avena è adatto alle pelli sensibili ed irritate per la sua azione emolliente,  lenitiva e tamponante del pH cutaneo. E’ adatta anche per le pelli più secche. 
Ma c’è di più. La cannella non solo ci risveglia i sensi con il suo profumo ma è un antimicrobico e uno stimolante naturale, e svolge un’azione astringente.

Per che non avesse letto il post precedente o non lo sapesse, vi ricordo che il cibo crudo non fa ingrassare perché non fa produrre tossine al nostro corpo che quindi non si accumulano sotto forma di tessuto adiposo.
La frutta mantiene anche giovani e belli.

Dipendenze.
Ora sono presa bene con le mele e per un po’ le banane staranno a riposo.
Di questo frullato ho avuto modo di sperimentare gli effetti detergenti sulla pelle (sia dall’interno, pelle luminosa, sia dall’esterno, pelle detersa senza stress) ma per altri effetti vi inviterei a provarlo in un’occasione diversa dalla colazione e dalla merenda, soprattutto se siete a casa da soli!

Nell'antichità, la mela era simbolo di fertilità, e quella rossa, nello specifico, dell'amore.

Vi lascio alla mia riflessione. 
Ho notato che molti alimenti che compaiono quasi quotidianamente nella mia alimentazione, e dai quali non posso più prescindere (broccoli, pinoli, aglio, zenzero, cannella, avena, cacao, datteri, mandorle, cocco, anice, ecc…) sono degli afrodisiaci. 
Che un ritorno ad un’alimentazione più vicina a ciò per cui siamo geneticamente legati (frutta, noci, semi, ortaggi crudi) sia anche una soluzione a certi problemi che mai come oggi sembrano essere così tanto diffusi?
A me sembra sia proprio così.

E allora, se restare giovani, in forma e pieni di energia non fossero delle ragioni sufficienti per scegliere uno stile di vita più sano, da oggi abbiamo una ragione in più per propendere verso un’alimentazione più naturale.
Ora scappo a farmi la doccia con lo shampoo solido alla cannella e il mio scrubbino al cocco... ;)

sabato 24 dicembre 2011

Semifreddi (afrodisiaci) per le feste

Eccomi con un breve post per augurarvi Buon Natale e per suggerirvi un dessert vegano (e anche afrodisiaco). 
Budino? Esattamente (anche se "semifreddo" mi fa gioco per parlare anche dello scrubbino al cocco). Naturalmente è senza zucchero aggiunto e potrete realizzarlo in pochissimi minuti con pochi ingredienti.
Lo vedete qui nella foto insieme allo scrubbino al limone che sarebbe l'"evoluzione agrumata", e più delicata, delle coccole (comunque ve lo avevo già raccontato nel post Nespresso: semino cose a destra e a sinistra per cui oggi ve l'ho rimesso anche qui tra i semifreddi).
Questo scrub infatti è un semifreddo non solo per il richiamo all'inverno e alla neve (quella che vedete è farina di cocco) ma anche perchè va tenuto in frigo per farlo appallottolare bene.

La via della seta.
Credo di avere trovato l'unica cosa che mi mancava nel mio kit per una sopravvivenza pulita su questa terra: il detergente corpo.
Questo scrub cocco e limone è un potente pulitore (non così tanto per dire, davvero toglie lo sporco!) e lo fa in modo assolutamente delicato: si presta allo sfregamento di zone particolari come le caviglie e i piedi, l'interno del braccio, la schiena ovviamente e anche il decoltè, le cosce certamente e probabilmente anche il viso anche se ancora non l'ho utilizzato lì. E la pelle vi resta un autentico velluto.
Da qualche giorno lo sto usando e non credo smetterò di farlo (speriamo solo il cocco non mi stanchi...).
Per me questa è stata una scoperta sensazionale, azzarderei, "la scoperta dell'anno".

Eccolo lì in secondo piano (non è molto egocentrico fuori dalla doccia):

veg budino pera e cannella
Semifreddi di stagione: dessert da proseguire sotto la doccia...
(Fabiana, riconosci il bigliettino? :))


Ingredienti (dosi per ottenere 4 o 5 scrubbini).
  • 5 cucchiai di olio di riso
  • 4 cucchiai di farina di cocco
  • 4 cucchiai di farina di riso bio
  • bio scorza di limone

Per il semifreddo, che invece si mangia, di cui vi avevo anticipato alla fine del post di ieri (l'elogio alla suocera) ecco cosa vi serve.

Ingredienti (dosi per due bicchierini da caffè come quello della foto).
  • 1 pera biologica
  • bio polvere di cannella qb
  • 2 o 3 cucchiai di tisana allo zenzero (o anche del tè verde, benissimo) 
  • 1 cucchiaio scarso di farina di riso (o altre farine leggere se non l'avete)
  • 1 o 2 cucchiai di yogurt d soia al naturale (no "Valsoia", è tutto fuorché yogurt! Serve quello al naturale come "Sojasun" -lo trovate all'Esselunga)

Ho fatto così. 
Ho frullato la pera. Ho messo in una pentola antiaderente due o tre cucchiai di tisana allo zenzero (rimasta dalla bevuta di poco prima) e ho aggiunto la cannella in polvere (io come al solito ci sono andata pesante ma voi dovreste essere meno impulsivi). L'ho fatta sciogliere e non appena la tisana è diventata di colore scuro ho aggiunto la pera frullata e ho fatto andare per qualche minuto fino ad un cenno di bollore. A quel punto ho messo la farina di riso e ho fatto andare ancora qualche minuto continuando a mescolare. Ho tolto dal fuoco e aggiunto un cucchiaio di yogurt (due sarebbero stati perfetti, voi mettetene due). Ho mescolato e poi ho messo nel bicchierino. 
Ho fatto raffreddare e messo in frigorifero. Dopo circa 4 ore l'ho gustato. La consistenza è simile a quella della crema della "Zuppa inglese", simile anche al budino. Super riuscitissimo direi (sarà felice Fatina... come già detto nel post di ieri, ho preso spunto dalla sua bombardata di dolci al cucchiaio).

Ho poi spruzzato un po' di neve (cocco), che con la cannella ci sta proprio bene. Ed ecco fatto, pronto da gustare.

Variazioni...
Avevo anche già pensato ad altre due varianti che farò spero nei prossimi giorni.
Resta tutto identico ma al posto della cannella in uno ci mettete dello zenzero in polvere e in superficie dell' orzo solubile. Nella versione due mettete il cacao (amaro ovviamente) per concludere con un'altra bella nevicata al cocco in superficie.

Afrodisiache.
Cacao, zenzero e cannella sono degli afrodisiaci. E considerato che il dessert vi lascerà anche molto leggeri... non so, fate voi!
Buone feste!

giovedì 1 dicembre 2011

Stop alle auto, via ai centrifugati

Oggi 1 dicembre stop ai veicoli inquinanti.
Stop alle auto diesel Euro 3 sprovviste di filtro antiparticolato (forse bisognerebbe dire "provviste" considerato che il filtro antiparticolato non migliora la qualità dell'aria ma la peggiora - guardate un po' il servizio delle Iene).
Per Milano il blocco (attivo già da ieri) è orario. In altre città come ad esempio Roma (la città di Luca del Cattivo Gusto) funziona invece con le targhe alterne (oggi stop alle targhe dispari... Luca sarà pari, dispari, a piedi, coi mezzi?? Son curiosa...).

Sempre oggi, 1 dicembre, via ai centrifugati!
Ieri sera ho finalmente spacchettato la centrifuga (smontata, lavata secondo le istruzioni, rimontata e posizionata al posto della mia Krups Nespresso... da qualche tempo ormai ho detto bye bye alle cialde "che non si sa come smaltirle", io il caffè me lo faccio con la moka classica che mi piace anche di più, anche se... vi racconterò nel prossimo post) e da oggi mi farà compagnia.

Numeri.
Infatti, per vedere bene anche l'ultimo numero, quello identificativo della targa, potreste farvi un bel centrifugato di carote che, si sa, fanno bene alla vista.


Divisioni.
La centrifuga divide il succo dal secco. Il succo è liquido e si beve...

centrifugato di carote
Con 5 carote (circa 270 gr) viene così...


...il secco, che sarebbe lo scarto, risulta invece come le carote grattugiate e si mangia (scarti di altri frutti e di altre verdure si possono utilizzare per la preparazione di dolci o altro, non si buttano!).
Le carote grattugiate me le sono mangiata durante la cottura della pasta, come antipasto, condite con un filo di l'olio di semi di girasole che parrebbe migliorare la biodisponibilità del betacarotene (qualsiasi olio, purché non di vaselina) essendo quest'ultimo liposolubile (pare possa aumentare fino a tre volte la capacità del nostro organismo ad assimilarlo). Ho aggiunto anche del succo di limone (questo spremuto a mano, con qualche nocciolo...).

Dopo il pranzo, al posto del caffè, mi sono bevuta la mia dose di Depurativo Antartico (ieri mi sembrava disgustoso, oggi solo amarissimo, domani sarà amaro e poi buono, ci scommetto!).

Occhi di gatto.
Le carote, dicevamo, fanno bene alla vista. Miss Raw (e avendo citato anche lei il Ménage à trois è attivato) settimana scorsa mi aveva parlato di un articolo letto su Starbene (grazie Miss!) che parlava della somiglianza tra la forma del cibo (frutta e verdura) e la forma dell'organo sul quale avrebbe gli effetti curativi. E le carote, tagliate dal lato corto, ricordano l'occhio.
La carota è l'elemento in assoluto più ricco di provitamina A, carotene, che è di supporto alla vista e favorisce anche la visone notturna. La vitamina A è un validissimo antiossidante che garantisce protezione alla pelle e alle mucose.
Contiene anche le vitamine B1 B2 e C, gli  zuccheri direttamente assimilabili, i sali minerali in grande varietà, asparagina e daucina che hanno proprietà diuretiche e la pecrina, dalle proprietà astringenti.
Insieme alle verdure giallo/arancioni e a quelle verde scuro, la carota contiene luteina, un pigmento che entra a far parte della retina proteggiendo dalle malattie degenerative.

Due carote al giorno...
Basterebbero 2 carote al giorno per raggiungere la quota di betacarotene necessario (io per fare il centrifugato che vedete ne ho utilizzate 5 anche se dopo la foto ne ho passate ancora 2..).

Salviamo i polmoni.
L'inquinamento in città (prodotto da polveri sottili dei gas di scarico delle auto e dal riscaldamento domestico) è responsabile di irritazioni al naso, gola, polmoni e apre le porte a virus e batteri. 
Tra i cibi salva polmoni troviamo cavoli, broccoli, carote, arance, mele, pesce, cereali integrali e probiotici che pare riducano l'infiammazione e la vulnerabilità di naso, gola e bronchi, e che aiutano il sistema immunitario rendendolo più pronto a respingere gli attacchi esterni.
Inoltre le carote risultano contenere un composto avente azione anticancerogena, il "falcarinolo".

Crude o cotte?
Io avrei detto crude ma non sapevo che...
Il betacarotene sopporta bene il calore e una breve cottura non è in grado di distruggerlo, anzi ne favorisce l'assimilazione, in quanto, divenendo i tessuti vegetali più morbidi, vengono trattati più facilmente dal nostro apparato digerente. 
Quindi per meglio assimilare il beta carotene, cotte (ma non troppo).

Ora anche il mio frigo è felice e arancione: ho fatto il pieno di arance e carote, ho ancora una zucchina (una zucca piccola) e sopra il frigo anche qualche cachi (e naturalmente banane e datteri non mancano).