giovedì 22 settembre 2011

Rubbici!

Se ancora non lo avete capito, tra le mie passioni c'è la bicicletta. 
Con delle giornate di sole come quelle di questi giorni (le ultime dell'estate e poi "vieni autunno!") chi non vorrebbe cavalcare la propria bicicletta per dirigersi verso qualche suggestivo angolo di paradiso come il parco, il castello, le aree pedonali (casualmente le botteghe di Lush stanno proprio nelle aree pedonali vicino al parco e al castello).

Però una condizione è imprescindibile. 
A parte avere il tempo a disposizione ed un abbigliamento consono (no minigonna per le ragazze soprattutto se non indossano le mutande), direi che la bicicletta serve abbastanza, anzi, è fondamentale.

E cose come queste non ci mettono nella condizione ottimale per una pedalata di fine estate: certo il verde del prato è bello, d'accordo...
Ma la bici?

no bici (in estate)
Autore: iwona_kellie

Qui le ruote non gireranno più per voi perché le hanno fatte girare altrove. 
Chissà ora dove staranno girando...

Se ti stanno rubando la bici, ruggisci!
La prossima volta che tenteranno di rubarti la bici, fatti sentire: caccia un urlo ma non lasciargliela prendere!

Se invece già ti hanno "rabbato" la bici allora, Rubbici!
Non sto dicendo cose senza senso, prima di trarre conclusioni affrettate ascoltate cosa ho da dire.
Ieri, durante uno dei miei smarrimenti virtuali, ho scoperto questo sito che è una vera e propria rivelazione. Dovete andarvelo a vedere, è proprio simpatico: c'è un archivio con le bici rubate, quelle sospette, e soprattutto con le bici che hanno riabbracciato il loro padroncino!

L'antifurto.
E lo sapevate che esiste anche l'antifurto per le bici?
Sì, è una marchiatura che viene fatta sul telaio con un codice personale associato al proprio documento di identità (questa cosa per il momento sembrerebbe disponibile solo a Torino).

E' legittimo a Milano.
Alla modica cifra di 15 euro (il costo di un grattino verde + uno shampoo solido a scelta di Lush) è possibile farsi inserire un chip all'interno del tubo verticale con memorizzati i propri dati. Le Forze dell'ordine, con specifici lettori, potranno così stabilire la proprietà del mezzo e restituire la bici al legittimo proprietario.

La carta d'identità.
Quando una bici viene ritrovata, è spesso complicato assegnarla al legittimo proprietario a causa della mancanza di dati identificativi che stabiliscano oggettivamente la proprietà. Adesso grazie al progetto MiBiciSIcura attivato dalla Provincia di Milano, ogni bici avrà la sua "Carta d'identità" (a  proposito, vi avevo detto no che avrei dovuto chiamare in comune per il rinnovo? - punto 5 del post a luci rosse - Ecco, ancora non l'ho fatto e credo andrò avanti col passaporto finché la foto mi somiglia).

Se anche dovessi mettere il chip, io il mio antifurto non lo mollo mica!

NO OIL.
Dovete sapere che posseggo una specie di antifurto anch'io.
Si tratta di una targhetta di Ciclobby che mi ha regalato Franca con scritto "NO OIL". 

Perché antifurto?
Mi immagino (e stiamo a posto) che il ladruncolo non se la prenda con la proprietaria di una bicicletta che dice "no oil" perché è una persona buona, che rispetta l'ambiente e non inquina (sì, peccato al ladruncolo non gliene importi un fico secco di queste cose). Poi penso che (ancora che penso) darebbe troppo nell'occhio una bici così da rubare, e come minimo con la targhetta di Ciclobby avrà anche un microchip, delle incisioni, qualche trappola per topi... di tutto.

La sciura Maria.
Infatti la mia bici ha anche il cestino (e il cestino è un oggetto da signora, vero?) e anche lo specchietto (fa tanto sciura?). "E mica andranno a rabbare la bici della sciura Maria?!"

(io non vado in bici quando piove)
Poi mettici che per prenderla dovrebbe comunque sporcarsi le mani (non per il gesto del furto in sé ma perché si è sempre lavata da sola, con la pioggia).

La raccolta differenziata.
Ho provato anche a lasciare nel cestino sacchetti vuoti della spesa per creare confusione e spiazzare il ladruncolo (perché dovrebbe essere spiazzato non mi è del tutto chiaro ma ad intuito mi sembra una mossa astuta) e alla fine ho dovuto toglierli perché il cestino veniva confuso con la pattumiera: infatti mi trovavo carte di caramelle, scontrini, tovagliolini. La solita mancanza di educazione. 

Da domani però proverò a lasciare bavaglie da bebè e magari anche qualche peluche e vediamo come si comportano (faccio la prova e vi dico).

Fischio col Jolly.
Allo stesso modo, con la targhetta "NO OIL" penso di avere un jolly in più nel mazzo nel caso in cui dovessi subire il fischio del vigile (per un'infrazione, mica per altro).
E allora mi immagino il lieto fine, lui che mi fa salire sul suo cavallo e mi porta via, lui che mi strizza l'occhio e mi fa passare, perché io sono una cittadina modello, non inquino.

Sia chiaro, non ho l'auto ma perché al momento non mi serve e giro benissimo a piedi, in bici, coi mezzi pubblici (molto meno bene). Potrei impazzire nel traffico e rischierei di abbandonare la macchina in coda per andare da Lush a farmi un giro).

Però, prima dell'antifurto proviamo con la testa (già ci era stata utile in una precedente situazione).

Eccole le regole di Rubbici che vengono prima dell'antifurto (in viola, da questo momento in poi, le mie inutili integrazioni).

Se la vogliono in ogni caso ce la prendono, ma almeno facciamoli sudare!(come rimedio per la nausea in condizioni di "aria viziata"  leggi questo post fino in fondo o eventualmente scegli Rapunzel. Per prevenire invece, leggi il post su Teodoro).

In caso di furto è bene che la bici sia identificabile, quindi:
  • Installa il chip (magari non tu, fallo fare a chi lo sa fare) 
  • In alternativa o in aggiunta al chip, nascondi nel tubo verticale un foglio plastificato con i tuoi dati (questo lo puoi fare tu)
  • Fai incidere sul telaio, in un punto nascosto ma non esposto ad usura e/o colpi, il numero seriale della tessera a cui è stato associato il chip
  • Fatti una foto con la tua bici (fondamentale però che si veda anche la bici, non i soliti autoscatti da mettere su fb)
  • Fotografa i punti particolari, ad esempio dove la vernice è rovinata, i componenti, ecc. (no foto artistiche come il pane nel cestino e cose di questo tipo: non identificano un bel niente, solo che probabilmente non siete celiaci – a meno che il pane sia di grano saraceno, o non sia per voi, allora in quel caso... ma ci stiamo allontanando troppo, stiamo come al solito divagando)
  • legala sempre vicino ad altre bici magari più appetibili per rapporto valore/lucchetto (io suggerisco di renderla comunque meno appetibile con qualche intervento creativo - sbizzarritevi già a casa)
  • legala in un luogo frequentato e/o controllato da telecamere

mezza bici (in autunno)
Autore: elmada
(le foglie d'autunno son belle ma le ruote pure)

  • evitare di legarla vicino a cantieri (edili, stradali, ecc.) attivi: "statisticamente" numerosi furti sono avvenuti in prossimità di questi, dove è possibile trovare ed usare arnesi "da scasso" (tronchesi, flessibili) senza insospettire più di tanto i passanti ed avendo la copertura del rumore (frasi del tipo "è diventato duro"- riferito al cemento -mentre stai passando in bici ti fanno tenere le distanze)
  • lascia il minor spazio possibile tra lucchetto (soprattuto se u-lock) e palo a cui è legata la bici, legando insieme più parti possibili, per minimizzare lo spazio di lavoro del ladro (Franca mi suggerisce di legare la ruota davanti... e pensare che credevo fosse quella dietro)


la bici compatta
Autore: Emmarale (io)


(qui lo spazio è stato decisamente minimizzato)

  • cercare sempre di legare anche le ruote, mai solo quelle! Sempre anche il telaio! (vedi sopra, ma non la foto)
  • fai attenzione a cosa la leghi: magari il ladro fa prima a sfilare il palo del cartello stradale che a tagliare il lucchetto (adesso mi è chiaro perché l'altro giorno il tizio con in mano il cartello stradale giallo dei lavori in corso stava trasportando anche una bici... sto scherzando!!!)

Buona fortuna!
Mi associo, buona fortuna (intanto sono uscita sul ballatoio per una toccatina alla ringhiera che è di ferro per controllare se la bici c'è ancora).

Riprendo la parola: di moda e di smog.
Che non vi salti in mente in questi giorni di provare a raggiungere zone di sfilate (in pratica tutte le zone). In bici, in macchina, a piedi, con i mezzi pubblici. Tutto bloccato, la settimana della moda è un suicidio (forse con una barchetta lungo il naviglio...).
Anche questa è Milano, e io così la detesto.

Teodoro ti odoro.
Oggi credo di avere trovato una soluzione per non respirare lo smog: quando sei ferma alla fermata del tram (difficile da fare mentre vai in bici ma comodo piuttosto se sei su un'auto cabrio) prendi il tuo bel sacchettino di Lush con il tuo Teodoro. L'odori e l'adori. Sì perché ti calma la nausea e neutralizza all'olfatto certi cattivi odori.
Profuma di limone, sembra quasi citrosodina. Oggi purtroppo non l'avevo con me ma l'ho fatto poi a casa.

martedì 20 settembre 2011

Dolce bugia di cacao (e zucchine)

Finalmente è pronto.
Raggiunti i 24,8 gradi in casa ieri mi sono decisa ad accendere il forno. 
Oltretutto questo sbalzo di 4 gradi ha reso necessaria un'integrazione di coperta al lenzuolo e tra non molto scatterà anche il piumone (che domani mi devo ricordare di prendere da casa dei miei dove è stoccato per ovvie ragioni di spazio). 

Ci siamo, l'autunno mi sta penetrando nelle ossa, ora lo sento (e in questi casi il forno aiuta a riscaldarsi).

E così ieri ho deciso di sperimentare quella ricetta che mi frullava da giorni.
Vediamo di che si tratta. 
Vi dicevo che era un dolce salato ma è inesatto (anzi, totalmente errato). 
Infatti è un dolce a tutti gli effetti ma con sorpresa (e non è detto che ci si accorga della sorpresa se non leggendo il titolo).

Avete presente le bugie bianche? 
In questo caso sono al cacao. Cioè, il cacao è l'ingrediente per mezzo del quale la torta vi si manifesta. Ma c'è molto di più (1 zucchina e mezza carota per la precisione).

Un'antica tecnica.
Questa tecnica è solitamente utilizzata dalle mamme per far passare certi cibi che altrimenti andrebbero diretti a decorare le vostre pareti di casa.
Così ai bambini in età infantile e anche a quelli più cresciutelli (che però non vogliono saperne di mangiare verdure) si mente.
"Mangia il dolcetto buono al cacao (con dentro anche le zucchine cattive, la farina integrale di kamut)... buoooonoooo, vero?"

Passi, passi...
Così ogni tanto riesco a far passare delle verdure. E nella mia testa vedo il doganiere che mi strizza l'occhio o il vigile che dice "Vadavada, in fretta però". Di certi passaggi con rossi e verdi potete leggere in questo post).

E allora ieri ho fatto l'esperimento.
Devo dire che mi aspettavo una cosa diversa. Intanto è rimasto soffice come nessuno dei miei dolci (e con questo non voglio certo dire che siano meno gustosi, diciamo diversi - guardate ad esempio il mio dolce integrale di avena).

Infatti questa mattina era ancora morbidissimo e si è prestato benissimo per l'inzuppo nel latte (e questa volta non latte di avena, ma il più comune latte di vacca scremato che avevo comprato per fare il latticello che serviva per fare la torta). Ma cos'è il latticello?
Calma calma, adesso vi dico tutto.

Ecco gli ingredienti.
  •  70 gr di burro 70 gr di olio di semi di girasole (solito Viviverde)
  • 150 gr di farina integrale di kamut Vital Nature (dicono sia biologico ma di bollini sulla confezione vedo solo quello della "Federazione Italiana Pallavolo" per cui ora gli scrivo - stessa cosa dicesi per il latte di avena che utilizzo abitualmente che è della stessa marca --- ho inviato loro una mail e mi hanno risposto che, non avendo ancora terminato le scorte, fino a nuova stampa le confezioni saranno le vecchie sprovviste di quel bollino, per legge comunque utilizzabili fino al 1 luglio 2012. Andate tranquilli, i prodotti sono biologici)
  • 30 gr di cacao amaro Fairtrade Solidal (è solidal ma non bio)
  • 2 cucchiaini di bicarbonato
  • 60/80 gr di zucchero di canna integrale (adattissimo il biologico della linea Solidal della Coop, è questo)
  • 2 uova (questa volta avevo le Naturalmente! bio)
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva (solito Viviverde)
  • 1 zucchina media (+ mezza carota) biologiche
  • 200 gr di latticello fatto in casa

Per fare il latticello ho utilizzato:
  • 100 gr di yogurt magro Viviverde
  • 100 gr di latte scremato Granarolo

Avrei anche potuto aggiungere della cannella e delle scaglie di cioccolato fondente ma la prima non l'avevo e il secondo non mi interessava aggiungerlo.

Per ora cuccatevela così!

dolce di kamut integrale al cacao (+ zucchine)...Mmm, pappa buona...
Sacher?


Nota aggiuntiva post post.
Fabiana dopo averla assaggiata mi ha detto che è molto molto simile (identica, posso dirlo?) alla Sacher. Questa versione però non ha burro, nè cioccolato e soprattutto è veloce da preparare (e la Sacher proprio veloce non è :)).
Per altre piacevoli similitudini frutto del caso potete leggere il post sui biscottini di Kamut.


Preparazione.
Il procedimento è semplice: non occorre nemmeno montare a neve gli albumi.

Prima preparate il latticello così quando dovrete aggiungerlo sarà pronto (occorrono infatti 15 min di riposo).
Per il latticello dovete mescolare lo yogurt magro e il latte scremato in uguali proporzioni e lasciar riposare per 15-20 minuti... et voilà, ecco fatto il latticello (ho trovato molto utile la spiegazione di questo blog).

Fatto il latticello vi consiglio di accendere il forno (180°, ventilato) e di grattugiare le zucchine (e se volete anche mezza carota, io l'avevo e infatti l'ho aggiunta). 

Preparate poi le dosi di tutti gli altri ingredienti così che sarete poi più comodi nella preparazione: infatti se vi suona il telefono potete rispondere agilmente senza mandare insulti gratuiti all'interlocutore perché vi è caduta la farina sul pavimento (tanto lo so che succede).

Fate così.
Setacciate farina, cacao e bicarbonato (anche la cannella se l'avete) e aggiungete lo zucchero di canna. Io solitamente utilizzo lo sciroppo d'agave ma dato che quello che ho non è bio ho voluto bilanciare con questo altro ingrediente che invece è certificato biologico (per dirla tutta ho preferito lo zucchero perché essendomi già presa parecchie licenze almeno lo zucchero di canna previsto dalla ricetta originale l'ho voluto mantenere).

Questa ricetta è un mio adattamento di una ricetta che ho trovato su un libro che mi è di recente stato regalato dalla mia amica Sibi.

Vi serve un altro contenitore.
In un altro contenitore sbattete le uova e aggiungete l'olio (girasole e oliva), il latticello e unite alle polveri. Aggiungete poi le zucchine (e le carote se le avete previste). Versate nello stampo (io ho il solito rettangolare da plum cake) e mettete in forno per 40-50 min.

Il tarpa fame.
Questo dolce è un dolce adatto a quegli improvvisi morsi di fame per i quali alle volte non c'è soluzione perché non esistono cose adatte (dei crackers o delle fette biscottate non hai voglia, troppo secchi, e dello yogurt nemmeno ma neanche della frutta... non va bene niente).
E allora arriva lui.

In certi altri momenti...
Per la colazione lo puoi gustare con sopra dello yogurt magro o anche all'inzuppo con "cucchiaio salvagente" (infatti è troppo soffice e lo perdi nella tazza).
A merenda, con un velo di nocciolata è golosissimo.
E per fare un figurone con gli ospiti (più che altro per rimediare ad una carenza di zucchero) una spruzzata di zucchero di canna integrale sistema anche l'occhio (guardate infatti la foto).

Ieri gliel'ho servito con la nocciolata per non farmi scoprire e la copertura ha retto (ma regge anche senza, tranquilli, non si sente la zucchina).

Certi dolci.
E considerate che lui è amante del Tiramisù (non certo del il mio dato che quando lo faccio elimino i savoiardi e uso la ricotta al posto del mascarpone).
Alla mia domanda "Non è tanto buona vero?" (lacrimuccia inclusa) mi ha risposto "Naaoo, ci sta."

Immagino i miei dolci siano apprezzati più da vegani o comunque da persone abituate a sapori diversi dai classici dolci talvolta "pannosi" (questo dolce però non è adatto ai vegani poiché contiene sia latte che uova).

E' invece decisamente adatto ai vostri "robertini" che non mangiano verdura.
Ma non vi preoccupate, come vi ho già detto non sa di zucchine, non ci si accorge nemmeno (se no che travestimento sarebbe?).

"Dai Robertino, mangia il dolcettino..."

Chi sono i "Robertini"?
Come l'amorevole vezzeggiativo suggerisce, il "robertino" dovrebbe essere il piccolo cucciolotto di casa (di età variabile, ma solitamente sotto i 10 anni).

Ma esistono delle eccezioni. 
Oltre a cani e gatti "robertini" ce n'è uno che si porta in spalla.
Dato che è così bello (e lo vorrei avere) ho partecipato a questa iniziativa per sostenere "la buona creatività italiana". Trattandosi di estrazione, e non avendo fortuna in questo tipo di cose, temo continuerò ad usare la mia borsa (ah sì, certo, mica lo volevo regalare al mio nipotino che è in prima elementare).

Vi lascio con la storiella ispirata al "Robertino-Zainetto" con la quale ho commentato il post e ho così partecipato all'iniziativa.

La mamma di due gemelli si rivolge al vicino di casa che ha un cane un po' rumoroso (abbaia, del resto è un cane).
"Scusi sa, ma mi ha rotto i Robertini!" Il cane infatti deve essersi smangiucchiato gli zainetti dei ragazzini, abbandonati fuori dalla porta nella fretta di entrare a fare merenda (io alle elementari sganciavo lo zaino in questo modo).
FINE

Robertini che girano (e si rompono).
Nella realtà altri più comuni robertini, esperti in evoluzioni su se stessi, sono stati decisamente spaccati questa mattina presto (e non solo, la cosa va avanti da quest'estate) dal malfunzionamento del ventilatore/condizionatore (o forse a questo punto reattore!!) dei vicini di casa che, probabilmente sordi o col sonno pesante, hanno questo strumento di tortura proprio attaccato alla parete dove abbiamo il letto. 

Non vi voglio nemmeno dire i pensieri che ho avuto: ho bussato come una pazza, erano le 7, ma credo abbiano pensato ci fossero i muratori (forse è il caso di spendere due parole, non sono italiani ma credo anche a gesti riuscirò a farmi comprendere!).

domenica 18 settembre 2011

Baci e abbracci di quartirolo (sotto la pioggia)

Finalmente è arrivata la pioggia.
Capirai, il termometro in casa segna ancora 27,1°. Però anche un grado a volte può far la differenza (come anche le finestre aperte).

Però però, se questo vi può far pensare che accenderò il forno la riposta è NO.
Infatti su Milano da ieri sera si abbattono fulmini e saette e non me la sento di rischiare di dover interrompere la lievitazione: infatti sono più che certa che se accendo il forno salterà la corrente. Non perché sia il forno a farla saltare ma perché queste situazioni meteorologiche sono ad alto rischio (soprattutto se sei a casa sola e non sai dove sono le chiavi della cantina!).

(inizio divagazione)
Pensavo (non devi!), ma come funziona secondo voi...
Esco di casa senza ombrello in un giorno a rischio pioggia. Al 99% pioverà.
Se però lo metto in borsa solo al 60% pioverà (e il restante 40% è lo spazio inutilmente occupato dall'ombrello nella borsa).
Ma se questa cosa la rapportiamo a tutte le persone, cosa succede?
Nuovolette personali alla fantozzi?
Credo ci sia della letteratura a riguardo, ci darò un occhio.
(fine divagazione)

Ma veniamo alla ricetta di oggi.
Di base la domenica è la giornata delle ricette ufficiali. Ufficiose si sperimentano tutta la settimana e poi la domenica, nella tranquillità che solo lei (anche solo per il nome) ti riesce a dare, le ufficializzi.  Ho infatti deciso di aggiungere l'etichetta "ricette della domenica" (che quasi sicuramente verrà rimossa perché inizierò a farle di sabato o lunedì ma finché dura la teniamo).

Voglio raccontarvi di una ricetta che si è manifestata con la sua potenza qualche giorno addietro. Infatti è stata approvata non solo dal marito ma anche da Fabiana e da un'altra amica mia di infanzia (purtroppo il suo parere non vale, non avrebbe mai potuto dirmi che "non era il suo genere").

Comunque, quando succede che il marito te la chiede 3 volte di seguito allora inizio a pensare che abbia qualche qualità.

La bresaola salvatrice.
Quando sono in carenza di idee per la cena (dato che ad oggi quasi tutto va ad alimentare il blog) allora la bresaolina con del formaggio fresco, servita su un letto di rucola e con un pomodorino pachino sopra (di decorazione, ma comunque lavato), fa sempre la sua porca figura e mi arriva in soccorso.

Se poi ti ricordi anche di riempire la tua ex, la caraffa filtrante ora senza filtro, con dell'acqua fresca dell'acquedotto cittadino (questa operazione va fatta almeno 1 ora prima se no si accorge che non è fresca), allora stai certa che riceverai applausi a fine cena.

Neuroni assenti chiamano bresaola.
Dicevamo, quando non si hanno tempo e neuroni liberi un etto abbondante di bresaola, che puoi condire con dell'extravergine di oliva e decorare con delle scaglie di parmigiano, è l'ideale. Peccato in quell'occasione non avessi né la rucola né le scaglie di parmigiano.
Però avevo preso il quartirolo lombardo fresco DOP.

Variazioni.
Mentre effettuavo la mia variazione disponendo il quartirolo sopra la bresaola (ancora l'olio non era stato messo) come un fulmine ecco che arriva l'illuminazione: perché non fare a mo' di involtino facendolo scaldare in padella con una spruzzatina di limone sul finale?
Proviamolo, quantomeno se non ne beneficerà lo stomaco almeno lo farà l'occhio (che stufida vedere sempre le stesse cose presentate allo stesso modo... "Che stufida" lo diceva la zia della mia amica di Barlassina quando in montagna da bambine scassavamo i maroni).

Abbraccio di fichi in quartirolo, abbracciati da crudo sotto la pioggia (in vasi di rucola)
Immagine provvisoria che ricorda i colori del piatto
(da sostituire appena le condizioni di luce me lo consentiranno)

Ecco la versione 1 della ricetta (the original).
Abbraccio di bresaola in quartirolo lombardo (sotto una pioggia di limone).

Versione 2 (variante).
La volta successiva è stata applicata la variante con prosciutto crudo di Parma.

Così è diventata: abbraccio di crudo in quartirolo lombardo sotto una pioggia di limone (e pure di semi, grandine).

Entrambe approvatissime senza troppe chiacchiere (del resto quando si mangia e si sta zitti).

E allora, dato che il giorno dopo avevo Fabiana a pranzo perché non replicare con una piccola variazione?
Il giorno prima avevo coniato lo smoothie. E sull'onda dell'entusiasmo alle prugne avevo deciso che avrei aggiunto proprio una prugna all'involtino.

Ma entrata alla Coop mi sono trovata una distesa di fichi maturi. Potevo non prenderli?
No ovviamente.

Così ecco la variazione 3 (la matrioska)
Abbraccio di crudo in fichi abbraccianti quartirolo lombardo, sotto una pioggia di aceto balsamico (in applausi di rucola)
Abbraccio di fichi in quartirolo, abbracciati da crudo (sotto una pioggia di aceto balsamico, in applausi di rucola).

Ho infatti aggiunto fichi e rucola e sostituito il limone con dell'aceto balsamico.

Riproposta la sera al marito, questa variazione ha ricevuto l'applauso più lungo della storia (ovviamente non di rucola anche se dal frigo alla padella ho lasciato tracce ovunque come Pollicino).

Dato che il giorno successivo avevo un'altra persona a pranzo (capitano le settimane piene) allora perché non fare la stessa cosa? 
Così è stato, uguale uguale (e pure l'aperitivo di benvenuto al peperone, e questa mia amica non digerisce i peperoni ma io non lo sapevo ancora).

E cosa credete, che ieri sera non me l'abbia richiesta ancora il marito?

A parte la noia che sta portando con sé questa ricetta ormai vecchia vi do altre 2 brutte notizie.
Il crudo per le fanciulle è a rischio ritenzione idrica come tutte le cose salate. E infatti non credete che ne abbia mangiato chissà quanto, giusto l'assaggio del cuoco
A parte l'aceto balsamico che è SìNaturalmente (e anche il pomodorino di decorazione è bio), gli altri ingredienti non sono bio.

Però ho anche due bellissime notizie.
Il prosciutto di Parma alla Coop in questi giorni era in offerta a meno di 2 euro l'etto.
Questa ricetta si prepara in 10 minuti in totale, velocissima!

Avete capito come si fa?
Prendete il prosciutto, stendetelo sul piatto (senza fargli male), riempitelo con mezzo fico e del quartirolo (quantità a vostro piacere) e aggiungete qualche fogliolina di rucola. 
Riavvolgete la fetta ripiena (come si fa con il rotolo di carta quando parte per la tangente) così da chiuderla e farne un involtino. Mettetelo sulla padella senza aggiungere nulla e vedrete che con la cottura magicamente si sigillerà e diverrà più simile ad un "raviolone". Fate cuocere qualche minuto da entrambi i lati e intervenite con un po' di aceto balsamico. Se volete potete anche rallegrare la pentola spargendo un po' di rucola sopra.


Con questo post si chiude definitivamente la mia esperienza con certi abbracci. Altri speriamo di poterli ancora ricevere ed apprezzare. Allora meglio dirigersi verso i fornelli...